“Nostalgia, nostalgia canaglia

Di una strada, di un amico, di un bar

Di un paese che sogna e che sbaglia

Ma se chiedi poi tutto ti dà”

Cosi cantavano ( e in quasi tempo di Sanremo concedetemi la divagazione) Albano e Romina, e mai come in questa sessione di calciomercato lo stato d’animo che ha prevalso nel cuore dei direttori sportivi, oltre che qualche idea per il futuro e l’impossibilità di spendere, è stata proprio la nostalgia.

Si è chiusa la sessione invernale di calciomercato, sessione strana, come ci si poteva aspettare nessun botto fantasmagorico, i club più importanti hanno puntellato le rose con acquisti mirati, per il presente o con operazioni verdi con lo sguardo volto al futuro, e in alcuni casi non ci sono stati movimenti in entrata.

Il Covid ha colpito duramente anche il mondo del calcio, e in questa sessione di mercato la cosa è stata estremamente evidente.

Lungi da me dare valutazioni sull’operato dei direttori sportivi e delle società e non ho nessuna intenzione infilarmi in questioni economiche che non mi competono e di cui sinceramente so poco e niente.

Se dovessi usare due aggettivi per questa sessione di compravendita, direi assolutamente nostalgico e futuribile.

La nostalgia si sa è una brutta bestia, ma in questo caso la nostalgia dei nostri direttori sportivi ha riportato nel belpaese personalità calcistiche di tutto rispetto, alcune tornate a casa loro dopo un’avventura esotica assolutamente ben remunerata ma poco appagante dal punto di vista professionale, altre tornate per dimostrare a loro stessi e al mondo che possono assolutamente fare ancora qualcosa di importante con la palla tra i piedi. Non posso non citare il colpo da 90 del Genoa che riporta in Italia Kevin Strootman, sfortunatissimo centrocampista esploso nella Roma che poteva diventare una stella assoluta del panorama mondiale, ma che poi, per ironia della sorte, ha visto esplodere solamente il suo ginocchio e si è ritrovato ai margini del Marsiglia. Dal suo ritorno Strootman ha fatto capire di essere pronto a mordere le caviglie dei suoi avversari come ai bei vecchi tempi. L’operazione Nostalgia ha colpito anche Milan e Roma che hanno riportato in Italia due attaccanti davvero importanti come Mario Mandzukic dall’ Al-Duhail e Stephan El Shaarawy dallo Shangai Shenhua. Se per il croato è stato un ritorno in Italia ma con una maglia diversa dopo l’addio alla Juventus di qualche anno fa e una brutta parentesi sportiva in Qatar, il Faraone torna nella sua ultima squadra italiana, alla fine di un Erasmus durato circa 24 mesi. Dopo aver percepito circa 16 milioni annui dalla squadra cinese, l’italo-egiziano ha infatti rescisso il suo contratto con il club orientale lasciando sul piatto circa 20 milioni pur di tornare, nella sua Italia, nel suo campionato, nella sua Roma, chissà forse anche per lui è stata nostalgia.

L’operazione Nostalgia non si è limitata ai grandi club, e non si è limitata a giocatori provenienti da altri campionati. In Sardegna la nostalgia di Radja Nainggolan per il club isolano è stata soddisfatta quasi all’inizio di questa sessione di mercato, ma poi c’è stata la nostalgia che Eusebio Di Francesco provava per un suo pupillo, e forse anche viceversa, ecco quindi che alla corte dei rossoblù è arrivato quell’Alfred Duncan titolare assoluto del Sassuolo di EDF e smarritosi a Firenze. Anche Daniele Rugani dopo l’esperienza francese al Rennes ha avuto la sua botta di nostalgia, e anche lui è finito in Sardegna, forse in questo caso è stata la nostalgia del mare (lui è nato a Lucca) ad averlo convinto ma siamo sempre li.

Fernando Llorente che ha avuto nostalgia del campo da gioco dopo una triste parentesi napoletana è finito agli ordini di Luca Gotti a Udine dopo la cessione di Lasagna all’Hellas Verona, ma questa è una storia che ci interessa relativamente.

