Martedì scorso The Walt Disney Company EMEA è stata impegnata nell’inaugurazione italiana di Star, la sezione per adulti della più ampia piattaforma streaming Disney +, già composta da cinque canali quanto mai eterogenei nei loro cataloghi (National Geographic, Marvel, Pixar, Star Wars e, ovviamente, Disney).

Dal 23 Febbraio, giornata indicata dai general manager come data di attivazione definitiva, Star proporrà un intrattenimento “generalista” – termine ormai demonizzato, ma mi si concederà di utilizzarlo (solo una volta, promesso!) per sottolineare la differenza che intercorre fra l’offerta delle cinque sezioni sopracitate, estremamente tematica, e quella del futuro catalogo della neonata ramificazione, assai più variegata: l’Azienda ha annunciato, in conferenza stampa, che Star proporrà quarantadue serie tv e quasi trecento film; come vuole il modello di produzione e distribuzione elaborato da Netflix negli ultimi dieci anni e divenuto paradigma di riferimento per le strategie dei soggetti operanti nel settore dell’audiovisivo, nella rosa contenutistica di Star non mancheranno le cosiddette Originals, prodotti seriali creati da The Walt Disney Company e diffusi in tutti i Paesi in cui la OTT dell’Azienda è disponibile.

Fra i summenzionati contenuti originali, accanto a quelli prodotti da case europee e girati da registi stranieri, troviamo due serie tutte italiane, che, per ricercatezza ed autenticità, lasciano ben sperare tanto gli spettatori quanto gli analisti degli algoritmi e dei big data che lavorano per conto della company statunitense: l’adattamento seriale di uno dei più celebri film di Ferzan Özpetek, “Le Fate Ignoranti”, della quale sceneggiatura e regia si è occupato lo stesso regista turco naturalizzato italiano, e la quarta stagione di “Boris”, serie andata su Fox e FX fra il 2007 e il 2010, il cui basso budget di produzione era inversamente proporzionale all’alta qualità e all’enorme potenziale, quest’ultimo interamente sfruttato nel corso delle tre stagioni tanto dal punto di vista della trama comica e situazionale quanto da quello dialogico, così come rispetto alla caratterizzazione dei personaggi, che risultano satireschi, macchiettistici nell’accezione più positiva.

Come nessuno dei fan, dopo dieci lunghi anni, si sarebbe immaginato di rivedere René Ferretti abbandonare il corpo della Guardia Forestale e tornare sui suoi passi, nello studio televisivo in cui aveva versato lacrime amare e qualche goccia del suo limoncello fatto in casa (vd. ep. “Quando un uomo sente la fine”), così gli iscritti allo streaming service della Walt Disney  non si aspettavano il lancio di Star all’interno di una OTT già tanto ricca e, soprattutto, così aderente nell’offerta a specifici gusti di visione, a specifici generi di contenuto. Come recita il titolo dell’editoriale, le novità sono arrivate “de botto”, ma un senso c’è: il mercato audiovisivo non solo è divenuto globale, esattamente come lo sono i segmenti che gli si affiancano, ma lo stesso settore è ormai colonizzato da un quantitativo enorme di companies e soggetti virtuali che propongono qualsiasi tipo di contenuto visivo a cui lo spettatore può pensare; ad oggi, di fatti,  SVOD (piattaforme subscription-video- on demand) internazionali, OTT (piattaforme Over-The-Top di streaming) estere e locali, piattaforme di video-aggregation, quali YouTube, ed ultimamente anche Facebook ed Instagram, network televisivi a pagamento e broadcast ed app di proprietà delle pay tv si sfidano per aggiudicarsi il favore degli spettatori e non lo fanno solo e sempre a ribasso dei costi, ma anche sul piano della qualità dei contenuti audiovisivi, dell’ampiezza del catalogo e delle specifiche funzionalità. Il quadro appena delineato viene definito tecnicamente “streaming war” e il numero dei partecipanti a questa metaforica guerra di logoramento è perennemente in crescita.

Star di Disney + è solo l’ultimo degli sfidanti, e poiché, anche se si tratta di audiovisivo, quindi di materiale creativo, non significa che la produzione dello stesso segua esclusivamente i gusti dei pubblici e l’estro degli sceneggiatori e dei registi, ma, anzi, prende ampiamente in considerazione specifiche ed oculate strategie commerciali e logiche di import-export, la EMEA ha scelto di puntare sulla qualità offerta dalle maestranze italiane, rispettivamente su una serie originale nel concept, virtuosa sia nella declinazione del genere commedia sia nello sviluppo delle situazioni, funzionale a livello episodico, seriale, e il cui successo è stato confermato a più riprese, e su un prodotto (“Le fate Ignorati – la serie”) innovativo; nello specifico, inoltre, il successo di Boris, all’epoca della messa in onda particolarmente elevato, continua ad ottenere conferme dagli utenti sui social, che creano con costanza fanproducts e meme.

Ancora da considerarsi è l’aspetto dell’esportazione: come sopra spiegato, poiché la subscription video on demand Disney + è disponibile in Europa e all’estero, “Boris 4” e l’adattamento de “Le Fate Ignoranti” verranno distribuiti anche oltre i confini nazionali. Se tali sono i presupposti, si deve considerare che per il “made in Italy” di qualità, per questi due prodotti, aventi una natura creativa estremamente sviluppata, la scelta di Star, su di loro ricaduta, rappresenta una grande occasione per ribadire o per far conoscere l’alto profilo ancora oggi posseduto dal comparto creativo del Bel Paese. Evidentemente, se davvero non fossero serie valide, l’Azienda statunitense, che ha bisogno, sul piano locale, di attrarre a sé nuovi abbonati per sostenere l’inaugurazione del nuovo catalogo e, sul piano globale e a lungo termine, nutre l’esigenza di assicurarsi una posizione di vantaggio entro la gremita arena di combattimento dell’audiovisivo, difficilmente avrebbe operato questa scelta contenutistica.

Chissà se le ipotesi dei fan si riveleranno esatte, se davvero la guerra dello streaming stravolgerà la regia di René, darà del filo da torcere ad Arianna, si scontrerà col menefreghismo e il lassismo di Duccio e di Biascica e farà arrivare all’alcolismo severo Lopez. Intanto si può dire che il teaser per la stagione in uscita di Boris è stato decisamente girato “a cazzo di cane” e ci si augura che sia più brutto di un episodio de “Gli Occhi del Cuore” proprio per rimarcare la fedeltà al concept originario. Le aspettative sono alte: attendiamo fiduciosi.

Un pensiero riguardo ““De botto”, ma con un senso: Star di Disney + e il suo lancio all’insegna della qualità italiana

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