La pazienza è finita. Il motivo è presto detto, se non si cercherà di arginare i continui ritardi e le possibili controindicazioni che arrivano dai vaccini non si potrà pretendere che le campagne vaccinali proseguano a ritmi serrati. Perché si può disporre del maggior numero possibile di dosi, anche se al momento non è così, ma se i cittadini non avranno fiducia nel prodotto, nel proponente, allora tutto si risolverà in un nulla di fatto. Le polemiche relative all’unione e alla “sola”, ci si passi il termine, vaccini è ormai un tema all’ordine del giorno.

Diventa però necessario fare alcune precisazioni. L’Unione ha firmato accordi con case farmaceutiche con i fondi che sono stati messi a disposizione dai paesi membri, i quali però inizialmente sono stati restii ad aumentare le proprie offerte nonostante la richiesta esplicati da parte dei vari Ministeri. Ma il vero problema non sono i soldi, sui quali qualcuno si interroga, quanto piuttosto le consegne delle dosi. Eppure dei contratti firmati fino a questo momento, tre per la precisione, solo uno non rispetta le scadenze e crea problemi ai vari paesi membri, AstraZeneca.

Il premier Draghi sembra essere l’ariete dell’Unione in questo momento. L’unico ad avanzare quelle affermazioni che in realtà altro non sono che un segreto di pulcinella. Tutti le conoscono, anche se nessuno sembra volerne parlare. I cittadini si sentono traditi, ingannati da quanto sta accadendo. L’Italia è stata protagonista assoluta del Consiglio, sia per la presenza di Mario Draghi sia per i fatti di Anagni. Il premier ha richiesto a Ursula von der Leyen se fosse d’accordo sul fatto che le dosi localizzate in Belgio e in Olanda restassero all’interno dell’Unione europea, in tutto o in parte. Conferma arrivata poi durante la replica del presidente della Commissione.

C’è stato poi in questo senso il discorso transatlantico. La presenza del presidente degli Stati Uniti Joe Biden non è passata inosservata e lo stesso Draghi potrebbe aver costruito parte della propria strategia su questo. L’apertura del presidente a stelle e strisce verso il continente europeo è sotto gli occhi di tutti, d’altronde i rapporti con Russia e Cina vanno tenuti sotto controllo e quale soggetto migliore se non quello più vicino a loro. Lo stesso Draghi però vuole volgere a proprio vantaggio la situazione, magari provando a strappare dosi di vaccino bloccate negli Usa e inutilizzate. Per farlo sarà necessario però un dialogo costante oltreoceano. Intanto si è cercato di porre le basi, basti pensare all’invito a prendere esempio dall’unione dei mercati dei capitali, un’unione bancaria completa ispiratrice per rafforzare il ruolo internazionale dell’euro.

Dopo il discorso vaccini è stato ovviamente dibattuto uno dei temi che tanto in questi giorni hanno fatto discutere: quello del certificato verde digitale. O meglio, quello del passaporto vaccinale. È incontrovertibile il fatto che sia indispensabile per garantire sia una ripartenza sicura che un input, una spinta, a far sì che anche i più dubbiosi capiscano la necessità di doversi sottoporre alla propria dose. Draghi avrebbe appoggiato la proposta della Commissione UE, sottolineando però come il tema rischi di restare inattuato a causa di alcune possibili discriminazione. Il ritardo nella somministrazione comporterà inevitabilmente un ritardo nella vaccinazione del Paese, e come fare a garantire un trattamento eguale a chi ha già ricevuto la propria dose e chi pur volendola non ha ancora avuto modo di farla? Soluzione che andrà trovata e che ogni singolo stato membro potrebbe individuare in maniera più o meno simile. Nella speranza poi di uniformarsi, così da poter iniziare a correre senza più deludere o ingannare nessuno.

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