L’orologio scorre lentamente. Nonostante questo però i due giorni richiesti da Enrico Letta per valutare se accettare o meno la possibile offerta della segreteria del Partito Democratico scorreranno molto velocemente. In breve tempo le voci di un PD guidato dall’ex premier sono diventate talmente concrete da costringere lo stesso interessato a chiedere del tempo per valutare attentamente la sfida che lo attende. Perché davanti a sé non c’è solo la gestione di una forza di maggioranza, quella sarebbe quasi una passeggiata per così dire.

Sul tavolo, un po’ come per Mario Draghi sotto un certo punto di vista, c’è un piano di riforme che sono diventate ormai necessarie. Il partito ha perso la propria bussola e soprattutto la propria identità. Cosa è e cosa vuole diventare il PD? Se i nuovi alleati della coalizione, ossia il M5s, hanno infatti scelto di affidarsi alle mani di Giuseppe Conte, cambiando radicalmente tutto il proprio modo di intendere e fare politica, i Dem sono alla ricerca del loro professore. Un trascinatore in grado di risolvere tutti i problemi, anche a tempo determinato sia chiaro. Nel partito tutti sono pronti a smettere di alimentare correnti, unirsi momentaneamente per iniziare la risalita e affidarsi non a un prof. ma a un direttore, capace di costruire una melodia unica e capace di trascinare il partito alle elezioni. E letta, guarda il caso, dirige proprio la Scuola di affari internazionali dell’Istituto di studi politici di Parigi.

Ecco che così tutti magicamente sono d’accordo ad aprire le porte a Letta. Ma attenzione, ci sono sempre interessi secondari da non dover sottovalutare. Se infatti quelli che in molti sono considerati gli ex renziani Delrio e Nardella aprono al suo arrivo, dall’altro lato però specificano che il suo ruolo dovrebbe essere a tempo. Una guida necessaria ora che c’è il Covid-19 e di cui Draghi ha bisogno per continuare a lavorare con serenità. Ma quando tutto questo sarà finito, allora Letta dovrebbe farsi da parte e far spazio a Stefano Bonaccini. Quest’ultimo però attraverso i propri social non lascia trasparire strategie, aprendo a un arrivo di Letta. «Serve che il Pd indichi soluzioni ai problemi di cittadini, famiglie e imprese, non occuparsi di dinamiche interne. Parlare al Paese, non a sé stesso. Per quanto riguarda il segretario Enrico Letta personalità autorevole e adeguata. Apriamo insieme una nuova fase costituente».

Dall’altro lato però ci sono anche altre personalità, vedi quelle di Dario Franceschini e Nicola Zingaretti, che sono davvero alla ricerca di stabilità e che puntano a una crescita costante in vista delle elezioni del 2023. In questo caso però sarebbe necessario blindare Letta alla guida del PD, portando avanti le sue idee, i suoi progetti di riforme e soprattutto le sue scelte per le liste elettorali. L’ex premier sa di correre un rischio a guidare ora i Dem. Sarebbe un salvatore ma quando la tempesta passerà chi gli garantirà di rimanere in sella senza contraccolpi esterni? Sarà qui che si deciderà davvero la partita.

Ci sono poi le parole di Bettini al Corriere della Sera di ieri mattina, che incorona il possibile arrivo dell’ex premier alla guida del partito, ma che è attento a non sbilanciarsi troppo. «Letta è una figura molto forte e competente. La stimo e la rispetto. Non avrei alcuna preclusione nel sostenerlo. Tuttavia qualsiasi sia la scelta del nome che prevarrà nell’Assemblea nazionale, essa dovrà garantire quel confronto nel Pd che non può ulteriormente attendere. Per quanto mi riguarda questo confronto lo sosterrò con l’orgoglio di ciò che è stato realizzato da Zingaretti negli ultimi due anni». Insomma un detto non detto. Un sostengo non sostengo, che però non preoccupa Letta. Lui continua a guardare l’orologio e aspettare che le lancette completino il proprio scorrere.

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