E pensare che era cominciato tutto quasi per scherzo. Quando alcuni anni fa Mario Draghi era il presidente della Bce bastava pronunciare il suo nome per incutere timore e soggezione. La sua è una figura storica del panorama europeo e nessuno ha mai dubitato delle sue doti o del suo valore. Mai. Al termine della sua presidenza dell’istituzione responsabile della politica monetaria dell’Unione europea ecco che arriva la prima svolta. Il suo nome entra per la prima volta in lizza in alcuni dibattiti politici, forse per scherzo o forse no.

Il governo Conte I entra ufficialmente in crisi l’8 agosto 2019, quando Salvini si sfila dalla maggioranza e chiede il ritorno alle urne avendo interpellato quello che nella mitologia greca era considerato Tiresia, sostenendo di avere i numeri per governare. Servirà quasi un mese all’inquilino di Palazzo Chigi per trovare una nuova quadra del cerchio e, nel frattempo, il nome del governatore della Banca d’Italia entrerà nel dibattito. Se non si trova l’accordo che si scelga una figura come quella di Draghi, anche perché nell’ottobre dello stesso anno il testimone sarebbe passato a Christine Lagarde.

L’arrivo del Pd darà nuova linfa vitale a Conte ed ecco nascere il bis. Finita qui? Non proprio, visto che se non può essere Palazzo Chigi la destinazione perché non pensare di proporre l’ex Bce per un ruolo ancora più alto? Tipo il Quirinale. Secondo alcuni Mattarella avrebbe fatto il possibile per lasciare fuori dalle lotte politiche Draghi, così da poter aumentare le sue possibilità di essere eletto, ma la situazione di crisi richiedeva un intervento urgente e che potesse garantire un futuro al Paese. Ma prima della nomina del capo dello Stato avvenuta formalmente oggi, in molti chiamavano Super Mario alla presidenza del Consiglio, soprattutto via social. Poteva essere una frase detta così, solo per dar fastidio all’azione di governo. Fa parte del gioco politico.

Eppure ora è realtà, e tutti quelli che sempre avevano dichiarato di essere favorevoli solo a sostenere governi «di alto profilo», ora sono stati accontentati. Ci si unisca sotto l’egida Draghi dunque e lo si faccia senza remore, come sottolineato anche dalle parole pronunciate nella giornata di ieri dopo l’incontro con Mattarella. «È un momento difficile, dobbiamo essere all’altezza. Vincere la pandemia, completare la campagna vaccinale, offrire risposte ai problemi quotidiani, rilanciare il Paese sono le sfide. Abbiamo a disposizione le risorse straordinarie dell’Ue, abbiamo la possibilità di operare con uno sguardo attento alle future generazioni e alla coesione sociale. Con grande rispetto mi rivolgerò al Parlamento, espressione della sovranità popolare. Sono fiducioso che dal confronto con i partiti, con i gruppi parlamentari e le forze sociali emerga unità e capacità di dare una risposta responsabile». La speranza è che l’effetto Draghi funzioni davvero come il collante necessario a far ripartire il Paese, che nella sua ora più buia sceglie di affidarsi al più alto dei propri condottieri.

Ma l’effetto Draghi però è visibile già anche sui mercati, cosa da non poter sottovalutare. Piazza Affari nella mattina di ieri ha registrato un aumento del Ftse Mib +2,12% e dell’All-share del +2,05%. A siglare un netto ribasso è anche lo spread Btp-Bund, che raggiunge incredibilmente livelli molto vicini a quota 100 punti (solo il giorno precedente si era chiuso a 112). Insomma c’è fiducia nell’aria per quanto riguarda gli investitori europei e non. Adesso la politica ha il compito più difficile sia chiaro. In primo luogo sarà necessario ammettere la sconfitta e rendersi conto che tutti, senza distinzione delle posizioni occupate in Parlamento, hanno fallito. È evidente che se non fosse stato così Mattarella non avrebbe ricorso all’ex Bce.

C’è poi un altro aspetto da dover considerare. Dopo le parole pronunciate nella giornata di ieri come si fa a dire di no a Draghi? O meglio, come si fa a dire di no a una richiesta d’aiuto dell’Italia? Non sfugga una considerazione infatti, Draghi non sta rappresentando in alcun modo un’ideale partitico o una forza politica. Il suo lavoro sarà come non mai negli ultimi anni al servizio del Paese. Certo si può dichiarare che non si è d’accordo con la scelte dell’ex Bce, ma arrivare al punto di doversi schierare contro di lui rasenterebbe la follia, passateci l’espressione. Se è vero che la politica oggi è costruita davanti ai riflettori, bocciare la scelta del presidente Mattarella comporterebbe solo sfiducia e disapprovazione da parte di gran parte dell’elettorato. In vista di future elezioni, chi sarebbe pronto a correre un simile rischio?

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