✒️ — La scorsa settimana, accomodati confortevolmente all’interno del nostro salotto, avevamo parlato di quanto una pratica così poco conosciuta come il pourparler, compresa nel suo vero significato, stesse rappresentando un passaggio chiave per l’Italia. Va detto che in generale forse l’abitudine a parlare, confrontarsi o comunicare in maniera pacata o sottovoce è un privilegio che non siamo abituati più ad ammirare. Volendo però precisare, la colpa di tutto questo potrebbe anche essere posta sulla schiena del cittadino comune, che ha sospinto la politica ad adattarsi a logiche espressive che non gli erano mai calzate a pennello negli anni della Prima Repubblica.

Ma necessità fa virtù e dunque se il cittadino non va alla politica, questa è costretta a fare dei passi avanti. O forse indietro a seconda dei punti di vista. Non spetta a noi spiegare il fenomeno della disintermediazione, nel quale ci si può imbattere praticamente ogni giorno. Quel che interessa a questa tavola rotonda virtuale è che se è vero che la politica si è ormai chinata per porgere una mano al comune cittadino, resta da considerare anche che alcune giocate restino molto difficili da spiegare senza l’uso di espressioni complesse. Vedi ad esempio la figura di Renzi che venne accostata non troppe lune fa a quella di un certo Ghino di Tacco (e chi vuol capire ha già capito).

Eppure a distanza di una settimana, nel mare magnum di spiegazioni e reportage che rimbalzavano dal Quirinale fino alla villa di Città della Pieve, alla fine a farla da padrona è ancora una volta un’espressione poco conosciuta, forse, che però rappresenta un altro passaggio fondamentale della storia italiana. Esiste una locuzione nota ai più, che in questi giorni è stata spesso utilizzata aimè anche impropriamente va detto, che riassume all’interno di due piccole parole l’intera manovra politica messa in atto da Mario Draghi e Sergio Mattarella, anche se quest’ultimo non vuole alcun merito e lascia al nuovo premier tutti gli onori (e gli oneri).

Dicasi Manuale Cencelli un’invenzione di un ex deputato della Democrazia Cristiana, che aveva avuto l’idea di redigere un fascicolo di otto pagine dattiloscritte copiate con carta carbone. All’interno di questo erano contenute le indicazioni per far in modo che durante i passaggi da un governo all’altro la transizione si verificasse in maniera utile e costruttiva. Erano i tempi dei pontieri, nessuno si è mai scandalizzato. La caduta o il passaggio della campanella da un premier all’altro era un avvenimento solito ripetersi anche nei tempi che furono. Non è un privilegio di cui possiamo vantarci nel XXI secolo. La speranza è che presto potremmo compiacerci del fatto che il Presidente del Consiglio sia una carica istituita per governare e non per sopravvivere il più a lungo possibile. Ma non divaghiamo.

Si diceva appunto del Cencelli. All’interno di quelle poche e introvabili pagine veniva spiegato come l’assegnazione di ruoli ministeriali dovesse essere effettuata all’interno della maggioranza che governava in base al peso proporzionale che ogni partito o corrente possedeva. Sia chiaro non si parla di singoli perché nel 1967 non era ancora noto quel fenomeno del trasformismo che avrebbe poi portato alla tanto divertente e amata politica-pop o personalizzazione. Insomma, un modo carino ed educato per dire che serviva accontentare tutti, siamo sempre all’interno degli anni Sessanta e la barbarizzazione non aveva ancora invaso le Camere. Nel 2021 non è dato sapere chi sia ancora in possesso di quei fascicoli ma forse, sia chiaro è solo un’ipotesi, dalle parti del Colle qualcuno ricordava i passaggi. Non sembra essere un caso allora la voce che narrava di un’offerta di un qualche Ministero al premier uscente Giuseppe Conte, come era indicato in quelle pagine. Non sembra essere un caso che nella lista dei Ministri diramata da Mario Draghi tutti i partiti di maggioranza possano vantare un ruolo, una posizione, così da far valere in egual misura il principio del simul stabunt vel simul cadent. Non sembra essere un caso, infine, che osservando con cura i nomi e le posizioni, in ogni dicastero sia stato posizionato un rappresentante di importanza variabile in base alla corrente e al proprio partito.

Irreprensibile o reprensibile? È ampiamente dimostrato che l’attuale classe dirigente non sia stata in grado di trovare formule alternative a quella della telefonata a Mario Draghi. Meglio andare sul sicuro e ci sono cose, almeno in politica, che non sembrano invecchiare mai. Resta solo da capire se funzionerà o meno come una volta. Tempus tantum nostrum est.

L’ESPRESSIONE

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