Avere l’occasione di incontrare un artista come Mauro Di Silvestre è piacevole come entrare in un bar in cui tutti non vedono l’ora di raccontare la propria storia di fronte ad un caffè caldo o una birra fresca; uno di quei bar di Roma dove le pareti sono piene di oggetti che raccontano la vita dei proprietari e dei clienti abituali ma è sufficiente un secondo per capire che in quelle storie c’è anche la propria e quella della propria famiglia.

Mauro de Silvestre è oggi un pittore maturo che ha forgiato il suo essere artista fin dalla prima metà degli anni ’90. Impegnarsi di fronte ad una tela non è il suo sogno fin da bambino ma ciò di cui si sarebbe nutrita la sua creatività si attorciglia come l’edera attorno ad un cosmo di immagini che va definendosi pian piano fin dalla tenera età. Come dentro una crisalide si va formando nel futuro artista un mondo eterogeneo, in cui ogni dettaglio quotidiano non viene mai dimenticato. Gli occhi di Di Silvestre registrano quotidianamente come cineprese dall’infinita pellicola, in cui rimangono impresse immagini e sensazioni che saranno proiettate sulla tela solo molto tempo più tardi.

La sua prima formazione non avviene nelle scuole e men che meno nelle accademie d’arte. Di Silvestre si ingegna, si cimenta in mille mestieri, per poi scegliere di tentare la sorte per scoprire cosa può mettere a disposizione quel mondo che tanto ha influenzato l’immaginario degli italiani fin dal secondo dopo guerra, ma che negli anni ’80 in cui cresce Di Silvestre definisce le mode e i gusti di una generazione: l’America. Ed é qui che arriva l’illuminazione. Il percorso artistico di Di Silvestre inizia proprio dall’altra parte del mondo dove comincia a studiare ciò che era a due passi da lui fino a poco tempo prima. Raffaello, Michelangelo, i grandi maestri dell’arte italiana sono i suoi compagni di studio, ma trovano spazio solo nelle pagine dei libri fin quando il biglietto di ritorno per Roma non viene stampato.

Riconciliatosi con la sua città natale, porta a conclusione il liceo artistico e collabora come “assistente” con pittori affermati, dai quali assorbe solo ciò che ritiene utile alla sua arte. Tra questi c’è Piero Pizzi Cannella, membro della “scuola di San Lorenzo”, affermato esponente della pittura romana in Italia e all’estero. La ricerca di un proprio linguaggio pittorico e la voglia di ottenere indipendenza lo portano ad allontanarsi dalle sue figure di riferimento. Si sviluppa progressivamente un vocabolario autonomo, un linguaggio fatto di immagini e reminiscenze, ricordi e icone contemporanee dell’immaginario pop. Queste figure raccontano un’esperienza umana. La sua vita e il suo trascorso sono un diario: uno di quelli che vengono riempiti in ogni angolo e le pagine non sono più in grado di rimanere chiuse ma si aprono ostinatamente a ventaglio e non vogliono saperne di tornare al loro posto.

I simboli pop non sono gli unici elementi di cui è composto il tessuto che avvolge il mondo del pittore. Ci sono i vecchi album di fotografie di famiglia, la carta da parati dalle fantasie optical, le memorie del passato, le trame delle tovaglie che vengono stese sui tavoli di legno per il classico pranzo della domenica: sono questi i più di mille tasselli che compongono un enorme puzzle in grado di delineare l’uomo dietro l’artista. Un sarto, questo è ciò che è De Silvestre. Un sapiente creatore che con ago e filo rammenda un passato che tende a frammentarsi e lo ricuce a suo piacimento dando vita a qualcosa di nuovo.

Nel bagaglio di De Silvestre si incontrano molti mondi. La visione dell’esperienza individuale si nutre anche di riferimenti letterari, di riferimenti saggistici, di canzoni che ne ispirano la volontà, di esperienze esotiche. Il significato profondo dei dipinti di questo artista non è il punto di partenza da cui si sviluppa ogni lavoro: l’approccio alla creazione vive di immagini e di associazioni impreviste. Il ruolo che assumono queste associazioni prende forma pian piano che l’opera si sviluppa. L’immortalità dei ricordi è l’obiettivo da perseguire, l’unico conforto in grado di donare pace e un senso di continuità che può dare valore ai propri giorni, alle proprie fatiche. Un grande lavoro d’artista ha l’esigenza di sapere dialogare con un mondo senza tempo e che non si leghi necessariamente alle tendenze. L’opera d’arte deve svincolarsi dalla trama del tempo e scivolare tra le epoche che verranno, sussurrando cosa è stato il mondo e l’uomo che lo ha consumato.

De Silvestre desidera superare le barriere della storia e ciò che rimarrebbe da sapere è in che modo il suo lascito possa essere definito. La critica cede spesso al lusso di coniare definizioni che una volta nate sanciscono un territorio dal perimetro circoscritto e inamovibile. In realtà tutto questo si dimostra limitante: è necessario valutare criticamente un artista anche grazie ai dettagli. Il rispetto per l’individualità. Questo è ciò che davvero importa al fine di definire il ruolo del creatore.

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