La nuova ondata del virus che ha lasciato molti senza la terra sotto i piedi sembra stia dando tregua ai cittadini italiani e i musei, come tante altre attività, stanno cominciando a destarsi da questo lungo sonno imposto.

Trascorse ormai più di due settimane dal via libera alle riaperture, cominciano ad essere già visibili i primi dati rilevanti sulla reazione dei visitatori e sulle frequentazioni dei templi della cultura, che ricordiamo essere aperti esclusivamente nelle giornate feriali nelle regioni tinte di giallo.

I numeri presentano una panoramica positiva, arricchita dalla movimentazione dell’interesse per l’argomento da tanti volti noti sui social network.

Venerdì 5 febbraio, la celeberrima influencer cremonese Chiara Ferragni posta sul suo profilo Instagram la foto che la ritrae accanto al celebre vaso di frutta dipinto da un giovane Caravaggio, durante la visita alla pinacoteca Ambrosiana, invitando i suoi seguaci a non perdere l’occasione di recarsi nei musei che troppo a lungo hanno mantenuto le loro porte chiuse al pubblico.

L’impegno della Ferragni nella sensibilizzazione culturale non è una novità: anche durante il 2020 il suo volto davanti all’iconica venere di Sandro Botticelli riesce a mandare in orbita i numeri del museo degli Uffizi. Il successo dell’intervento è innegabile, nonostante le polemiche dei ben pensanti vetero-marxisti incatenati ad un’antiquata e manichea visione che vuole vedere il mondo diviso tra sacro e profano, nero o bianco (rosso in questo caso).

Il supporto mediatico degli imprenditori digitali è ormai riconosciuto in maniera unanime come benefico per ogni istituzione culturale ed è fuor di dubbio che ogni narrazione alternativa sia solo imbevuta di retorica e non faccia riferimento a numeri statistici.

I social network rappresentano l’ultima frontiera della comunicazione e le istituzioni culturali stanno dimostrando interesse sempre più massiccio a comprenderne le potenzialità per affinare le loro strategie di comunicazione.

Lo stravolgimento della realtà in ogni sua sfaccettatura, causato dai periodi di lockdown, ha accelerato processi di sviluppo inevitabilmente necessari per rimanere al passo con i tempi. Anche molte istituzioni culturali hanno spinto il piede sull’acceleratore per ridefinire i propri linguaggi e le loro strategie, in particolare legate al mondo digitale. I mesi di chiusura hanno reso indispensabile l’utilizzo delle piattaforme social per far restare in vita luoghi e istituzioni che altrimenti non avrebbero avuto nessun altro modo di comunicare con il proprio pubblico.

La confidenza con questi strumenti è in una fase embrionale in molte realtà ma sta velocemente sviluppandosi e, venendo assorbita sempre più nel profondo, si sta plasmando secondo le necessità del settore.

Un esempio che dipinge in maniera calzante questa nuova tendenza è il museo nazionale etrusco di Villa Giulia di Roma. Con la consapevolezza di trovarsi di fronte all’esigenza di rinnovare il proprio bacino di utenza, il Museo Nazionale investe sulla comunicazione social e in particolare su Instagram, il vero “place to be” del settore culturale nel mondo digitale. Il museo si impegna per ricercare nuovi visitatori, sopratutto nelle fasce più critiche della propria platea, ovvero i giovani e giovanissimi.

Rimanere in costante collegamento con i propri follower è fondamentale per creare una relazione solida in grado si trasformare l’interesse di account virtuali in presenza fisiche che occupano le sale del museo e godono del patrimonio che custodisce.

Essere in grado di comunicare l’immagine ideale dell’istituzione e veicolare in cosa consiste la mission del museo è il primo passo verso la definizione di una strategia funzionale ad impattare sui dati statistici reali.

Il processo di aggiornamento sta pian piano portando alla luce risultati positivi e dimostra ancora una volta l’efficacia di un impegno programmatico nell’ibridazione tra il mondo del marketing e il mondo della cultura.

Ciò che è fondamentale rimarcare quando si parla di comunicazione museale è la assoluta necessità di mantenere la coerenza dell’istituzione con il suo focus principale: arricchire, educare e appagare la fame di bellezza dei visitatori. Denaturare il museo a favore di una ricerca spasmodica di fondi pecuniari e di visibilità mediatica non può essere la strada giusta verso il progresso, nonostante le difficoltà economiche rappresentino una problematica cronica del mondo della cultura in Italia.

Comunicare con successo e coerenza è possibile, è fondamentale ed è ciò che rappresenterà la differenza nei musei del futuro: aperti, vivi e rivolti verso un progresso che non dimentica il passato.

Un pensiero riguardo “Che lingua parla il museo?

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