«La scorsa settimana abbiamo detto molto chiaramente che il rapporto rischi/benefici del vaccino AstraZeneca rimane positivo». Basterebbero queste parole del direttore esecutivo dell’EMA, l’Agenzia europea per i medicinali, per effettuare un riassunto di quelle che sono state le tanto attese dichiarazioni arrivate nella giornata di ieri dell’organo preposto al controllo e all’indagine del vaccino AstraZeneca, finito nelle ultime giornate sui banchi degli imputati. Come mai la scelta del plurale? Perché i banchi sono stati prima quelli dell’opinione pubblica, con i media che hanno dato il via a una scia di panico incontrollabile, e poi quelle delle Procure che sono passate al sequestro dei vaccini.

Il tutto ha dato il via a un domino di comportamenti copia e incolla, che hanno portato anche altri paesi dell’Unione a mettere in dubbio la validità del prodotto sul quale però si aveva puntato fin dall’inizio. Senza considerare poi che i casi che sono stati gli apripista per il resto del continente europeo, neanche a dirlo, sono stati ovviamente quelli italiani. Ovvio che se un lotto dei vaccini di AstraZeneca risulti non idoneo alla somministrazione allora diventa necessario far in modo che questo non sia utilizzato. Diventa necessario che si capisca il motivo per cui quel lotto sia entrato in circolazione e diventa necessario evitare che la cosa si ripeta. Diventa necessario.

Ma non è stato bloccato un solo lotto, che tra le altre cose è stato somministrato senza riportare nella quasi totalità dei casi alcuna problematica sbandierata sui mezzi di informazione. Sono infatti sospese, almeno fino a giovedì, tutte le somministrazioni del vaccino inglese che però non fanno altro che rallentare la lotta al Covid-19 e, contemporaneamente, far annoverare nella lista dei morti un numero di nomi sempre maggiore. La situazione è tragica e si sceglie di frenare l’unico mezzo capace di guidarci fuori dal tunnel del virus. Ci sono 5 milioni di persone che sono già state vaccinate e fra queste in 30 soggetti sono stati riscontrati eventi trombotici, in particolare cerebrali.

«Quando si vaccinano milioni di persone, è inevitabile avere incidenza di malattie che si registrano dopo la vaccinazione». Sono queste le parole che Emer Cooke, dir. esecutivo EMA, pronuncia nella giornata di ieri, ma che devono risultare indispensabili per comprendere la situazione. Ogni anno in Italia assistiamo a 80 casi di trombosi venosa profonda ogni 100mila persone. Fino al giorno del blocco della somministrazione erano stati 800mila gli italiani a ricevere il vaccino di AstraZeneca e, stando ai numeri dell’Associazione Italiana di Epidemiologia, avrebbero dovuto verificarsi un numero di ricoveri compreso tra 42 e 64. Ma non è questo il caso per fortuna.

Però la domanda allora sorge spontanea. Se nell’immaginario comune il panico è stata l’unica soluzione, perché non si è scelto di basarsi esclusivamente sui numeri della scienza? D’altronde sono questi a far in modo che ci siano riscontri oggettivi. E se ci fossimo dovuti basare sui numeri, perché mai bloccare l’intera somministrazione dei vaccini? L’Italia, ma anche l’Europa, non può più permetterselo. Non è possibile costringere la popolazione a vivere lo stesso incubo ogni mattina da un anno a questa parte. Le difficoltà di contenimento ora vengono così amplificate dal blocco dei vaccini, che non fa altro che facilitare la portata della diffusione. Semplici considerazioni sia chiaro, che però sembra siano state condivise da molti.

«Coaguli di sangue sono avvenuti in pochissimi pazienti dopo la vaccinazione. Un comitato di esperti dovrà stabilire se c’è una relazione causa-effetto. Al momento non c’è alcuna indicazione che i vaccini abbiano causato questi eventi, che non sono apparsi nei trial clinici. L’incidenza di coaguli di sangue tra le persone vaccinate non sembra più elevata che nella popolazione generale. Siamo ancora fermamente convinti che i benefici del vaccino AstraZeneca siano superiori ai rischi di effetti collaterali». Che possono esserci in alcuni casi sia chiaro.

Ma se Cooke conclude in questo modo il suo intervento, adesso non resta che sperare che giovedì vengano sciolte tutte le riserve e si riparta, in maniera molto più netta e rapida. L’ordinanza di Figliuolo sulle dosi di vaccino che possono avanzare a fine giornata volge proprio verso questo credo. Fosse stato per il generale probabilmente sarebbe già ampiamente ripartito con la vaccinazione, ma non tutto dipende da lui sia chiaro. Ma anche il Presidente Draghi ha già iniziato a muoversi con anticipo, captando qualche segnale proveniente dall’Unione magari, contattando Macron per un confronto sulla ripartenza della vaccinazione di AstraZeneca. Le dichiarazioni preliminari dell’EMA sono state incoraggianti, ora però dalle parole si passi ai fatti. È un anno che non si aspetta altro.

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