✒️ — Il pourparler è un termine che in italiano potrebbe essere semplicisticamente tradotto con abboccamento. Questo altro non è che un colloquio preliminare che solitamente si riserva tra due soggetti che instaurano le trattative per un futuro affare. Questo preliminare incontro è necessario per provare a delineare un punto comune con il quale perseguire lo stesso obiettivo, o quantomeno portare a compimento un progetto. Insomma, non è certo un incontro che si fa per perdere tempo, ma allo stesso tempo non si può dire neanche che sia un momento per sancire un contratto finale.

Perché tutto questo discorso? Perché l’Italia ha assistito, e continuerà a farlo nei prossimi giorni, a dei lunghissimi pourparler tra Mario Draghi, incaricato di trovare una strada percorribile per uscire dalla crisi che il Paese sta vivendo, e i vari partiti politici, che si sono macchiati della colpa di aver fallito ogni possibile altra soluzione. Ma non è questo salotto il luogo adatto per dare giudizi di questo tipo, lasceremo spazio e modo nei prossimi giorni quando si parlerà di scena politica.

In questa sede il dibattito da portare avanti è un altro. Quello a cui stiamo assistendo in questi giorni, forse e diciamo forse, non era possibile vederlo prima? Non si poteva optare in maniera più celere per la soluzione tecnica, del presidente o istituzionale? I motivi sono presto detti. Intanto la caratura del soggeto incaricato di instaurare questo pourparler, che va avanti da giorni, non ha eguali e, allo stesso tempo, non ha bisogno di presentazioni. C’è poi l’incredibile fatto di esser riuscito a mettere a sedere allo stesso tavolo, anche se con tempi diversi magari, tutte le realtà poltiiche. Certo è la prassi si dirà, per carità nulla da eccepire. Ma è lo spirito con cui queste sono arrivate a quel tavolo che conta.

Apertura e collaborazione sono state le parole d’ordine per entrare. E se pensiamo che anche un gruppo come quello della Lega sembra poter optare per la strada del Draghi I allora bisognerebbe qualcosa è cambiato. Cosa? Quelllo che fino a poco tempo fa era un mura indistrubbile rappresentato da quella destra anti-europeista, adesso sembra vivere il suo 9 novembre 1989.

Un pezzo cade sotto la chiamata alle armi che un politico come Berlusconi non può che accogliere. Un altro pezzo come quello della Meloni rimane in piedi, nonostante sia isolato nella sua lotta. E l’ultimo pezzo rappresentato da Salvini viene attirato dalle dinamiche europee. Magari opporsi a Draghi sarà una mossa poco popolare, però non può essere sempre e solo una questione di voti e approvazione.

E quindi la domanda torna a essere la stessa: non era possibile farlo prima? Non è da questa poltrona che potremo rispondere a questo difficile quesito. Quello che però è certo è che bisogna godersi il momento. Sarà stato sofferto e difficile arrivarci, ma resta che se alcuni mesi fa ci avessero detto che avremmo avuto Mario Draghi a gestire il Recovery Plan e che, in aggiunta, la posizione separatista sarebbe stata sgretolata non ci avremmo mai creduto. Neanche se avessimo avuto modo di intavolare preventivamente un pourparler.

L’ESPRESSIONE

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