A un certo punto potrebbe rischiare di diventare ridondante l’argomentazione per cui il governo Draghi avrebbe mille e più differenze rispetto a quello Conte, a partire dalla comunicazione. Ogni volta pensiamo di non dover commentare più queste cose, eppure il premier riesce in qualche modo a farci cambiare idea costantemente. Sarà il fatto che sentirlo parlare è praticamente una rarità, e se ciò avviene è solo in eventi ufficiali o importanti. Resta che nonostante tutto i messaggi che l’ex Bce lancia al Paese sono inequivocabili. Scegliendo di farlo in un giorno di fondamentale rilevanza per tutto il mondo, ossia l’8 marzo la festa della donna. Draghi sceglie di parlare dopo il discorso del Presidente Mattarella, che si lascia andare a parole che lasciano il segno, che sono in grado di smuovere le coscienze. Perché è giusto dire che la festa della donna dovrebbe essere vissuta ogni giorno, ma se poi ogni anno si è qui a ricordarlo allora forse qualcuno sembra non aver ancora capito. «L’amore, quello autentico, si basa sul rispetto e la condivisione» sono alcune delle parole di Mattarella.

Draghi cerca così di distanziarsi, battendo molto su un tema che in questi mesi sta a cuore di tutti: la pandemia. «Ci troviamo tutti di fronte, in questi giorni, a un nuovo peggioramento dell’emergenza sanitaria. Ognuno deve fare la propria parte nel contenere la diffusione del virus. Ma soprattutto il governo deve fare la sua. Anzi deve cercare ogni giorno di fare di più. La pandemia non è ancora sconfitta ma si intravede, con l’accelerazione del piano dei vaccini, una via d’uscita non lontana. Voglio cogliere questa occasione per mandare a tutti un segnale vero di fiducia. Anche in noi stessi». Ecco che torna ancora una volta quel distacco da Conte. Mandare un segnale a tutti di fiducia, non con vane parole ma con il credo che il governo in persona dovrà fare di più. Può sembrare poco? Noi non lo crediamo. Son pochi i politici che in fasi di crisi hanno saputo mettere davvero la faccia sui problemi del Paese, ma in questo caso sembra essere doveroso.

Continua poi il processo di separazione dal Conte Ter di cui qualcuno parlava con un ricordare sempre le vittime. Un mantra che il Presidente ripete a sé stesso e agli altri per far in modo di non dimenticare nessuno. Non a caso «ogni vita conta. Non perdere un attimo, non lasciare nulla di intentato, compiere scelte meditate, ma rapide. Non voglio promettere nulla che non sia veramente realizzabile. Le mie preoccupazioni sono le vostre preoccupazioni. Il mio pensiero costante è diretto a rendere efficace ed efficiente l’azione dell’esecutivo nel tutelare la salute, sostenere chi è in difficoltà, favorire la ripresa economica, accelerare le riforme». Nessuno che si eleva a super partes, nessun extra cittadino. Le preoccupazioni della gente sono le stesse del governo, ma la situazione è grave. Nessun giro di parole. Se Draghi parla lo fa schiettamente, senza illusioni e senza trucchi. Si potrebbe dire un whatever it takes da Covid-19. Non a caso promettere cose che non sono davvero realizzabili non ha senso. Nessuno è in cerca di voti qui, si vede e si sente.

«Questo non è il momento di dividerci o di riaffermare le nostre identità. Ma è il momento di dare una risposta alle tante persone che soffrono per la crisi economica, che rischiano di perdere il posto di lavoro, di combattere le disuguaglianze. In un solo anno il numero di italiani che vivono in una situazione di povertà assoluta è aumentato di oltre un milione, mentre si sono acuite altre disparità, prima fra tutte quella tra donne e uomini». In una parola sola unità. Serrare i ranghi, sia in seno al governo che all’interno dei partiti che compongono quella forza di maggioranza così ampia. Questi ultimi tra restyling, scissioni, cambi d’abito e assemble non riescono a tenere il passo dell’esecutivo. La speranza è che entro il 13 marzo, magari anche il 14, qualcosa possa sbloccarsi e si torni insieme a gestire la lotta contro un nemico invisibile e letale, che in un anno ha fatto più di centomila vittime. È la priorità.

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