✒️ – Necessità. Sarebbe potuta essere questa la parola in grado di riassumere l’intera settimana trascorsa. Ma come, direbbe qualcuno, nella sette giorni interamente dedicata al Festival della musica italiana neanche un richiamo? Un riferimento? Una piccola connessione ridanciana a quello che è stato l’operato, già ampiamente criticato in altre e più opportune sedi, dei conduttori/comici della Rai? Risposta secca: no. Questo perché va bene che “Sanremo è Sanremo”, ma qui sembra che ci si stia dimenticando della molteplicità di crisi in cui il Paese sta vivendo ormai da mesi. Un incubo che sembra non finire mai e che non fa altro che incutere timore e disperazione al solo pensiero.

Ma andiamo per gradi. Si è appena detto che i turbamenti sono diversi e hanno accompagnato le giornate di tutti. Da quella politica, che in molti si sarebbero voluti risparmiare, a quella economica; da quella sociale a quella sanitaria. Che poi a dirla tutta ogni singolo campo si intreccia con un altro e viceversa, formando un fluido di problemi unico che non è poi tanto distinguibile. Dove comincia uno e finisce l’altro? Chi lo sa. Eppure, mentre l’Italia era intenta a rimanere incollata fino a notte fonda, l’abbiamo fatto anche noi state tranquilli, davanti al primo canale un uomo solo continuava a preoccuparsi di risolvere tutti questi grattacapi.

Mario Draghi dal suo arrivo non ha fatto altro che operare silenziosamente per ridurre al massimo la portata di questi singoli dilemmi, riuscendo in primo luogo a portare a casa la risoluzione, momentanea va detto, della crisi politica. Partire con una vittoria è meglio di niente, quindi non si può che essere soddisfatti per questo. Ma come un domino la caduta del primo pezzo ha permesso al premier di acquisire credibilità e di iniziare ad agire sul resto. Come un’onda inarrestabile che cerca il suo scoglio in cui infrangersi. La priorità del Presidente del Consiglio è, non a caso, quella della lotta vaccinale. Un piccolo tassello, che se giocato correttamente però comporterebbe ripercussioni a catena sulla lotta alla pandemia, sulla crisi finanziaria, sociale e del mondo del lavoro. Un asso piglia tutto.

Ma si è detto che il sinonimo poteva essere necessità all’inizio del pezzo perché? Dall’inizio della pandemia è divenuto oggettivo il fatto che l’Italia, come in realtà tutti i paesi dell’UE, non avrebbe mai potuto contenere in questo modo il virus senza la collaborazione delle istituzioni europee. I fondi mobilitati da Bruxelles e gli aiuti sono stati economicamente importanti, due esempi possono essere la cessazione del Patto di stabilità (unicum della storia europea) e ovviamente il Next Generation EU. Ma le istituzioni dell’unione non si sono limitate a questo e hanno scelto di fare in modo che anche sulla questione vaccini i paesi si muovessero insieme. Ecco però che da qui qualcosa smette di funzionare come dovrebbe. Perché tutti hanno necessità, ecco la parola magica, dei vaccini per i propri cittadini. Tutti sono in ritardo, esclusi quegli stati che hanno scelto di mettersi in proprio e utilizzare vaccini che non sono passati attraverso i controllo dell’EMA.

L’Europa aveva guadagnato moltissimi punti a proprio favore fino a questo momento, ma la necessità di trovare dosi e flaconi vaccinali mette in crisi questi idilliaco modello che in questi mesi è stato costruito su questa istituzione. Ma non tutti reagiscono allo stesso modo. Se infatti paesi come Austria, Danimarca e Israele hanno annunciato un fondo comune per ricerca e sviluppo con investimenti comuni negli impianti per produrre vaccini, dall’altro lato ci sono forze come quella italiana che giustamente fanno attenzione a non rompere quell’immagine tanto positiva che l’Europa si è creata. Così Draghi sceglie, in questo caso, la via del dialogo, per chiedere alla stessa von der Leyen di accelerare le operazioni in merito al piano vaccini.

Insomma un +Europa, non ce ne voglia Emma Bonino, che ha il compito di ricompattare le forze e riaccendere l’attenzione su quegli elementi che sono necessari per la ripartenza. Il fatto che una personalità come Mario Draghi abbia scelto di effettuare “pressioni” nei confronti dell’UE può significare una cosa sola: «Si può fare» come urlava qualche tempo fa Gene Wilder. Fidiamoci allora del tassello del domino che il premier ha scelto di far cadere, sperando che presto il quadro sia completo e ogni pezzo possa cadere componendo un’immagine più ampia, che può essere riassunta con una sola espressione: futuro.

L’ESPRESSIONE

2 pensieri riguardo “+Europa

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