Nel corso dell’ultimo anno, il mondo dell’arte ha vissuto una fase di cristallizzazione e decadimento delle realtà che ancora non avevano avviato il loro processo di aggiornamento, orientato verso il mondo digitale (argomento approfondito nell’articolo che trovate a questo link). La crisi, dovuta alla pandemia, ha coinvolto il settore della cultura sul piano internazionale. Anche i paesi che hanno sempre potuto vantare un panorama florido, dove le attività private e pubbliche sono state in grado di sorreggere l’impatto, hanno contratto particolari danni sul versante economico.

La fase di lockdown ha, in molti casi, avuto il risultato di dare ai players dell’arte contemporanea il tempo per riorganizzare le proprie tabelle di marcia e trovare soluzioni alternative per dare nuovo slancio alla loro attività. Il nuovo anno ha quindi visto un sistema dell’arte, in parte occupato a leccarsi le ferite per i danni subiti, pur essendo già proiettato verso le novità che il mondo post Covid-19 avrà modo di osservare.

Un caso esemplare di questa ripresa è rappresentato dalla notizia proveniente dal Regno Unito riguardante Damien Hirst, uno degli artisti che gode di un’influenza senza eguali nello scenario artistico internazionale. Hirst, autore che domina il mercato ormai da più di venti anni, avrà l’occasione di curare le esposizioni presso le gallerie Gagosian per tutto l’anno in corso. Daminen Hirst appartiene alla generazione di artisti britannici che hanno lasciato il loro segno come pochi altri movimenti nella parte finale del XX secolo. Durante gli anni novanta è già uno degli artisti che godono dei benefici della benevolenza del pubblico e della critica, ma ciò che è importante ricordare, per comprendere al meglio la scelta di Gagosian ci conduce ad un periodo precedente al successo mediatico che accompagna l’attività dell’artista nativo di Bristol.

La sua carriera artistica comincia durante gli anni della sua formazione universitaria, frequentare il college a Londra permette a Hirst di connettersi con altri artisti attivi in città, con i quali inizierà a collaborare. Nel 1986 infatti, l’artista non ancora affermato, si dedica all’organizzazione di un’esposizione dal titolo “Freeze” che ha luogo presso i Dock Offices, ex uffici portuali nella zona delle London Docklands. La guida e la capacità di mediazione e coordinamento di Damien Hirst in questa occasione, permettono al progetto di prendere forma e catalizzare l’attenzione sulla comunità artistica della città britannica. In questa esposizione avranno spazio i colleghi dell’artista che, insieme a lui, verranno ricordati come uno dei collettivi creativi più influenti in quel momento. Questo gruppo di artisti viene presentato al pubblico con il nome di Young British Artists.

Le opere ad alto impatto visivo rendono accattivante il loro lavoro, che viene notato dal magnate anglo-iracheno del settore pubblicitario Charles Saatchi e fanno guadagnare a Hirst il soprannome di “Enfant Terible” dell’arte contemporanea. Le risorse di Saatchi, amante dell’arte che oltre ad essere collezionista si propone come mecenate, riescono a far ottenere al gruppo di giovani artisti un posto di notevole rilievo nella scena inglese. Il carattere fortemente anticonvenzionale di Hirst, degno della goliardia della miglior fase della gioventù, è accompagnato da una straordinaria consapevolezza del suo talento e da una grande attenzione per il dettaglio.

Una mostra di stampo studentesco come “Freeze” infatti, colpisce ancora oggi per la qualità del lavoro svolto durante le fasi di allestimento e produzione. La cura della scelta dei contatti interpersonali, funzionali alla pubblicizzazione della mostra, in modo da condurre il giusto pubblico all’esposizione e la selezione della casa editrice a cui affidare la realizzazione del catalogo, sono state per Hirst degli elementi fondamentali su cui concentrare la propria attenzione. Il progetto anticipa il successo internazionale di Damien Hirst ma legittima le grandi aspettative sulle sue produzioni.

La qualità del lavoro dell’artista britannico è in grado di dialogare in maniera autonoma nonostante il carattere criptico che in alcuni casi contrassegna le sue opere. La ricerca che Hirst realizza durante l’ultimo ventennio segue a tratti alternati un filo conduttore: la concezione della morte secondo lo sguardo dell’uomo. Questo argomento di ricerca è presente nelle sue opere più iconiche, come la serie di animali che l’ex enfant terible immerge in vasche di grandi dimensioni totalmente riempite di formaldeide dal colore verde-azzurro acceso. 

La potenza di lavori come questi ha reso il talento di Damien Hirst un caso mediatico che lo stesso artista ha saputo gestire e cavalcare a suo favore. Le sue doti di comunicatore sono infatti sono evidenti per chiunque si interessi di materie legate al marketing. La sua influenza sulle piattaforme social, su cui racconta day by day l’attività all’interno dello studio personale di Londra, si è dimostrata fondamentale per allacciare con i suoi seguaci un rapporto capace di affievolire la sensazione di distaccamento che spesso permea l’impenetrabile aurea che contorna personaggi con tali livelli di visibilità pubblica.

La nuova stagione di esposizioni che avrà luogo nelle gallerie Gagosian mantiene un altissimo potere attrattivo per tutti gli agenti del mercato dell’arte e dei media. Certamente sarà aperta da un evento dedicato all’artista inglese che curerà egli stesso le sue opere. Grande curiosità però riguarda la scelta degli artisti per i quali indosserà le vesti del mediatore.

Le sorprese con Damien Hirst non tendono certo a lasciarsi desiderare, quindi non resta altro che attendere che le sorti del mondo dell’arte contemporanea non siano più schiave delle restrizioni sociali legate alla pandemia e che possano aprirsi nuovi scenari ricchi di novità. Le esposizioni curate da Damien Hirst presso le gallerie Gagosian avranno lo stesso impatto della storica mostra del 1886?

Al tempo sarà delegata l’ardua sentenza.

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