La Fiorentina forse per una nostalgia malata di un bad boy in attacco dopo l’esperienza Edmundo prende dalla Russia Aleksandar Kokorin. Diciamocelo chiaramente Sasha è matto come cavallo, un giocatore assurdo dentro e fuori dal campo, uno che negli ultimi anni ha passato più tempo in carcere che sul campo di calcio, ma Sasha è anche uno capace di prodezze mirabili con il pallone tra i piedi, uno che era considerato il più forte attaccante russo della sua generazione. Di positivo c’è che a differenza di O’Animal, non scapperà a Rio per partecipare al Carnevale… forse.

Riccardo Saponara ha invece avuto nostalgia della Liguria dopo le esperienze alla Sampdoria e al Genoa, ed ecco che in suo aiuto è arrivato lo Spezia del quasi ex presidente Volpi.

Anche il Torino di Nicola ha avuto il suo momento nostalgia e ha riportato in Italia l’ex Roma e Genoa Antonio “Tonny” Sanabria dal Betis Siviglia, e riportato a Torino l’ex Juventus Rolando Mandragora che però all’ombra della Mole probabilmente ci è passato giusto per firmare i contratti tra Juventus e acquirenti vari, ma anche questa è un’altra storia.

“Siamo ragazzi di oggi

Pensiamo sempre all’America

Guardiamo lontano

Troppo lontano

Viaggiare è la nostra passione”

Cosi cantava Ramazzotti (aridaje, tra poco inizia Sanremo, statece) nel 1984 e anche in questo caso il pensare all’America, nel caso della Roma letteralmente, e il guardare al futuro ha portato nuovi volti nel nostro campionato.

Nella vita si sa, si deve guardare indietro e non dimenticare il passato per comprendere il presente e costruire il futuro, ed proprio quello che hanno fatto diversi club in serie A. Ancora una volta devo citare Roma e Juventus che hanno battagliato su un interessantissimo e potenzialmente fenomenale terzino destro americano Bryan Reynolds, finito poi dalle parti di Trigoria dopo essere stato vicinissimo alla Juventus e al prestito al Benevento. Ma lasciamo da parte “l’Alexander Arnold de noantri”, perché proprio da Benevento a mio modestissimo parere arriva il colpaccio del calciomercato italiano di gennaio 2021. La società del presidente Vigorito è infatti riuscita a portare in Italia Adolfo Julian Gaich, attaccante argentino classe 1999 dal fisico imponente (194 cm per circa 94 Kg) e dalla buonissima tecnica, paragonato a Lewandowski (vabbè anche meno) il “tanque” di Cordoba arriva in prestito ai giallorossi dal CSKA Mosca. Con un maestro della fase offensiva come Pippo Inzaghi può solo crescere e migliorare, facendo piangere difensori e portieri avversari.

La vecchia signora del nostro campionato ha operato solamente in ottica futura e per sistemare un pochino i bilanci pesantemente gravati dalla pandemia. Oltre ad operazioni con club francesi che vedevano uno scambio di giovani, la Juve ha preso il giovane e interessantissimo Rovella dal Genoa, in un’operazione che mi permetto di definire quantomeno fantasiosa, girando ai liguri i cartellini di Portanova e Petrelli. Ma qui entriamo in quella questione economica particolare e di cui non so nulla, che se volete approfondire potete leggere ovunque sul web.

Il Parma che sta trattando in queste ore per un altro ritorno nostalgico, quello del gigante Graziano Pellè ex Lecce e nazionale italiano, ha operato anche in ottica futura, portando al Tardini due prospetti interessantissimi. Il primo è il fantasista romeno Dennis Man, classe 98 trequartista e ala destra ex Steaua Bucarest, l’altro un potenziale fuoriclasse è la stellina olandese in prestito dal Bayern Monaco Joshua Zirkzee.

Restando in Emilia ma spostandoci a Bologna troviamo il 20enne bulgaro Valentin Antov, roccioso, potente e aggressivo difensore centrale preso dai felsinei dal CSKA Sofia di cui era capitano nonostante la giovanissima età. Antov che aveva destato una buonissima impressione nei match di Europa League giocati dalla sua ex squadra contro la Roma, era finito sui taccuini di importanti direttori sportivi, ma come spesso succede sui giovani vince il pifferaio magico Walter Sabatini.

