In pochi conoscono la storia della disputa che aveva avuto nel 1765 come protagonisti Jean-Jacques Rousseau e David Hume. L’uomo che ipotizzava uno stravolgimento dell’ordine sociale in grado di riportare a quello stato di natura che avrebbe potuto garantire la felicità, contro il liberale ed empirista che per molti va considerato la più grande mente del suo tempo. Se infatti Rousseau ipotizzava la possibile assoluzione dell’uomo dal male, attravreso la creazione di un nuovo patto sociale che ribaltasse il sistema esistente, dal canto suo Hume esaltava sia la libertà dell’uomo che il concetto di proprietà privata su cui si fondava la società del tempo.

La disputa era nata in seguito a uno scherzo finito male organizzato ai danni di Jean-Jacques da parte di Horace Walpole, un nobiluomo londinese. Mentre infatti Rousseau era costretto a difendersi e scappare, dopo che nel 1762 era stato emesso un mandato di cattura nei suoi confronti, si era rifugiato nella contea di Neuchatel. Questa rientrava nei domini del re di Prussia Federico. Mentre Rousseau valutava di trasferirsi a casa di David Hume a Londra venne messo in atto il piano di Walpole. Questo scrisse una finta lettera in cui aveva simulato di essere il re di Prussia e, in aggiunta, aveva fatto intendere al filosofo di non gradire la sua permanenza su quei territori. La lettera fece il giro dell’Europa in breve tempo e lo sconforto fu tale in Jean-Jacques che mentre era ospite di Hume, lo accusò di essere l’ideatore dello scherzo. Amicizia compromessa per sempre e accuse che continuarono a essere ripetute per gli anni successivi.

Se però è vero che la storia è un qualcosa di ciclico e che dunque tende a ripetersi, ecco che oggi nel 2021 possiamo assistere ancora una volta a quella filosofica sfida. Certo i toni e gli interpreti sono diversi magari, ma i concetti sembrano essere sempre gli stessi. Da una lato c’è sempre Rousseau, anche se magari più che da una persona fisica è rappresentato da un software o sito internet chiamatelo come preferite; dall’altro lato invece c’è Hume, accusato di essere il responsabile dei mali del filosofo e di non voler discutere realmente dei problemi del paese.

Da un lato il portale del M5s nel quale si punta con tutta forza ad aprire una votazione in merito al sostegno o meno a Draghi, a cui personaggi dal peso di Di Battista si continuano a opporre. Dall’altro lato invece c’è il partito, incarnato nelle figure di Beppe Grillo e Di Maio, che invece spinge per il non-voto, in quanto Draghi sarebbe un «grillino» e non ci sarebbe bisogno di alcuna votazione. Certo alla fine il voto è stato indetto nella serata di ieri, ma non prima che in molti si esponessero pubblicamente e apertamente.

In primo luogo è toccato all’ex premier Giuseppe Conte, che ha dichiarato senza mezze misure che se fosse iscritto a Rousseau voterebbe “si” perché ci sono tali urgenze che comunque è bene che ci sia un governo. Dall’altro lato c’è stato poi un presunto contatto telefonico tra Grillo e lo stesso Draghi, che avrebbe accettato, e confermato anche durante l’incontro con le parti sociali, la volontà di creare un Ministero della trasformazione ecologica. Questa era stata una delle richieste del fondatore del M5s che ora ha un altro elemento per avvalorare il possibile sì al voto su Rousseau.

Certo nella disputa tra i due filosofi alla fine nessuno dei due riuscì a trionfare, ma il rapporto venne rotto quasi definitivamente. Che sia un’altra vittoria da annoverare a Matteo Renzi che in un colpo solo ha scacciato Conte e messo in crisi i 5 Stelle? Che sia la volta buona per assistere a una scissione tra quelle due macro correnti che ormai da tempo litigano per la leadership del Movimento? Nessuno ha sfere di cristallo a portata di mano, ma sicuramente l’ingresso sulla scena di Draghi ha cambiato e cambierà molto le dinamiche politiche a cui siamo stati abituati negli ultimi anni. Ma solo il futuro saprà regalarci un vincitore tra Rousseau e Hume. O forse no.

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