Ed è già polemica. L’avventura alla guida del Partito Democratico per Enrico Letta è iniziata nella giornata di ieri, ma l’ex premier è già al centro della scena dopo il suo lungo discorso pronunciato durante l’Assemblea. Grazie a questo aveva esposto i temi, i punti cardine e soprattutto le idee che il partito con lui alla guida dovrà rispettare e seguire. Un decalogo Letta vero e proprio, a differenza di quello zingarettiano che deficitava un po’, in quanto praticamente non conosciuto da nessuno. Ma da quando Draghi occupa Palazzo Chigi e l’amergenza impazza nel Paese i partiti hanno dovuto mettere da parte le proprie frizioni. Solo che ogni scusa è diventata buona per litigare, purché resti fuori dalle vere esigenze e non intralci il lavoro del governo.

Dopo il caos per le candidature di Roma, in cui anche gli “alleati” politici PD-M5S avevano aperto un dibattito, questa volta è una delle tematiche toccate da Letta ad accendere la miccia. È il caso dello Ius Soli, che riesce a far scattare il leader dell’unico partito che al momento sembra essere saldo al comando e all’interno della maggioranza: Matteo Salvini. «Solo un marziano, solo uno che arriva da Parigi o da Marte, in un Paese con le scuole chiuse, gli asili chiusi, le università chiuse, le fabbriche in difficoltà e gli italiani che hanno problemi di salute fisica e mentale, si occupa di regalare cittadinanza agli immigrati. Se è stata una caduta di stile lo dica noi siamo al governo per fare le cose serie e lo Ius Soli non è una cosa seria. Ricordo al distratto parigino Letta che l’Italia è il Paese europeo che concede più cittadinanza. Se parla di Ius Soli vuol dire che vuole far cadere questo governo» il commento del leader della Lega.

Sarà stata una tattica secondo alcuni o sarà frutto del caso, quel che è certo è che se l’obiettivo di Letta era quello di ridare lustro al partito, riportando in cima alle cronache il proprio nome, questa sembra essere la strada giusta. La sfida alla destra è stata lanciata apertamente. Il ritorno da Parigi è avvenuto per vincere le elezioni e non per perderle. E qualcosa sembra essere cambiato davvero tra i Dem, con il capogruppo alla Camera Delrio che prontamente difende il proprio segretario: «Su ius soli Salvini fa risibili accuse a Letta e minacce al governo. Cosa si può o non si può discutere lo decide liberamente il Parlamento. Grazie alla Costituzione».

È bastato così poco per tornare al centro del dibattito, un tema fuori agenda al quale lo stesso Letta sa di non potersi aggrappare troppo. Le priorità adesso sono altre e il sostegno a Draghi ha la precedenza su tutto. Ma questo non vieta nel frattempo di provare a riconquistare spazio, legittimità e consensi. Anche perché in quell’alleanza di cento sinistra con i cinque stelle la gara su chi dovrebbe essere a guidare la coalizione è ancora tutta da giocare. E anche qui Letta sceglie di staccare nettamente la gestione Zingaretti che aveva fatto storcere il naso a molti. Giusta l’alleanza, ma visto che all’interno di questa dovranno per forza di cose, e di numeri, rientrare anche Azione, Italia Viva e Liberi e Uguali, a guidarla dovrebbe essere un candidato Dem. L’ex segretario invece aveva scelto di seguire le orme MoVimento 2.0 e puntare tutto su Giuseppe Conte. Tutta un’altra musica insomma.

Ma, come scrive Claudio Velardi in un suo bellissimo articolo nella giornata di ieri apparso su Buchi Neri, «la cosiddetta identità di un partito non si misura nei discorsi o nelle dichiarazioni di intenti. L’identità di un partito è nella sua funzione, nel ruolo politico che svolge, non nel bla bla – veramente insopportabile anche perché uguale a sé stesso da un trentennio – del ritorno ai militanti, del dialogo con i territori, dell’unità interna coatta. Così come un detergente per parquet si sceglie per come pulisce un pavimento, a un partito si dà fiducia per le risposte ai problemi, non se diffonde volantini». E a una prima impressione Letta ha capito come sbrogliare la matassa. Le parole possono servire in un primo momento a stringere i ranghi e far capire che il blocco storico vicino al partito potrà ancora far affidamento su di lui; ma poi c’è anche il nuovo che avanza, che vuole vedere i fatti e cerca risposte immediate ai problemi reali e alla lotta che vede il PD soccombere, nei numeri, contro il centrodestra. Per trovare queste soluzioni servirà un po’ più di tempo, ma stando alla reazione di Salvini dopo neanche 24 ore dall’elezione di Letta a nuovo segretario Dem la strada sembra esser stata tracciata.

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