“Ma il Presente… l’unico tempo

Questo istante… questo momento,

Il Presente… sta succedendo

Va goduto, gustato, annusato, mangiato”

Max Pezzali parlava cosi del presente nel 2007.

“Ti preoccupi troppo di ciò che era e di ciò che sarà. C’è un detto: ieri è storia, domani è mistero, ma oggi è un dono ed è per questo che si chiama presente” queste invece erano le sagge parole del maestro Oggway rivolte a Shifu in Kung Fu Panda, ma la sostanza non cambia, il presente è quello che ci costruiamo oggi e nel calciomercato serve pensare anche all’immediato.

Non pensate infatti che ci siano state solamente operazioni nostalgiche e scommesse future, come detto in precedenza bisogna comprendere il presente, e sul mercato poche squadre riescono a farlo meglio dell’Atalanta di Sartori e Percassi. I bergamaschi, perso il Papu Gomez (forse nostalgico della lingua spagnola) accasatosi al Siviglia di Monchi (qui i romanisti non avranno grande nostalgia ci scommetto), hanno preso il talentuoso trequartista ucraino Viktor Kovalenko dallo Shakthar Donetsk e il terzino danese Joakim Maehle. 24 anni per l’ucraino, 23 per il laterale ex Genk, presente si ma con più di un occhio al futuro.

Anche il Milan ha sistemato il suo presente con Fikayo Tomori, roccioso difensore centrale classe 97 finito ai margini del Chelsea e arrivato a Milanello in prestito con diritto di riscatto, e con il ventiseienne Meite sempre in prestito ma dal Torino.

Lazio, Crotone, Sampdoria e Hellas Verona, hanno puntellato minimamente la rosa prendendo il minimo indispensabile, i biancocelesti per far fronte all’infortunio di Luiz Felipe hanno preso dal Milan il difensore argentino Mateo Musacchio. Il Crotone ha preso Samuel di Carmine che ha lasciato il Verona, consolatosi con l’ex Udinese Kevin Lasagna, e la Sampdoria ha preso dal Brescia il siciliano Ernesto Torregrossa.

Altre operazioni minori e scommesse sui settori giovanili non verranno trattate, perché noiose per me e per voi, ma se volete informazioni sui vari Benjamin Tahirovic, Marley Ake, Yeferson Paz et similia basta chiedere.

È stato un mercato povero, forse il più povero di sempre in quanto a capitali spesi, ma ricco di idee, progettualità e soluzioni fantasiose che hanno portato i club a spendere il meno possibile, e i club venditori a pretendere meno di quanto facevano fino a qualche mese fa. Ci avviciniamo alla fine dell’era Messi al Barcellona, che sta in parte facendo fallire il club Cules (nonostante i trofei vinti e le fantasmagoriche sponsorship), e si, è ovviamente colpa degli scriteriati investimenti sul mercato che hanno portato al Camp Nou giocatori fenomenali solo sulla carta e in contesti diversi per centinaia di milioni di euro, ma anche pagare tutti quei soldi ad un solo giocatore, aumentando a dismisura il monte ingaggi di tutto lo spogliatoio ha avuto il suo peso. Chissà se questa impensabile, fino a pochi anni fa, possibilità porterà una nuova, vecchia rivoluzione nel mondo del calcio, come era prima della questione Neymar diciamo, prima che un club prendesse nella stessa sessione di mercato due talenti mostruosi pagandoli entrambi quasi mezzo miliardo di euro solo di cartellini, chissà se torneremo a reputare normale la vendita di un campione non ancora affermatosi al 100% alla modica cifra di 50 milioni, “chissà chissà domani… su che cosa metteremo le mani…” ma lasciando da parte il grande Lucio Dalla e la speranza in un futuro migliore, direi che ancora una volta dobbiamo rivolgere il nostro sguardo al passato, a quando le cose erano un pochettino più misurate, perlomeno nel mondo del calcio che in quanto intrattenimento muove capitali inimmaginabili, ma che così rischia di implodere su se stesso. E guardare al passato ancora una volta mi riporta alla mente le parole con cui abbiamo iniziato questo nostro discorso.

“Nostalgia, nostalgia canaglia…”

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