«Vorrei che il messaggio di oggi a voi fosse un messaggio di fiducia, un messaggio di fiducia a tutti gli italiani». È questo il senso della comunicazione che Mario Draghi propone nella giornata di ieri in Senato, in vista del Consiglio europeo che andrà in scena nella giornata di oggi e di domani. Il premier ha così esposto i principali temi che verranno trattati durante le prossime giornate e sui quali spera di ottenere risposte concrete: la risposta alla pandemia di Covid-19, l’azione sul Mercato unico, la politica industriale, la trasformazione digitale, le relazioni con la Russia e la situazione nel Mediterraneo orientale.

Eppure il vero discorso si apre strizzando l’occhio a un fatto non inerente a quanto detto, ma di respiro più internazionale. «Prima di tutto però vorrei esprimere forte soddisfazione per la partecipazione del presidente degli Stati Uniti Joe Biden ad un segmento del Consiglio europeo. La sua presenza conferma la reciproca volontà di imprimere, dopo un lungo periodo, nuovo slancio alle relazioni tra l’Unione europea e gli Stati Uniti. Nel mio primo discorso in Senato ho indicato come l’ancoraggio alle relazioni transatlantiche sia insieme all’europeismo uno dei pilastri della politica estera di questo Governo. Intendiamo perseguirlo sia sul piano bilaterale, sia negli ambiti multilaterali, come la Presidenza italiana del G20».

La presenza di Joe Biden avrà un valore particolare, riportando al centro dell’attenzione l’importanza strategica dell’Europa nel blocco che divide il paese a stelle e strisce dalla Russia e dalla Cina. Questioni geopolitiche che Draghi conosce molto bene, e che non intende lasciare indietro. L’uscita di scena dell’ex presidente Trump è stato uno di quei fattori esterni che hanno poi compromesso il precedente inquilino di Palazzo Chigi. Ma la questione qui è diversa e la presenza di Biden potrebbe influire, e non poco, anche su questioni più urgenti dell’Unione. Una su tutte quella relativa ai vaccini.

«Ad un anno di distanza – sottolinea Draghi – dobbiamo fare tutto il possibile per una piena e rapida soluzione della crisi sanitaria. Sappiamo come farlo; abbiamo quattro vaccini sicuri ed efficaci, tre sono già in via di somministrazione e il quarto, quello di Johnson & Johnson, sarà disponibile da aprile. Ora il nostro obiettivo è vaccinare quante più persone possibile nel più breve tempo possibile». E non sono solo le parole ma i fatti a parlare davvero per il premier, visto che nonostante il blocco di AstraZeneca, poi superato, e i problemi insiti nel rapporto con le Regioni, il piano del generale Figliuolo procede e nelle prossime settimane punta a decollare definitivamente.

Non è un caso, come sottolinea anche Draghi, che nelle prime tre settimane di marzo la media giornaliera delle somministrazioni sia stata quasi di 170.000 dosi giornaliere. Praticamente più del doppio di quelle che venivano effettuate nei due mesi precedenti. «Questo è avvenuto nonostante il blocco temporaneo delle somministrazioni di AstraZeneca, che sono state in parte compensate con un aumento delle vaccinazioni con Pfeizer, ma il nostro obiettivo è portare presto il ritmo delle somministrazioni a mezzo milione al giorno. Accelerare con la campagna vaccinale è essenziale per frenare il contagio, per tornare la normalità e per evitare l’insorgere di nuove varianti».

Ma sul tavolo del dibattito c’è anche il grande problema della ripartenza. Il governo non sembra voler sottovalutare nulla e non vuole smentire quelle che sono state le dichiarazioni programmatiche pronunciate da Draghi il giorno della fiducia. Non è un caso che il premier spinga in questo senso ad analizzare la situazione epidemiologica per poter riaprire le scuole, tema quanto mai centrale in questi mesi. «Ora stiamo guardando attentamente – anche ieri c’è stata una riunione della cabina di regia – i dati sui contagi, ma se la situazione epidemiologica lo permette cominceremo a riaprire la scuola in primis. Cominceremo a riaprire almeno le scuole primarie e la scuola dell’infanzia, anche nelle zone rosse, allo scadere delle attuali restrizioni, ovvero speriamo – sottolineo che è una speranza – di poterlo fare, subito dopo Pasqua».

Tanti e vari gli argomenti che verranno affrontati in questi giorni, che saranno però fondamentali per il destino del Paese. Ma tralasciando gli eventuali giochi geopolitici e transnazionali, che saranno comunque fondamentali vista anche la presenza di Biden, il tema sarà senza dubbio quello della ripresa. Il Next Generation EU è sempre più vicino, Gentiloni parlava della possibilità di ricevere una prima tranche già nel mese di giugno, ma per ottenerla servirà non tergiversare. Bisogna dunque essere «consapevoli della necessità di agire urgentemente, con efficacia, senza perdere un attimo».

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