Di Arianna Ferrara

È ufficiale, la Disney ha deciso che Dumbo, Peter Pan e Gli Aristogatti “trasmettono stereotipi, messaggi dannosi e razzisti”, aggiungendo inoltre che “includono rappresentazioni negative e/o denigrano popolazione e culture. Piuttosto che rimuovere questi contenuti, vogliamo riconoscerne l’impatto dannoso, imparare da esso e stimolare il dibattito per creare insieme un futuro più inclusivo”. Non saranno più cartoni visibili per i bambini al disotto dei sette anni, il primo passo della Disney è stato quello di eliminarli dalla sezione di Disney Plus riservata proprio ai più piccoli. Partendo proprio da queste frasi trasmesse dalla grande casa cinematografica è opportuno fermarsi ad osservare il termine stereotipo e il suo significato.

Questo è “l’insieme coerente e rigido di credenze negative che un gruppo condivide rispetto ad un altro” e alla luce di questo chiedersi come può un cartone visto da dei bambini, in questo caso specifico al di sotto dei sette anni, creare credenze negative all’interno della comunità di bambini. Se questo realmente accade la colpa dovrebbe essere da riscontrare nei genitori, non nei cartoni che da più di sessant’anni hanno accompagnato la crescita di moltissime generazioni. Ragazzi, oramai divenuti adulti, che se hanno sviluppato pensieri razzisti non lo hanno fatto per colpa dei cartoni che li hanno portati a sviluppare stereotipi, ma li hanno creati da soli attraverso personali esperienze con il mondo. Il genitore deve essere bravo e capace di mettere davanti alla televisione un bambino facendogli capire che quello che sta vedendo è un cartone e niente più, perché fidatevi a sette anni un infante non vede altro che delle belle immagini.

Tutti noi d’altronde siamo cresciuti credendo che l’elefantino dall’animo più buono del mondo potesse volare, che i gatti in realtà non dormano o facciano le fusa tutto il giorno ma sappiano fare dell’ottima musica jazz o che da qualche parte nel mondo esistesse un luogo lontano, una terra dove tutti noi potessimo tornare ad essere per sempre bambini. Guardando queste tre pellicole sono questi i sentimenti che devono rimanere in un bambino. Non di certo che la caricatura di Shun Gon, il siamese con denti spioventi, gli occhi a mandorla e le bacchette, sia uno stereotipo del mondo asiatico; non che le canzoni del cartone di Dumbo siano irrispettose perché riproducono versi degli schiavi afroamericani che lavoravano nelle piantagioni; non che l’appellativo ‘Pellirosse’ nei confronti dei nativi americani sia offensivo.

È certamente giusto sensibilizzare i bambini sin da piccoli su queste tematiche, fargli capire che il diverso non esiste, che siamo tutti unici proprio grazie alle nostre diversità. Ma quello che è certo è che non sarà un cartone in meno visto da alcuni bambini a cambiare questi stereotipi. Il vero passo avanti in questa direzione se si vuole cambiare realmente qualcosa dovrebbe nascere dalle famiglie, che prima di individuare stereotipi all’interno di cartoni dovrebbero iniziare ad educare, forse, i propri figli in maniera diversa. Si potrebbe iniziare magari a non dare un telefono in mano a un bambino di 5 anni o sarebbe il caso di non permettere che si iscriva su Tik Tok, e le tristi notizie degli ultimi giorni forse non fano altro che rafforzare tali motivazioni. Ciò che siamo lo creiamo con l’esperienza della nostra vita.

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