«Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha convocato per domani mattina alle 12 al Quirinale il Professor Mario Draghi». È questo il tweet con il quale il Colle prende atto della situazione politica e sceglie dunque di uscire allo scoperto per giocare il proprio asso nella manica. Ma andiamo per gradi. La giornata di ieri si apre all’insegna dell’incertezza, con il tavolo delle trattative della maggioranza che continua a lavorare ma che stenta a decollare. Lo stesso Fico è costretto a rimandare il suo colloquio con Mattarella fino alle 20:30, quando non può più tergiversare ed è costretto a riferire al capo dello Stato. Mentre la vettura del Presidente della Camera si dirige al Quirinale iniziano a circolare due distinte sensazioni.

Da un lato viene segnalata la rottura di Iv, confermata anche da Renzi tramite i social in determinati argomenti; dall’altro lato però c’è chi come il capogruppo Pd Delrio sostenga che «non ci siano distanze incolmabili». Alla fine però a tagliare la testa al toro, o per meglio dire a un’ipotesi Conte Ter che ancora restava in piedi per alcuni, è lo stesso Fico. «Allo stato attuale permangono distanze alla luce delle quali non ho riscontrato la possibilità di dare vita a una maggioranza». La palla torna così a Mattarella che prende tempo per studiare una strategia e per preparare ancora una volta un discorso capace di ispirare l’intero Paese e i suoi rappresentati.

Ecco allora le due strade spiegate per filo e per segno senza nascondere nulla agli ascoltatori. Governo adeguato a fronteggiare le gravi emergenze o le elezioni. In questo secondo caso poi arriva anche una meravigliosa lezione di diritto riguardante i tempi per lo scioglimento delle Camere, la campagna elettorale, la formazione del governo, la fiducia in Parlamento e l’organizzazione dei rispettivi uffici. La scelta non può che ricadere sul primo caso quindi anche perché sono molti i punti fondamentali ai quali l’Italia non può mancare: lotta alla pandemia che rischia di travolgerci; presentazione del Recovery Plan entro aprile (anche se «è auspicabile che la presentazione del piano avvenga anche prima» sottolinea Mattarella); la scadenza del blocco dei licenziamenti che rischia di mettere in crisi l’intero settore lavorativo italiano. Per questa e anche altre evidenti ragioni non è percorribile la scelta elettorale, a differenza di quanto sostenuto via social da alcuni.

Il messaggio finale lanciato da Mattarella ha il compito di far entrare i partiti in una nuova ottica. «Serve un governo di alto profilo, darò presto un incarico non politico». Di qui a pochi minuti diventa ufficiale la convocazione di Mario Draghi. Non se la prenda la moglie dell’ex Bce, che nel 2018 affermava come il marito «non lo faccia il governo, non è un politico». Anche lei probabilmente avrà capito la situazione. E dunque oggi alle 12 in punto sarà Mario Draghi a salire i gradini del Colle e incontrare Sergio Mattarella per discutere della strategia per organizzare un governo con piene funzioni. L’ex Presidente della Bce avrà l’arduo compito di rinsaldare le fila e guidare il Paese.

La sorte però sembra essere dalla sua parte. Il motivo? Il fallimento del sistema pluralista dei partiti difronte all’opinione pubblica può, anche se forse sarebbe giusto dire deve, garantirgli allo stesso tempo stabilità, fiducia e la scelta di personalità con cui collaborare dotate di competenze tecniche. Nessuno ha saputo trovare la giusta soluzione alla crisi, o quantomeno una valida alternativa, e allora è subentrato giustamente il correttivo presidenziale che rimescola le carte in tavola, tracciando l’unica possibile e concreta via d’uscita. Il rispetto per il Paese andrà esercitato come non mai in questo contesto e l’unico modo per farlo, è evidente, sarà sostenere la figura di Draghi e tutte le sue decisioni. Si riparte dal punto forse più basso, ma da ora in poi si può solo salire.

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