Dicasi richiesta di rinvio a giudizio quell’atto in base al quale il Pubblico Ministero domanda che un soggetto sia chiamato a rispondere in sede dibattimentale del reato i cui estremi soggettivi e oggettivi sono indicati nel capo di imputazione. Questa è la lezione, se così si può chiamare, che il leader della Lega Matteo Salvini ha dovuto studiare negli ultimi giorni, dopo che il PM di Palermo ha chiesto per lui il rinvio a giudizio per i fatti relativi alla vicenda Open Arms.

A Salvini viene contestato l’operato durante la gestione dello sbarco dei 147 migranti della ong, che era stata costretta per diciannove giorni ad attendere di poter far sbarcare i propri passeggeri. L’allora Ministro dell’Interno non aveva concesso all’imbarcazione il Pos, ossia il place of safety o porto sicuro di sbarco, per poter permettere ai migranti di sbarcare sulle coste di Lampedusa. La scelta era stata difesa dal primo al 20 agosto, quando il PM di Agrigento Luigi Patronaggio aveva stabilito il sequestro preventivo di Open Arms, dopo aver constatato precarie condizioni igieniche e di sicurezza. Solo in quel caso il blocco venne ritirato e per forza di cose la nave poté far scendere a terra i propri passeggeri.

Salvini in passato, poco prima della fine del governo Conte I, aveva dichiarato di non temere il possibile giudizio dei giudici. Intimando quasi di essere rinviato a giudizio per poter poi difendere davanti a tutto il Paese la propria scelta, che doveva far di lui un eroe e non un sequestratore. Discorso simile anche per la vicenda contestata a Catania per la vicenda Gregoretti. Il leader della Lega è sempre stato convinto, come anche il suo avvocato, del fatto che la ong avesse potuto sbarcare in qualunque altro porto e non solo in quello italiano. In primo luogo la barca avrebbe dovuto recarsi verso Malta e non l’Italia; senza considerare il fatto che battesse bandiera spagnola.

In ballo però c’è anche il nome di Giuseppe Conte, ormai non più Presidente del Consiglio. C’è chi sostiene che sia il caso Open Arms che quello Gregoretti siano in realtà merito, o forse è meglio dire opera, proprio dell’ex premier, che aveva scelto di cambiare maggioranza chiudendo “al meglio” il rapporto con Salvini. Solo che poi c’è anche chi sostiene che Conte non possa non esser preso in considerazione all’interno del rinvio a giudizio in quanto a capo del governo c’era lui e non il leader della Lega, nonostante era evidente a tutti che l’avvocato del popolo fosse solo il vicepresidente dei due vicepresidenti.

A difesa di Conte ci sarebbe il fatto che nonostante la linea salviniana lui abbia fatto pressioni, attraverso una lettera, sull’allora Ministro degli Interni per consentire gli sbarchi. In aula il procuratore Lo Voi però prova a giustificare la richiesta univoca per Salvini con le seguenti parole: «Il Presidente Conte si è espresso in maniera chiarissima sul fatto che la responsabilità dell’atto amministrativo di concessione del Pos risalisse alla competenza esclusiva del Ministero dell’Interno così come ha fatto la Ministra Lamorgese, gli altri testimoni e il Ministro Di Maio. Non si trattò di un atto politico, ma amministrativo, mai condiviso in Consiglio dei Ministri».

Eppure qualcuno replica in maniera netta a queste affermazioni in base all’Art. 95 della Costituzione italiana: «Il Presidente del Consiglio dei Ministri dirige la politica generale del Governo e ne è responsabile. Mantiene l’unità di indirizzo politico ed amministrativo, promuovendo e coordinando l’attività dei Ministri». Dirige la politica e ne è responsabile sembra essere un buon motivo per poter dire che non spetterebbe solo a Salvini quanto detto poco sopra, ma se è vero che la scelta non venne dibattuta ma fu una presa di posizione esclusiva dell’allora Ministro dell’Interno, come sostenuto da Lo Voi, ecco che l’ex premier è fuori dai giochi.

Inoltre, sarebbe inopportuno e scorretto non citare il prosieguo del sopra citato Articolo 95, che recita: «I Ministri sono responsabili collegialmente degli atti del Consiglio dei Ministri, e individualmente degli atti dei loro dicasteri». I Ministri sono dunque responsabili degli atti dei loro dicasteri, che non dipendono direttamente da Palazzo Chigi. Caso chiuso, almeno per uno dei soggetti citati in ballo in questi giorni. Discorso diverso per Salvini, che però il 17 aprile presenterà la propria linea difensiva. Niente è ancora deciso e intanto il leader del Carroccio, per citare alcune sue dichiarazioni, sembra essere «l’imputato più tranquillo sulla faccia della terra».

Vignetta a cura di Carmine Sannino

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