Il governo Draghi è stato caratterizzato fino a questo momento da un profondo sentimento di attesa. Dal giorno in cui Mattarella ha infatti reso nota la propria scelta di convocare al Quirinale l’ex Bce, il silenzio si è abbattuto su tutti coloro che fino a qualche giorno prima erano soliti rendere note manovre di palazzo ai più. Una sensazione disarmante anche per gli spettatori, che abituati a essere letteralmente sommersi da news riguardanti questo o quel comportamento, questa o quella frase pronunciata sotto voce ma abbastanza da essere ascoltata. Ma la musica è cambiata ora, o forse sarebbe meglio dire che è stata proprio spenta.

Mario Draghi infatti, per una questione di deformazione professionale, è da sempre abituato a essere un comunicatore attento, che centellina in maniera parsimoniosa ogni singola parola pronunciata. O anche solo sussurrata. Tutto ciò è stato l’elemento cardine anche delle giornate delle consultazioni con le forze politiche e, cosa più importante, delle ore che hanno preceduto la sua salita al Quirinale per sciogliere la riserva e annunciare i Ministri. Nessuno sapeva nulla, neanche i partiti erano riusciti a far filtrare informazioni e nello stupore generale è stato lo stesso Draghi a dipanare ogni dubbio con un sorriso quasi beffardo, perfetto per far capire che la musica era cambiata davvero.

Una comunicazione, se così si può chiamare, forse troppo minimalista. Può piacere o non piacere ma il punto è un altro. I cittadini sono abituati a rivedersi all’interno dei soggetti politici che governano il Paese, una sorta di gioco a trovare le differenze e anche le similitudini. Se un elemento mi accomuna a un premier non posso che esserne felice. Per fare questo però c’è bisogno di una cosa chiamata comunicazione verso l’esterno. Certo non è detto che questa debba essere continuativa e specifica, però qualcosa bisognerà anche comunicare. Ma Draghi sembra intenzionato a non mutare il proprio modo di essere e dunque continua per la propria strada a testa bassa, pensando giustamente prima a risolvere i problemi che stritolano l’Italia. Nel frattempo però un’ancora di salvezza arriverà comunque a Palazzo Chigi e sarà rappresentata da Antonio Funiciello.

È infatti lui il nuovo comunicatore sceso in campo per aiutare il premier in questa sua nuova e ardua sfida. Funiciello, già capo dello staff dell’ex Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni, è forse il profilo migliore che potrebbe affiancare l’ex governatore della Banca d’Italia in questa fase. Il rischio secondo alcuni è che l’eccessivo silenzio del premier al di fuori delle sedi istituzionali possa, a lungo andare rischiare, di destabilizzare l’intero esecutivo, magari per colpa di leader politici che non vedrebbero l’ora di salire in cattedra per accumulare voti in vista della possibile tonate elettorale.

Ma c’è modo e modo di comunicare. Mentre infatti a Palazzo Chigi Funiciello prepara la squadra e la strategia da mettere in campo, se si vuole ipotizzare qualcosa si recuperi il suo libro “Il metodo Machiavelli. Il leader e i suoi consiglieri: come servire il potere e salvarsi l’anima” edito da Rizzoli, non mancano le polemiche. Vero che il governo non ha ancora incassato la fiducia dalle Camera, però nel frattempo sono arrivati i primi due scossoni. Uno sul fronte del Cts, che nella giornata di ieri ha scelto di chiudere gli impianti sciistici per tre settimane a causa della preoccupante diffusione del virus. Draghi ha dovuto schierarsi in prima linea, in quanto la figura di Speranza sembrava prossima ad affondare a causa della furia degli operatori del settore. Una maggiore chiarezza e comunicazione forse avrebbe aiutato.

Non è mancata neanche la problematica interna alla squadra di governo. Al centro delle polemiche è infatti finito un audio del Ministro Brunetta, risalente in realtà allo scorso 22 giugno. Tutto rientrato nel giro di poco tempo con tanto di scuse al politico, ma quel che resta è che una presunta comunicazione governativa abbia rischiato di far traballare il banco ancora prima che tutti si sedessero per giocare. Lecito diventa così il dubbio dello stesso Ministro per la Pubblica amministrazione: «chi ha interesse ad avvelenare i pozzi? Chi ha interesse a giocare con gli equivoci?». Non abbiamo una risposta a questi quesiti, ma è certo che alla fine tutto si riduca sempre e solo a una questione di comunicazione.

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