Lavorare seguendo le priorità elencate in Parlamento. Questo è l’obiettivo che il governo Draghi ha scelto di perseguire in queste giornate e dunque superare l’emergenza Covid-19 diventa fondamentale. Nella serata di ieri a Palazzo Chigi si è riunito così il Consiglio dei Ministri, a cui ha preso parte anche il Comitato tecnico scientifico come soggetto indispensabile nella lotta alla pandemia. Le difficoltà degli ultimi giorni hanno reso necessario un ripensamento delle politiche per la salvaguardia del Paese, che però sia anche in grado di alternare tra aperture giuste e contenimento, soprattutto in vista delle nuovi varianti che stanno prendendo sempre più piede sul territorio.

Ed ecco così che dal cerchio di banchi del Cdm si erge, altissima, la figura di Draghi. L’angelo custode degli italiani che ha il compito di prendere le distanze dal precedente governo, che non è stato capace di contenere e combattere a dovere la crisi sanitaria. Se infatti con Conte si era soliti analizzare i dati giorno per giorno e comportarsi di conseguenza, l’ex Bce ha reso noto in più occasioni di voler lavorare in maniera programmatica. Organizzare sul lungo periodo le mosse da dover mettere in atto e non limitarsi a singoli Dpcm slegati l’uno dall’altro.

Proprio quei Decreti che tanto erano stati contestati all’ex inquilino di Palazzo Chigi, e che ora Draghi ha intenzione di rivedere. Questo perché è chiara la sua volontà di coinvolgere il Parlamento nell’adozione dei provvedimenti, cercando di oltrepassare la logica dell’adozione del decreto senza consultazione. L’idea sembra essere quella di optare per decreti legge che dovranno poi essere convertiti nei successivi sessante giorni in legge proprio dalle due Camere.

La parola d’ordine nel frattempo però è solo una: prudenza. Questo è ciò che pensa il governo, ma anche il Cts come confermato dal coordinatore del Comitato Agostino Miozzo intercettato prima di entrare a Palazzo Chigi. «Ascolteremo il Presidente. Noi diremo che serve la linea della prudenza» sono state le sue parole. Ma questa virtù sembra essere solo uno dei punti cardinali a cui Draghi si ispira e che sembra perseguire per il bene del Paese. Non a caso ci sono anche temperanza, ossia la necessità di far evitare che l’uomo segua le sue pulsioni per diventare schiavo di bramosie (in politica cosa all’ordine del giorno); fortezza, traducibile con la fermezza e la costanza nella ricerca del bene; e infine la giustizia, o la volontà costante e ferma di dare al prossimo ciò che è dovuto. Tutte virtù che più che mai necessarie per superare questa crisi. E solo Draghi sembra essere in grado di metterle in campo tutte contemporaneamente.

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