✒️ – Di battaglia in battaglia, di proclama in proclama. Ci sono costanti che difficilmente potranno cambiare nel nostro Paese e una di queste è proprio quella del dibattito politico. E pensare che con l’arrivo di Draghi qualcuno si era illuso che una piatta serenità avrebbe governato l’agenda mediatica. Niente di tutto questo si verificato, visto che il panorama mediale è riuscito a proiettare in alto nei dibattiti social, quelli da bar non sono più consentiti per colpa di tutte le varie zone rosse e dei divieti, un argomento che in Italia divide dai tempi che fu. Lo Ius Soli. A portarlo, o meglio riportarlo, in auge neanche a dirlo è stato quell’Enrico Letta tornato in Italia per dare una svolta al Partito Democratico.

Quale miglior modo se non arrivare attirando su di sé telecamere e articoli per alcuni giorni? Il governo non se ne cura tanto, anzi sarebbe facile immaginare che Draghi possa aver sorriso per il fatto di poter lavorare senza pressioni e giornalisti intorno a Palazzo Chigi. Il via vai dal Nazareno è stato continuo, al punto che gli argomenti programmatici del nuovo segretario sono stati veramente tanti da dover gestire a un certo punto. Niente però ha fruttato come la provocazione sullo Ius Soli, a cui Salvini e la Lega hanno prontamente risposto facendo solo il gioco dei Dem.

Tale espressione giuridica indicherebbe l’acquisizione della cittadinanza come conseguenza del fatto di esser nati sul territorio italiano. In parole povere significherebbe dare la cittadinanza non in base alla provenienza dei genitori. Oggi questa sarebbe “regolata” dalla legge 91 del 1992, in cui chi è nato in Italia da genitori stranieri non può diventare cittadino se non prima del compimento dei diciotto anni e con l’obbligo di aver mantenuto la residenza su territorio italiano.

Stringenti norme, che non sono seguite allo stesso modo nel resto del mondo, che invece punta maggiormente a facilitare il sistema di integrazione e regolamentazione della cittadinanza per gli stranieri. In paesi come Stati Uniti, Canada o America Meridionale questo si applica senza alcun tipo di condizioni. In Europa anche ci sono particolari differenze. In Francia basta aver vissuto cinque anni sul territorio, oltre al requisito della nascita ovviamente. In Germania un bambino può chiedere la cittadinanza a patto che uno dei genitori abbia il permesso di soggiorno da almeno tre anni e viva in Germania da otto.

Obblighi evidentemente differenti rispetto a quelli imposti dal nostro Paese, che spinge molto sulla controparte dello Ius Soli, ossia lo Ius Sanguinis. Il diritto per cui un figlio riceva per trasmissione la cittadinanza del genitori. Roba medievale quasi si potrebbe dire questo diritto di sangue. Una volta era un principio attraverso il quale i re trasmettevano il potere, la corona e le incombenze del monarca ai propri figli, maschi, e a cui tutta la popolazione doveva obbedire. Evidente che questi sistemi politici non siano più attuali, o ipotizzabili, eppure una sorta di retaggio, del tutto sbagliato, sembra continuare a perpetrarsi nel tempo.

Certo per alcuni ci sono problemi più urgenti, il Covid-19 e le vaccinazioni lo sono senza ombra di dubbio, ma che fare con tutti quei dilemmi che dovevano essere risolti tempo fa? Lo Ius Soli è sicuramente uno di questi e sarà un argomento da dover affrontare presto, speriamo, o tardi, speriamo di no. Se poi è vero quel che si dice, ossia che tutto il mondo è paese, allora forse bisognerebbe darsi evidentemente una mossa.

L’ESPRESSIONE

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