Qualcuno pensava che fosse finita, ma è bastata la pubblicazione della lista dei sottosegretari per fare in modo che le crepe sul vaso ormai al limite del collasso dei 5s aumentassero. Se infatti con le espulsioni sembrava che la situazione potesse tranquillizzarsi, in realtà questa non ha fatto altro che diventare un pretesto per mali più grandi. Nel gruppo pentastellato infatti la sensazione che non fosse rimasta solo una corrente sembrava essere evidente, però per un bene comune e maggiore, che di nome fa Mario e di cognome Draghi, si era scelto di rimanere insieme, uniti e compatti come i maggiori rappresentati richiedevano.

Eppure questo non è bastato, perché va bene sostenere un governo insieme ad altri partiti, va bene seguire la richiesta che arriva da Grillo prima e dalla piattaforma Rousseau poi, va bene ritrovare allo stesso tavolo la Lega con cui si era giurato odio eterno e passi pure il fatto che tra le forze di maggioranza ci sia quella di Berlusconi che rappresenta l’emblema di quella vecchia politica tanto odiata. Va bene tutto. Ma nessuno si azzardi a toccare i posti che con tanta diligenza il precedente governo aveva assegnato.

Finché sono stati i nomi dei Ministri a esser cambiati, anche se alcuni non hanno subito questa sorte, le polemiche sono state poche e, inoltre, sono rimaste circoscritte all’interno del gruppo dei dissidenti, che dopo il parere negativo dato in Parlamento durante la fiducia a Draghi è stato allontanato in blocco. Ma la lista dei sottosegretari è tutt’altra cosa, e tutto è culminato nell’esplosione degli ultimi rimasugli di quegli indignati che avevano votato la fiducia nella vana speranza di vedersi confermare il posto. Ma così non è stato e i 5s sono esplosi ancora una volta in mille pezzi. Nessuno sa più come gestire la situazione e l’ipotesi che ognuno possa andare per la propria strada, visto che per alcuni “L’alternativa c’è”, resta ancora sul tavolo.

Così nella giornata di ieri arrivano le prime polemiche dall’ex viceministro al MISE Stefano Buffagni, uno dei fiduciosi che alla fine non è stato riconfermato. «Dopo questi mesi di gestione disastrosa del Movimento dobbiamo lavorare per risollevarlo e non distruggere un sogno che condividiamo da anni. La meritocrazia e competenza va applicata, non annunciata» sono le sue parole. Ma dello stesso pensiero è un altro dimenticato, Vincenzo Spadafora, che oltre che la carica ha visto proprio sparire da questo governo la delega allo sport per il momento: «Sulla situazione politica parlerò nei prossimi giorni. Intanto, lo Sport non è stato delegato a nessuno, tra tre giorni scade la Riforma tanto attesa e dei ristori neppure l’ombra! E nessuno dei grandi competenti di sport che dica una parola…».

Ma nessuno dei due alla fine ha avuto il coraggio, o la voglia chissà, di lasciare quella barca che per loro sta affondando e che li ha sostanzialmente traditi. Ma c’è chi si ferma qui come il senatore Dessì, molto più convinto sul da farsi essendo un dissidente sfuggito alla grande purga di qualche giorno fa: «Ho sperato fino a ieri che qualcosa potesse cambiare, inutilmente. Non sono mai stato d’accordo nel dare la fiducia a questo governo ma ho voluto, con l’assenza il giorno del voto, dare un ulteriore possibilità di ripensamento, soprattutto a me stesso. Lasciare compagni di viaggio a cui voglio un mondo di bene non è facile, 15 anni di storia comune non si cancellano facilmente. Forse un giorno ci ritroveremo, oggi però devo andare via. Questa non è più casa mia». 

Dello stesso avviso è Sergio Battelli, presidente della commissione UE, che però mette sul tavolo una carta che in molto provano a giocare da giorni, per evitare ulteriori lasciti e divorzi: Giuseppe Conte. «È il momento dell’Evoluzione. Con chi ci sta. Con chi non rema contro. E spero che il Presidente Conte possa far parte di un progetto di rinnovamento che non può più aspettare. Chiamatela come volete: rivoluzione, involuzione ma per me resta sempre e soltanto evoluzione. Un concetto che talvolta non piace e non viene accettato da tutti per timore di contaminarsi con la realtà, per la paura di perdere di vista i proprio principi. Eppure l’evoluzione è un concetto naturale». Già, proprio quell’avvocato del popolo che per il momento tiene lezioni sull’esperienza di governo e che fa molta attenzione a non dire nulla in merito al suo successore. Le dinamiche cambiano in continuazione e non si può escludere un suo ritorno in vista di quella famosa alleanza che vedrebbe Dem e pentastellati prendersi sotto braccio. Ha fatto il garante di questa unione già una volta, nulla vieta che possa accadere di nuovo.

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