«È stato in fila come gli altri utenti e le operazioni si sono svolte nei tempi previsti e successivamente ha atteso tranquillamente il quarto d’ora di controllo. Al termine è stato consegnato a lui e sua moglie il promemoria della vaccinazione effettuata». Sono queste le parole con cui Alessio D’Amato, assessore alla Sanità della Regione Lazio, ha raccontato la giornata vissuta da Mario Draghi all’hub della Stazione Termini a Roma.

Il premier, come aveva annunciato alcuni giorni fa, avrebbe aspettato il suo turno per sottoporsi alla dose di vaccino e così è stato. Ieri mattina Draghi alle 8:30 si è presentato al presidio medico dove ha ricevuto la propria fiala rigorosamente targata AstraZeneca. Gesto dovuto dopo tutte le polemiche scaturite per il blocco imposto dai vari paesi europei, Italia compresa, che ha avuto la conseguenza di rallentare l’intero piano vaccinale italiano, che già non brillava.

Cambio di passo netto negli ultimi giorni, sia per le scelte del generale Figliulo che per il dialogo aperto con i governatori, vero limite alla lotta al Covid-19 degli ultimi mesi. Proprio dal confronto nella conferenza Stato-Regioni dovrà passare la vera ripartenza per il Paese. Troppi ritardi e troppe diversità di trattamento. Mentre qui da noi si dibatte su quale vaccino somministrare a chi o quale categoria potrebbe essere più degna di passare davanti alle altre, in America si annuncia che gli over 16 saranno vaccinati a New York a partire dalla metà di aprile.

Loro sono agli adolescenti, in Italia lo stesso presidente Mattarella ha scelto di mettersi in coda mentre altri cittadini devono ancora sapere quando potrà toccare a loro. Intanto però ogni passo fatto potrebbe essere importante, anche sul fronte della comunicazione. Qui infatti è da segnalare il rebranding di Astrazeneca, che nella giornata di ieri ha annunciato di aver cambiato nome in Vaxzevria, con conseguente cambio di bugiardino.

Netto movimento in avanti anche da parte del governo però, che tramite un tweet del Ministro Speranza rende noto un nuovo protocollo che permetterà anche ai farmacisti di effettuare le vaccinazioni. Snellire e velocizzare il più possibile ove possibile. «Ho firmato il protocollo con regioni e farmacisti per far partire in sicurezza le vaccinazioni Covid nelle farmacie del nostro Paese. La campagna di vaccinazione è la chiave per chiudere questa stagione così difficile. Così si fa un altro passo avanti per renderla più capillare» sono state le parole del Ministro.

Intanto arrivano anche le raccomandazioni da parte della Commissione europea, che avverte gli stati membri di aver consegnato, attualmente, un numero di vaccini sufficiente per essere somministrato all’80% sia del personale sanitario che degli over 80. Rallentamenti a parte tutto questo potrebbe verificarsi nelle prossime settimane, visto che già nel Consiglio dei Ministri di oggi verrà discusso l’obbligo di vaccinazione per tutti gli operatori. Atto dovuto e indispensabile, perché a più di un anno dall’inzio della pandemia non è pensabile che alcuni non accettino un dono così prezioso. Troppi sacrifici sono stati fatti, adesso serve rialzare la testa e cominciare a ripartire.

2 pensieri riguardo “Cambio di passo e cambio di nome

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