Robert Walser in un suo famoso romanzo scriveva: «Da ragazzo non facevo che leggere. Quello che leggevo diventava per me una seconda natura. Cominciai a leggere perché la vita mi diceva di no. La lettura invece aveva la bontà di dire sì alle mie inclinazioni e al mio carattere». Esiste un luogo a Roma che ha fatto di queste parole un vero e proprio stile di vita, dedicando non a caso al protagonista del libro di Walser la propria insegna.

La libreria Simon Tanner sorge nel quartiere dell’Appio Latino ed è gestita da Rocco Lorusso e Vincenzo Goffredo, amici ma anche due antiquari della letteratura che hanno saputo creare una piccola isola di pace, in cui i visitatori possono immergersi nella lettura e perdersi tra gli scaffali. «La nostra libreria — ci raccontano i due — non è quella tradizione che vende l’ultimo libro uscito. Noi mettiamo in vetrina il piccolo autore, il saggio che non tutti conoscono e siamo noi in prima persona a consigliare i testi. Evidenziare queste cose rende più partecipi anche coloro che non conoscono determinate realtà e crea una sorta di dipendenza. Tu entri in un modo sconosciuto e ne esci diverso, con qualcosa in più. Non c’è il cliente e basta, per noi si crea un legame stretto e personale che ci porta ad avere veri e propri amici».

Questo perché a loro disposizione hanno tre piani e 200mq di spazio composti esclusivamente da libri del secolo scorso, fotografie e dipinti. Un posto unico nel suo genere, che si pone come ponte tra il passato e il presente grazie alle proprie proposte, iniziative e incontri. Al suo interno è infatti facile imbattersi in figure di spicco della cultura romana e non come Giuseppe Garrera, collezionista e storico dell’arte, e Marco Giovenale. Ma ci sono anche le nuove generazioni che la Simon Tanner coltiva tra i propri scaffali e che ha visto sbocciare poeti come Stefano Bottero o Gabriele Galloni, precocemente scomparso lo scorso settembre.

Ora però tutto questo potrebbe svanire e quello che era un luogo d’incontro, di aggregazione e formazione potrebbe lasciare spazio solo a una serranda abbassata. Il Covid-19 sta mettendo in grave difficoltà molte attività e, neanche a dirlo, le librerie non fanno eccezione. Alcuni hanno saputo reinventarsi, ma non tutte sono state in grado di farlo e non tutte le realtà sono state aiutate. «Abbiamo avuto dei contributi solo per i mesi di marzo e aprile, poi oltre questo assolutamente nulla. Per noi è stato fondamentale e vitale solo l’affetto dei nostri clienti, che ci ha incoraggiati e ci ha spinto ad andare avanti. L’unico aiuto ci arriva da tutti coloro che ci vengono a trovare. Non so cosa avremmo potuto chiedere e cosa avrebbero potuto darci le istituzioni, ma ci aspettavamo un supporto maggiore almeno per le agevolazioni».

Le librerie sono un luogo nato per creare relazioni sociali, permettere alle persone di evadere dalla propria realtà e dimenticare almeno per qualche ora della pandemia. Ma non per questo tutte vengono trattate allo stesso modo. «I decreti non comprendevano le librerie che si occupano di usato, non veniamo quasi mai considerati come categoria. Siamo considerati troppo poco o forse siamo solo una nicchia di mercato poco appariscente, però è un dato di fatto che bisogna sempre lottare di più per far emergere le librerie classiche come la nostra». Nonostante richieste e difficoltà che sono ovvie per queste realtà pesantemente colpite dal Coronavirus il silenzio ancora la fa da padrone. La speranza è che qualcuno si muova il prima possibile, perché luoghi come la Simon Tanner vanno preservati e non lasciati indietro.

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