La domanda che in molti si stanno ponendo in questi giorni, e a cui nessuno sembra avere una risposta certa, è solo una: ma che fine farà il Partito Democratico dopo questo weekend? Si perché il final countdown è iniziato e tra pochi giorni dalle fila Dem una figura dovrà ergersi sopra le altre e guidare il partito. Ma chi? E soprattutto quali saranno i criteri che si sceglierà di seguire per valutare tale figura? Il PD è allo sbando e necessita di una guida sicura, con un preciso piano per risalire nei sondaggi e anche riacquisire spazio nella maggioranza di governo.

Le elezioni sono lontane, ma recuperare credibilità e forza all’interno delle forze politiche è più che mai necessario. Se infatti il M5s con l’arrivo di Conte è pronto ad accettare di cambiare il proprio modo di fare politica, dall’altro lato avrebbe comunque risolto i propri dilemmi. Il PD ha bisogno di una figura simile, capace di trascinare tutti sulle proprio spalle e traghettare il partito fuori dalla crisi. Le emergenze del Paese sono già tante, inutile continuare a complicarsi la vita ulteriormente da soli. Eppure non è chiaro chi sarà questo Atlante. Alcuni parlano di un ritorno in Italia di Enrico Letta, che avrebbe ammesso di essere sensibile alla situazione del PD e di osservare con preoccupazione la crisi del partito. Poi ci sono le candidature più fantasiose, vedi il caso di Beppe Grillo che per la seconda volta tenta la scalata. Va detto che nel 2009 le dinamiche erano diverse e l’ex comico vedeva il PD come ostacolo all’ascesa della democrazia diretta. Erano altri tempi. Infine c’è anche la proposta più consistente, quella che vedrebbe semplicemente il ritorno di Zingaretti. Una strategia di cui si è già parlato e che ricorda il tentativo di formare un Conte Ter: io mi dimetto, voi non trovate nessuno, io ritorno volentieri.

Poi però arriva l’evento che non ti aspetti, quello che serve a mettere zizzania. Il protagonista è un vecchio alleato del PD, che molto probabilmente potrebbe anche rientrare nell’ottica di un’alleanza con i Dem se Giuseppe Conte accettasse la leadership del M5s. Si parla di Rocco Casalino. L’ex comunicatore del Presidente del Consiglio è stato infatti l’interprete di alcune dichiarazioni in merito alla situazione interna del partito, come se i grillini in queste giornate potessero spiegare agli altri come risolvere i propri dissensi interni. «Nel Pd alcune persone sono straordinarie, come Zingaretti, o Franceschini che ho conosciuto personalmente. E poi ci sono alcuni cancri, alcuni elementi devastanti che riescono a distruggere  anche il bello del Partito democratico. Bisognerebbe estirpare questi cancri». Parole dure, come direbbe il personaggio dei Simpson Kent Brockman, e che fanno ovviamente prendere immediatamente le distanze alla presentatrice del programma. Incalzato da Serena Bortone, Casalino cerca di rimediare provando a mitigare il proprio modo di parlare: «È troppo forte? Forse ho usato un’espressione sbagliata: bisognerebbe estirpare gli elementi negativi».

Parole che lasciano di sasso, ma che non fanno altro che alimentare polemiche tra le varie correnti. Da un lato quelle più vicino a Zingaretti che accettano il fatto di star dalla parte di una brava persona, prendendo peròle distanze dalla parte dei mali interni. Dall’altro lato quelli che vedono nella dipartita di Zingaretti un normale iter politico e che non accettano dichiarazioni di tale portata da un esterno al gruppo. Ma i Dem in più occasioni sono stati il partito dei mediatori, così c’è anche chi prova a calmare le acque non dimenticato di condannare giustamente certe espressioni. Da questo lato c’è Stefano Ceccanti, che tramite i proprio social scrive: «Anche una volta che si smetta di esercitare un ruolo pubblico delicato non credo che debba venir meno l’impegno ad esercitarlo con disciplina ed onore. Nelle parole di Rocco Casalino di oggi sui cancri da estirpare in uno dei partiti che ha sostenuto lealmente il Governo per cui lavorava non c’è né l’una né l’altro».

Nella giornata di ieri però va segnalata anche una lieta e importante notizia, visto che il Capo dello Stato Sergio Mattarella è stato sottoposto al vaccino per il Covid-19. La fotografia in cui si può osservare il Presidente seduto in sala d’attesa per verificare che l’iniezione non provochi fastidi è diventata virale in pochi minuti. Ha trasmesso ancora una volta a tutti quel senso di umanità incredibile, di cui in più occasioni Mattarella si è reso protagonista. La lotta alla pandemia passa necessariamente attraverso la vaccinazione della popolazione, ma lui non aveva voluto approfittare della propria posizione per saltare file, attendendo fino a oggi di potersi sottoporre alla sua dose anti Covid-19. «Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere. Di fronte a una malattia così fortemente contagiosa, che provoca tante morti, è necessario tutelare la propria salute ed è doveroso proteggere quella degli altri, familiari, amici, colleghi» erano state le sue parole nel discorso di fine anno. La speranza è che questo sia il primo passo di una marcia che condurrà il Paese fuori dall’emergenza. La prima pietra posata dal Costruttore.

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