✒️ – Nel corso della storia l’umanità ha sempre cercato di entrare in contatto con l’ultraterreno, con il più. Il divino. Non un’operazione facile, visto che le divinità hanno sempre avuto un modo tutto personale di comunicare. Quando hanno scelto di farlo però, solo pochi e specifici eletti hanno avuto la possibilità di tradurre in parole comuni a tutti il pensiero altissimo. Di essere interpreti. Profeti. Ecco allora che le società del mondo hanno trovato un piccolo espediente per far in modo che la fede non venisse meno e ci si abbracciasse tutti intorno allo stesso simbolo. Trasmettere sapere a un singolo individuo rischiava di non diffondere allo stesso modo senso di comunità a tutti. Se è vero che non tutti possono entrare in contatto con soggetti ultraterreni, non è detto però che tutti non ci si possano rivedere.

Per fare questo è necessario mettere in atto una complicata, e in parte anche fantasiosa inizialmente, azione di umanizzazione del divino. Questo processo consiste nel far assumere all’entità non tanto una forma, quanto piuttosto un particolare, un dettaglio che possa ricordare le fattezze umane. Sostanzialmente in passato questo processo passava attraverso il conferimento alle divinità di una axiopréia che era propria solo dell’uomo. Gli Dei non erano poi così lontani dai mortali che abitavano la terra. Ognuno aveva i propri difetti, i suoi pregi, i propri modi di interagire e rapportarsi, il tutto accompagnato da una cornice composta da intrighi, limiti dei ragionamenti e i propri gusti. Insomma, alla fine era stato creato un mondo divino che non sembrava essere tanto lontano da quello umano.

Ma l’antichità ha dovuto lasciare il passo ad altre culture, e dunque nel corso del tempo ci si è dovuti riadattare a questa necessità di umanizzazione dell’ultraterreno. Alcune popolazioni così si sono ritrovate a ideare un nuovo modo di concepire questa operazione. Se infatti il processo serve a rendere più umano qualcosa, non è detto che questo debba essere per forza un Dio, una divinità. Può essere qualunque tipo di oggetto/soggetto. Così facendo il processo di umanizzazione altro non diviene che un’operazione necessaria per rendere un ambiente più vivibile. Più umano.

Sia chiaro non stiamo divagando. C’è un motivo per cui si è iniziato a portare avanti questa storica spiegazione. Il motivo è che nell’ultima settimana abbiamo assistito a una terza e nuova fase di questo processo. Se infatti prima era l’uomo a rendere più simile a sé il divino, adesso è pur vero che il divino sembra esser lasciato da parte e dimenticato. Così è stato proprio quest’ultimo a doversi organizzare per cercare di ribaltare il punto di vista fin qui commentato. E sì, quando parliamo di ultraterreno stiamo parlando di Mario Draghi e quando parliamo di uomo parliamo di italiani. Il nuovo Presidente del Consiglio ha messo in atto infatti un evidente piano di umanizzazione della propria figura, esaltata e resa divina dalle sue gesta ai tempi della Bce.

Non è chiaro se sia stata una scelta voluta o meno, anche se personalmente opterei per la seconda. Ciò che resta però è che i cittadini abbiano potuto rivedersi in lui. Si sono resi conto di quanto in realtà Draghi sia un italiano come tanti, con i suoi modi di fare un po’ austeri ma che possono strappare un sorriso. Un po’ come quando durante la pandemia nel videomessaggio del Presidente Mattarella ci si dimenticò del frame in cui si parlava di capelli lunghi e parrucchieri con Giovanni Grasso. Si potrebbe dire che i passaggi sono stati simili. Dal «mi dite voi quando posso sedermi?», pronunciato durante il lungo applauso ottenuto alla Camera; fino ad arrivare allo «scusate devo ancora imparare» declamato in serata per un disguido con la posizione del microfono. Citando una famosa frase di un fil italiano: «Come è umano lei». Fantozzi ha gettato le basi all’interno delle sue commedie, ma in questo caso non ci sono acquari di pesci umani e poltrone di pelle di ragioniere. C’è solo Mario, che vuole fare il bene dell’Italia.

L’ESPRESSIONE

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