Non una parola, un battito di mani o un tono qualunque. È stato il suono della tromba di Paolo Fresu il primo rumore che i presenti del parco della Trucca di Bergamo hanno potuto udire durante la giornata dedicata alle vittime del Covid-19. Da ora in avanti infatti il 18 marzo verrà ricordato come la Giornata nazionale in memoria di tutte le vittime dell’epidemia da coronavirus, secondo quanto stabilito dalla Legge approvata in Parlamento e che il Presidente della Repubblica ha promulgato nella giornata di mercoledì. Un momento di grande emozione che ha unito e commosso i presenti nello stesso ricordo di chi purtroppo non c’è più. Un atto dovuto e necessario, perché solo tramite la memoria è possibile non desistere davanti alle grandi sfide che ancora attendono il nostro Paese.

Lo sa bene anche Mario Draghi, presente ieri a Bergamo, che ha soffermato parte del proprio discorso proprio sul vero significato di quella cerimonia. «Questo bosco non racchiude solo la memoria delle tante vittime cui va oggi il nostro pensiero commosso. Questo luogo è un simbolo del dolore di un’intera nazione. Lo testimoniò già, con la sua presenza alla commemorazione del 28 giugno al Cimitero Monumentale, il Presidente della Repubblica. È anche il luogo di un impegno solenne che oggi prendiamo. Siamo qui per promettere ai nostri anziani che non accadrà più che le persone fragili non vengano adeguatamente assistite e protette. Solo così rispetteremo la dignità di coloro che ci hanno lasciato. Solo così questo bosco della memoria sarà anche il luogo simbolo del nostro riscatto» sono state le sue parole.

Il giorno della festa della donna il premier era stato molto chiaro, non avrebbe promesso nulla che non fosse veramente realizzabile. E così è stato fino a questo momento. Ma il dibattito scoppiato in questi giorni dopo lo stop dei lotti di AstraZeneca ha reso necessario qualche passaggio in più, qualche parola che potesse infondere speranza nell’animo di molti. Perché se è vero che le parole dell’EMA permetteranno di riprendere a vaccinare a ritmi serrati, è anche vero che in molti adesso hanno il timore di sottoporsi al siero anglo-svedese. Sì perché Draghi sa bene che non potendo imporre l’obbligo della vaccinazione, sarà costretto a confidare nel buonsenso di tutti. Ma fiducia e discernimenti non sembrano voler andare d’accordo in questi giorni. Certo il tutto potrebbe rientrare in breve tempo, ma per farlo sarà necessario che ognuno faccia la propria parte. A partire dal governo e arrivando alle fasce della popolazione.

«Il governo – e lo sapete bene – è impegnato a fare il maggior numero di vaccinazioni nel più breve tempo possibile. Questa è la nostra priorità. La sospensione del vaccino AstraZeneca, attuata lunedì con molti altri Paesi europei, è stata una decisione temporanea e precauzionale. Nella giornata di oggi (ieri ndr), l’Agenzia Europea dei Medicinali darà il suo parere definitivo sulla vicenda. Qualunque sia la sua decisione, la campagna vaccinale proseguirà con la stessa intensità, con gli stessi obiettivi». Messaggio chiaro e inequivocabile, come Draghi è solito fare. Parole precise che lasciano ben sperare per la conferenza dell’EMA, che avrebbe dovuto pronunciarsi di lì a poco in merito alla sicurezza del vaccino.

«Il vaccino AstraZeneca è sicuro, efficace, i benefici sono superiori ai rischi ed escludiamo relazioni tra casi di trombosi. La commissione sulla sicurezza dell’Ema non ha trovato prova di problemi di qualità o sui lotti». Parole che valgono oro quelle pronunciate da Sabine Strauss, a capo della commissione sulla sicurezza dell’Agenzia. Era difficile immaginare un responso diverso, lo avevamo scritto nella giornata di mercoledì. Ma in queste condizioni nulla può essere dato per scontato. Rapida ed entusiasta arriva così la risposta di Draghi: «Il governo italiano accoglie con soddisfazione il pronunciamento dell’Ema sul vaccino di AstraZeneca. La priorità del Governo rimane quella di realizzare il maggior numero di vaccinazioni nel più breve tempo possibile». Ma non basta e per aiutare a ritrovare quella fiducia che manca nella testa di molti arriva la dichiarazione che in molti volevano sentire: «Quando sarà il mio turno, sarò in prima linea per vaccinarmi con AstraZeneca. Mi fido della scienza e il vaccino resta la nostra arma più preziosa per combattere il virus. E sconfiggerlo». Domani si ricomincia, sperando di non dover più fermare la macchina vaccinale.

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