Quando per la prima volta ci siamo ritrovati a dover ragionare davvero sull’idea di poter creare uno spazio in cui far confluire tutte le nostre idee, un bacino in cui potersi confrontare e dare libero sfogo alle nostre penne virtuali, ci siamo dovuti scontrare nel giro di poco tempo con un primo grande interrogativo. Questo non è rappresentato tanto dalla domanda perché stiamo facendo tutto questo, bensì dal per chi lo stiamo realizzando? Sarebbe stato facile mettersi ognuno nel proprio spazio creativo e lasciare che uno stream of consciousness guidasse le dita sulla tastiera, però così facendo che senso avrebbe avuto tutto ciò? Forse, anzi quasi sicuramente, nessuno.

Quindi l’unico modo per capire davvero come rispondere al quesito “who”, per porla all’inglese, diventa rispolverare una vecchia frase pronunciata da Owen D. Young e tentare la sorte. «Quelli che riescono a mettersi nei panni altrui, quelli che riescono a capire come la pensano gli altri, non dovranno mai preoccuparsi per quello che il futuro ha in serbo per loro». Riuscire a capire non tanto cosa pensino, quanto piuttosto come la pensino dei possibili lettori. Così il problema diventa duplice. Ma non è nello sconforto generale che ci siamo lasciati andare e dunque rifacendoci alle parole di fine anno del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, abbiamo deciso di ergerci, nel nostro piccolo per carità, a costruttori.

Ecco allora il lampo di genio che ci ha assalito. Se si vuole davvero iniziare un’opera di (ri)costruzione bisogna avere ben presente il perimetro che ci circonda, la cornice. Così facendo abbiamo aperto gli occhi su quella che è oggettivamente una realtà caotica, composta da un mare magnum d’informazione che prolifera in ogni angolo delle nostre vite, non solo in quelle digitali. Cosa poter dare allora a tutti coloro che ogni giorno vedono sempre più il proprio tempo diminuire. Questo è un bene di inestimabile valore ed è dunque necessario preservarlo e non sprecarlo; custodirlo e razionalizzarlo; dargli valore e non regalarlo a chi non lo meriterebbe.

Questa diventa allora la mission che dovrà contraddistinguere questo spazio informativo che speriamo possa crescere con il passare del tempo. «L’informazione come non l’hai mai vista» non vuole porsi solo come uno slogan accattivante o come un’enunciazione boriosa, ma come valida alternativa a tutti quagli spazi divulgativi che non cercano di guidare il lettore all’interno della notizia, con approfondimenti o con ricercatezza di contenuti. L’informazione come non l’hai mai vista cerca di porsi dunque verso un lettore stanco di doversi fermare all’essenziale, al già letto e rilanciato all’infinito dalle redazioni che popolano il mondo digitale e non. È però giusto precisare un ultimo concetto forse.

Lungi da noi in questa sede elevarci a inseguire gli obiettivi di realtà ben più affermate, vedi La Repubblica di Scalfari che nel 1975 si poneva lo scopo di pensare a un’Italia moderna e riformista. Il nostro Paese è moderno da tempo, forse, e sul fronte delle riforme troppo lungo sarebbe il discorso da intavolare. Resta però il fatto che porsi come valida alternativa deve essere il proposito da inseguire. Non importa quale sarà l’argomento, non verrà mai trattato in maniera enciclopedica o scontata per il lettore, che potrà infatti immergersi tra le righe che si alterneranno in questo spazio e riuscirne migliore. Il tutto nel breve periodo sia chiaro, visto che il tempo resta sempre un bene essenziale da dover preservare. Ora però forse è il caso di mettere un Punto. Anche perché se le nostre intenzioni sono state chiare fino a questo momento non ci resta che una cosa da dire: chi ben comincia…

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