E pensare che qualcuno pensava che ci volesse ancora qualche giorno. Alla fine Mario Draghi nella serata di ieri è salito al Quirinale da Mattarella e ha sciolto la riserva. Niente pazienza quindi o assenza di pressione, che il Colle aveva garantito all’ex Bce per lasciare il giusto spazio per le riflessioni e la selezioni dei nomi. Sarà dunque Draghi il prossimo Presidente del Consiglio italiano. Non che ci fossero grandi dubbi sia chiaro, quello che però non era ancora chiaro nelle ore precedenti all’annuncio del suo incontro con il Capo dello Stato riguardava la squadra che lo avrebbe affiancato.

Ecco allora che tra gli addetti ai lavori inizia a circolare il tam tam di voci. Ministri sicuri, profili e voci di corridoio che davano per certe liste che poi non lo sono realmente state. A distogliere, almeno in parte, l’attenzione dal Quirinale è stato il canto del cigno istituzionale di Giuseppe Conte. L’ultimo Consiglio dei Ministri infatti si è riunito alle 15:00 e ha approvato la proroga allo stop per gli spostamenti tra Regioni fino al 25 febbraio. Saluti e ringraziamenti, probabilmente, e poi di nuovo l’attesa per conoscere i piani dell’ex Bce.

Questo non si è fatto attendere troppo a lungo, e dopo neanche un’ora ha dato la notizia che era nell’aria. Da quel momento, fino all’inizio delle dichiarazioni dello stesso ex governatore, tutti i media riceveranno ipotesi e frammenti del progetto politico ma il gioco è cambiato. In questi giorni di consultazioni a farla da padrona è stato solo il silenzio. Nessuno conosceva i programmi e i pensieri di Draghi e, per fare un esempio, neanche gli stessi partiti che avevano modo di sedersi al suo stesso tavolo riuscivano a captare qualche messaggio. E potrebbe essere così fino alla fine del suo mandato. D’altronde ai tempi della Bce anche una sola parola fuori posto avrebbe rischiato di sconvolgere i mercati e, senza ombra di dubbio, questa impostazione caratterizzerà la sua storia politica.

Ma quindi questo sarà un governo tecnico? No. Un governo politico? No. Un governo di tutti? Assolutamente si. Non solo perché all’interno dei vari Ministeri sono stati selezioni profili provenienti da tutti i partiti che sostengono Draghi, ma perché l’intento è quello di mandare un messaggio al Paese. Unità sopra ogni cosa. Tutti sono stati accontentati e faranno parte delle decisioni del governo e, cosa più importante, saranno tutti allo stesso modo fondamentali per accompagnare l’Italia fuori dalla crisi. Non è un caso che in serata dal Quirinale sia filtrata grande soddisfazione per la riuscita della crisi, che ora dovrà essere messa alle spalle per concentrarsi sui veri problemi del Paese: lotta al Covid-19, campagna vaccinale e soprattutto Recovery Plan.

E dunque non resta che dire una cosa sola. Buon lavoro a Marta Cartabia, Luciana Lamorgese, Mariastella Gelmini, Mara Carfagna, Fabiana Dadone, Elena Bonetti, Erika Stefani, Cristina Messa, Dario Franceschini, Andrea Orlando, Federico D’Incà, Vittorio Colao, Renato Brunetta, Massimo Garavaglia, Luigi Di Maio, Lorenzo Guerini, Daniele Franco, Giancarlo Giorgetti, Stefano Patuanelli, Roberto Cingolani, Enrico Giovannini, Patrizio Bianchi e Roberto Speranza.

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