Nella piazza centrale del quartiere San Lorenzo, a Roma, sta prendendo forma l’opera “Fantasia in Piazza”, dell’artista Leonardo Crudi. Le lastre in marmo nero di Piazza dell’Immacolata fanno da tela ad un enorme disegno dalle forme geometriche e vernici sgargianti. A vedere l’opera dall’alto, sembra di osservare un grande tarocco marsigliese, dentro al quale ogni persona, che lo attraversa in ciascuna delle molteplici direzioni possibili, ritrova un messaggio, una simbologia; chi scrive, ad esempio, vi legge un messaggio di energia cosmica e allegria universale e, osservando le linee verticali che si sviluppano nella direzione della chiesa, sembra anche che la pittura sia il riflesso, proiettato all’esterno, della vetrata incastonata nel rosone dell’edificio sacro, che i due artisti sono stati capaci di catturare.

Molti, riportando la notizia, hanno parlato di riqualificazione di un spazio del quartiere in cui effettivamente si concentrano il piccolo spaccio, la micro-criminalità e i fenomeni di grave disagio sociale ed infatti Fantasia in Piazza è una delle dieci  vincitrici del bando regionale Lazio Street Art, il cui dichiarato scopo è «la valorizzazione e la riqualificazione in chiave culturale di luoghi e beni dei comuni del Lazio»; ma la parola ‘riqualificazione’ viaggia lungo un sottile confine, oltrepassato il quale sembra sussistere il concetto secondo cui il cambiamento positivo di un quartiere non sia destinato esclusivamente ai cittadini, ma sia ad usufrutto delle istituzioni e dei privati, ovvero che tale cambiamento, il più delle volte riscontrabile a livello superficiale (quello della visuale, del piacevole panorama) e non sostanziale, sia pensato per soddisfare le esigenze di privati in ambito economico, in altre parole entro il campo della spendibilità del mattone presso uno specifico quartiere. In sostanza, il termine di cui sopra si potrebbe pericolosamente legare a quello di ‘gentrificazione’, che di fatto non cura le ferite di un quartiere, semplicemente ammanta di gusto radical-chic un quadrante popolare e costringe gli eventuali piccoli spacciatori ed i senzatetto a spostarsi di qualche metro – è quanto successo nel quartiere Pigneto, sempre a Roma, che, nonostante l’importante operazione di gentrificazione, continua a interessare la cronaca locale a causa della sopravvivenza dei circuiti di spaccio.

Con “Fantasia in Piazza” Crudi non si prefigge di abbellire il quartiere, di rendere piacevole alla vista uno degli snodi pedonali maggiormente lasciati all’incuria; anzi, sembra perseguire tutt’altra finalità, da definirsi senza ombra di dubbio nobilitante, ed intuibile nella (per fortuna) lunga lista delle associazioni popolari di quartiere strettamente coinvolte nella realizzazione del progetto per Piazza dell’Immacolata: affiancato da  Libera Repubblica di San Lorenzo, ANPI San Lorenzo, Atletico San Lorenzo, Civico San Lorenzo, Communia, Esc Atelier, Il Grande Cocomero, La GRU – Germogli di Rinascita Urbana e Nuovo Cinema Palazzo, l’artista ha infatti immaginato un urbanismo tattico – ovvero un’azione che persegue l’intento di ricordare lo scopo originale di uno spazio – orientato al benessere degli abitanti del quartiere, in particolar modo dei bambini che attraversano lo spazio in questione, i quali potranno godere di una porzione di spazio per conoscere e sperimentare nuove modalità di educazione formale e informale, come una grande campana creata con le pitture, e non coi gessetti, così che né la pioggia né i piedi dei passanti e neppure il tempo che passa possano cancellarla.

Tutta l’arte di Leonardo Crudi è immaginata, in realtà, con le medesime modalità finali: nei manifesti cartacei di Crudi, interamente dipinti a mano, e nei suoi murales la città è sia appendice del poster, qualcosa che completa l’opera, come gli arti completano un busto umano, ma è anche un elemento che dona vita al disegno, che gli permette di invecchiare come fanno le persone: le piante infestanti che risalgono il muro su cui è attaccato il manifesto, lo sporco cittadino che giace ai piedi del poster, la pioggia che ne fa staccare gli angoli, i passanti con velleità artistiche e i graffitari di quartiere che disegnano i baffi, i dentoni e le tag su un Orson Welles o un Nicolino Pompa, conferiscono tutti al poster vitalità, dinamismo, lo fanno cambiare ed invecchiare. Così accadrà all’enorme dipinto sul lastricato di Piazza dell’Immacolata, il quale non determinerà la risoluzione delle molteplici problematiche di San Lorenzo (le stesse di moltissimi quartieri della Capitale), ma offrirà a tutti un’occasione per fermarsi su quel rettangolo cittadino e viverlo in modo differente da come si era soliti fare.

Essere cittadini non equivale a sopravvivere in una prigione di calce e mattoni e questa ne è e ne sarà la prova.

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