✒️ – Scusa. Sorry. Désolé. Entschuldigung. Perdón. Desculpa. Извините. Συγγνώμη. 申し訳ありません. عذر.

Esistono così tanti modi nel mondo per poter chiedere scusa. Eppure vale il detto tutto italiano: paese che vai, usanza che trovi. E in alcuni casi questa usanza non prevede che vengano scelti questi termini dopo che si è fatto qualcosa di sbagliato. Certo, giudicare cosa sia giusto e cosa sia sbagliato rappresenta uno di quei dibattiti filosofici di cui sarebbe impossibile parlare in poche righe. Però è possibile analizzare comportamenti sbagliati anche solo per il fatto che una moltitudine di persone, dicasi cittadini, si trovino d’accordo nel condannarli come tali.

In questo senso ha tenuto particolarmente alta l’asticella del dibattito quanto accaduto in Germania nella scorsa settimana. La Cancelleria Merkel in particolare ha smosso gli animi di molti. Il volto più famoso della CDU aveva infatti annunciato che durante i giorni di Pasqua il paese sarebbe stato richiuso all’interno di un lockdown duro. Questo annuncio si è consumato a due settimane, esattamente quattordici giorni, dall’inizio delle restrizioni in questione, ma tanto è bastato per scandalizzare l’opinione pubblica e far tornare sui propri passi la Cancelliera.

La Merkel si è subito resa conto del proprio errore e non ha fatto altro che chiedere scusa. Incredibile. «Era stata varata con le migliori intenzioni e buone ragioni. Ma l’errore è mio e solo mio: alla fine sono io che ho la responsabilità per tutto, dato il mio mandato. Mi scuso con tutti i cittadini tedeschi» sono state le sue parole. Ed è qui che nasce quell’invidia per un paese che sta subendo le stesse restrizioni e privazioni di noi italiani, ma che quantomeno può contare su un trattamento umano da parte delle proprie forze politiche.

Sì perché se infatti in Germania non se la passano bene, qui in Italia non siamo da meno. Solo che di errori, incomprensioni, passaggi poco chiari e chi più ne ha più ne metta nell’ultimo periodo ce ne sono stati molti. Troppi. Dalle fughe di informazioni che a inizio pandemia hanno generato fughe e caos in tutta Italia alla scelta di usare solo social network per parlare alle ore più disparate, e notturne. La scelta di inondare il Paese di Dpcm. I ritardi nell’erogazione dei ristori. La questione scuola con tutte le rotelle che ne sono uscite. La scelta di dimenticarsi di tutto nell’estate delle discoteche aperte. La scelta di puntare tutto sui vaccini di AstraZeneca, il piano vaccinale inadeguato. I litigi con le Regioni e la gara con il Parlamento depauperato delle funzioni politiche necessarie per poter parlare di Stato democratico.

Si potrebbe continuare a lungo, ma forse non è il caso. Perché non è tanto il numero di errori o di gaffe, quanto piuttosto il fatto che per ognuna di queste vicende non si sia mai davvero fatto un passo indietro, con l’intento di guardare in faccia le persone colpite e chiedere loro scusa. Basta. Sarebbe stato semplice? Assolutamente si. Sarebbe costato qualcosa? Assolutamente no. Avrebbe potuto giovare nel rapporto umano che esiste tra eletti ed elettori? Probabilmente si. È stato fatto? No.

Perché in fondo poi si riduce sempre tutto a questo. Un mancato gesto, una mancata attenzione a quei piccoli dettagli che non fanno in realtà apparire sotto una cattiva luce. Sia chiaro, chi non fa non può sbagliare. Su questo non ci piove. Ma se poi facendo uno dovesse sbagliare nel chiedere scusa non ci sarebbe nulla di male. Siamo umani, motivo in più per capire che non esiste nessuno che valga più di altri o che possa ergersi sopra castelli costruiti sul nulla e retti solo da cariche istituzionali ricoperte. Umiltà sarebbe la giusta lezione da apprendere questa settimana.

L’ESPRESSIONE

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