Durante gli ultimi dieci anni, il mondo dell’arte è stato impegnato in una fase di transizione che sta portando l’industria più redditizia del mondo della cultura a cambiare radicalmente le regole che hanno sempre contraddistinto i suoi meccanismi. Il collezionismo di opere d’arte è da sempre una grande passione delle classi maggiormente agiate di ogni società e osserviamo che le sue radici affondano profondamente nella storia, partendo da quella più antica fino ad arrivare a quella più recente.

Il collezionismo di opere d’arte ha sempre rappresentato non semplicemente un investimento di natura economica. La valenza che l’acquisto di un manufatto artistico è sempre stata in grado di rappresentare è legata a doppio filo con il peso che riesce a imporre sullo status dell’acquirente. Fregiarsi di essere un individuo capace di intendersi d’arte ha sempre rappresentato un valore aggiunto per ogni uomo e donna di potere e ancora di più presentarsi come un mecenate, interessato a sostenere il lavoro di artisti e creativi di ogni tipo, è stato per secoli un espediente in grado di catalizzare l’interesse dei potenti nei confronti del mondo delle arti  e della cultura.

Negli anni più recenti il pubblico del mondo dell’arte sta osservando una importante ondata di cambiamento, evidente in maniera specifica nella diversificazione del suo pubblico e negli atteggiamenti che i nuovi collezionisti tendono ad avere durante il loro approccio nella compravendita. 

Il mercato dell’arte del 900 ha osservato, sopratutto negli ultimi decenni del secolo, una progressiva tendenza all’allontanamento dell’interesse intellettuale. Un pubblico particolarmente colto e impregnato di ideali politici ha affollato le gallerie europee e americane durante gli anni che avevano seguito il secondo conflitto mondiale. Tale caratteristica ha lasciato spazio ad un interesse legato all’estetica dell’artista e delle sue opere, manufatti in grado di adornare dimore abitate da una nuova classe di arricchiti che spesso non possiedono il gusto per il bello che contraddistingueva i collezionisti delle decadi precedenti agli anni 80 e 90.

L’opera d’arte diventa un bene capace di definire il suo proprietario, manifestare le sue possibilità economiche, spesso viene acquistato proprio per la sua cifra tanto alta da suscitare l’attenzione della stampa e quindi del pubblico di insider. 

Gran parte delle acquisizioni di opere d’arte da parte dei privati viene riconosciuta con il termine di “investimento emozionale”: con questa espressione viene indicata la natura personale della spesa, nata dal gusto dell’acquirente che mette in primo piano la sua opinione sull’oggetto e solo sullo sfondo la possibilità di guadagno che potrebbe ricavare da un eventuale vendita futura dello stesso oggetto.

Con l’arrivo sul mercato delle nuove generazioni di Millennials, che stanno affacciandosi da poco come collezionisti nell’art sistem, gli operatori si stanno facendo cronisti di una nuova serie di esigenze che contraddistinguono questi nuovi acquirenti. Le abitudini dei ragazzi nati tra la gli anni 90 del xx secolo e i giovanissimi appartenenti alla cosiddetta generazione Z sono diametralmente opposte rispetto a quelle che hanno caratterizzato i collezionisti appartenenti alle generazioni determinati per il mercato dell’arte degli ultimi Trent’anni.

I millennials sono dei collezionisti d’arte fuori dalla norma. Alcune delle caratteristiche che li distanziano dai loro predecessori sono la tendenza ad osservare un’opera come un investimento di carattere economico senza tenere conto della sua precarietà dovuta alle forti e continue oscillazioni del mercato. I collezionisti più maturi hanno sempre teso verso la cautela quando si tratta di investimenti consistenti. Un’ulteriore novità è rappresentata dalle modalità di reperimento dell’opera d’arte di interesse.

L’entrata in scena dei social network si sta dimostrando determinante: attraverso le piattaforme digitali i giovani collezionisti hanno tra le mani un portale che consente l’accesso ad un infinita serie di artisti che pongono sotto gli occhi di un vastissimo pubblico i propri lavori. Questo fattore ha determinato anche un nuovo livello di competitività tra i creativi. L’esigenza di poter offrire al pubblico di appassionati e collezionisti una prospettiva della propria arte nella maniera più attraente possibile ha spinto gli addetti ai lavori a specializzarsi anche nel settore della comunicazione: tassello ormai determinante nella riuscita di un progetto artistico.

Le nuove generazioni di collezionisti sono anche accomunate dall’esigenza di ottenere il proprio oggetto del desiderio nella maniera più veloce ed immediata possibile. La tendenza a scavalcare gli operatori del mercato, gli art advisor e i galleristi, per potersi confrontare direttamente con gli artisti (comunicazione facilitata enormemente ancora una volta dal subentrare dei social network) e richiedere loro informazioni riguardante le produzioni in atto e la possibilità di acquistarle sta divenendo sempre più comune. 

Il profilo del collezionista di giovane età spesso si va ad intersecare con il cosiddetto “art lover”, coloro che seguono con passione le vicende del mondo dell’arte contemporanea sui social network e sostengono i loro artisti favoriti come veri e propri fan. Il mondo dell’arte sta modificando il proprio atteggiamento nei confronti di un pubblico da un lato sempre più diversificato ma allo stesso tempo tendente ad uniformare il proprio gusto, determinato dai trend e direzionato verso l’omologazione. 

Il merito dell’apertura del mondo dell’arte ad un pubblico più vasto ed eterogeneo va sicuramente riferito alle nuove generazioni. L’abbattimento delle barriere che hanno prodotto l’assenza di inclusione in un settore anacronisticamente elitario sta già manifestando le nuove e radicali differenze con il passato: sarà interessante osservare come queste divergenze andranno sempre più ad affondare il solco che divide i millenials e i giovanissimi ragazzi della generazione Z con le generazioni cresciute in un mondo in fase di transizione economica, tecnologica, politica e sociale.

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