Quante volte nella nostra dieta mediatica di fruitori di contenuti quali film o serie tv abbiamo avuto a che fare con lo sfortunato protagonista di turno vittima di un errore giudiziario, che ha pagato per errori non suoi? E quante volte le nostre sensazioni per quello che abbiamo visto in forma finzionale si trasformano in sdegno visto che di queste storie ne è pieno anche il mondo reale?

Non voglio una risposta, ma immaginate di essere un campione che ha alle porte un evento importantissimo dopo essersi ripreso da un momento buio e terribile per il quale si ha già (giustamente) pagato, e che proprio alla vigilia di quell’evento la vostra vita vada in fumo una seconda volta per un qualcosa che non si è commesso… se avete immaginato la questione allora avrete capito anche che oggi dedico le mie battute alla vicenda del marciatore italiano Alex Schwazer.

Lungi da me fare un resoconto di cronaca sulla questione, lo hanno fatto autorevoli giornalisti  e non vorrei tediarvi, basti sapere che nel 2016 alle porte dell’Olimpiade di Rio, Alex Schwazer è stato trovato nuovamente positivo ad un controllo antidoping, ma in questa seconda occasione, a differenza della prima volta in cui il marciatore aveva confessato di aver fatto uso di Epo, l’atleta bolzanino ha sempre negato l’accusa, e anzi ha fatto di tutto per aiutare gli investigatori.

Questa volta non è difficile credere alla buonafede di Alex Schwazer visto che per rimettersi in pista dopo la prima sospensione aveva scelto proprio l’uomo che lo aveva incastrato, quel Sandro Donati tecnico federale di altissimo livello che nel tempo è diventato il paladino della lotta al doping… e forse il problema è proprio questo. Ancora una volta evito di entrare nei particolari, e di dare giudizi in quanto osservatore esterno e poco avvezzo alla questione in esame, ma tutta questa storia a me sinceramente da una spiacevole sensazione olfattiva… si avete capito… mi puzza.

Puzza tutto, dalle prime notizie uscite sui media, dove si parlava in anteprima assoluta del controllo antidoping e dei risultati ingigantiti. Puzza in maniera quasi nauseante la gestione delle analisi da parte dei solerti ispettori della Wada che hanno sollecitato un test che non aveva motivo di esistere, viste le regole che loro stessi si sono dati. Puzza tanto la questione della conservazione del test, dove solitamente viene segnalata la nazione di provenienza, in questo caso c’era una dovizia di particolari sulla provetta di Schwazer, oltre al suo paese di origine Racines e la nazione Italia, veniva riportato che la persona testata era “un maschio e che gareggia su lunghe distanze superiori a 3 chilometri”… alla faccia dell’anonimato e della privacy… troppo preciso per essere un errore di solerzia. Puzza che la Iaaf non abbia comunicato subito la positività alla Federatletica Italiana.

Dal mio punto di vista, probabilmente fallato dai contenuti mediali che citavo all’inizio del pezzo, sembra quasi una vendetta giustizialista verso due uomini, uno reo di aver imbrogliato e che quindi aveva perso ogni possibilità di redenzione, nonostante il prezzo (ribadisco, giustamente) pagato, l’altro e qui ci addentriamo in quelle meravigliose teorie del complotto, ma dovete ammettere che forse questa volta non sono proprio cosi teoriche, verso un uomo che è inviso ai vertici più alti dello sport in questione e che ha fatto della sua vita una continua lotta al doping, e che forse proprio per questo motivo va isolato e, perché no, infangato in maniera deplorevole.

Non ho nessuna intenzione di fare indagini alla Sherlock Holmes o rilevazioni psicologiche come i profiler di Criminal Minds, e non devo essere certamente io a trovare un movente nella questione, però mi piace lasciarvi con il dubbio che assilla tutti i grandi detective “quale è stato il movente, e chi ha beneficiato di tutta questa sordida vicenda?”. Se l’intento era solo quello di screditare l’uomo che ha ricostruito un campione ormai perso, attaccandolo ignobilmente con l’arma che lui odia di più in assoluto, e facendolo passare come un cattivo educatore prima che un cattivo tecnico, allora il piano è fallito miseramente. Purtroppo quello che è riuscito è stato invece distruggere la “seconda” carriera di un ragazzo fragile, ma che si è rimesso in gioco in maniera esemplare rispettando tutte le indicazioni del tecnico ( che gli aveva rovinato la “prima” carriera) e tornando ai suoi straordinari livelli. In questo caso allora devo dire che il piano è riuscito benissimo, e oltre alla carriera è riuscito a rovinare anche la vita di Alex Schwazer.

Nella giornata di ieri però è arrivata (finalmente) l’archiviazione perché il fatto non sussiste da parte del giudice di Bolzano, agli occhi del mondo Alex Schwazer è risultato quindi pulito ma ha perso Mondiali, Olimpiadi e chi più ne ha più ne metta per un errore (e sono buono a definirlo cosi) non suo. Qualcuno ha consapevolmente deciso di privare questo ragazzo di 5 anni della sua vita sportiva e non solo, adesso come nei migliori film e prodotti audiovisivi la domanda è d’obbligo: chi ridarà ad Alex Schwazer il tempo rubato? Ancora una volta svesto i panni dell’ispettore e del commissario (che in realtà non ho mai indossato) e da osservatore esterno mi chiedo, ma chi ha veramente sbagliato pagherà per aver distrutto la carriera del più importante atleta italiano dei nostri tempi?

Chiudo con una riflessione sul mondo degli sportivi italiani, nessuno che ha aspettato la sentenza del giudice prima di sentirsi obbligato a gettare ulteriore fango sull’uomo e sullo sportivo, anzi alcuni si dicevano persino schifati dal ritorno in pista di Schwazer… ma siamo sicuri che il mondo sportivo abbia protetto un suo esponente o forse Schwazer doveva essere l’agnello sacrificale in nome di un finto buonismo trasformato in giustizialismo estremo?

Scusaci Alex.          

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