Uno dei pochi argomenti di scontro che nelle ultime giornate ha occupato la dieta mediale degli italiani è stato senza dubbio la questione Copasir. Ma, citando uno dei personaggi interpretati dall’irraggiungibile Corrado Guzzanti, che cos’è questo Copasir? Ma soprattutto, a che serve e perché il leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni chiede con tanta insistenza la riassegnazione della sua presidenza? Per chi ovviamente avesse già ben chiare queste piccole, ma doverose, premesse, può tranquillamente iniziare a leggere il pezzo dal quarto capoverso. Giuro che non vi perderete nulla.

Cercando di essere il più breve possibile, il Copasir, o Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, è un organo nato nel 2007 in sostituzione del Copaco e che ha come principale obiettivo quello di esercitare il controllo parlamentare sull’operato dei servizi segreti italiani. Tra le sue altre funzioni però è presente anche la verifica in modo sistematico e continuativo che l’attività del sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica si svolga nel rispetto della Costituzione e delle leggi; inoltre può acquisire documenti e informazioni sia dal sistema di informazione per la sicurezza della Repubblica o altri organi della Pubblica Amministrazione, sia dall’Autorità giudiziaria o altri organi inquirenti in deroga al segreto istruttorio.

Sorvolando sulla questione delle funzioni però è l’aspetto della composizione a occupare un ruolo fondamentale in questa storia. Il Copasir infatti è composto da dieci soggetti, rispettivamente cinque deputati e cinque senatori nominati dai rispettivi Presidenti delle Camere, e aventi come presidente un membro di uno dei partiti che si trovano in quella fase politica all’opposizione. In questo momento a capo di tale organo si trova il deputato Raffaele Volpi, appartenente al gruppo della Lega.

Dopo una veloce spiegazione però arriviamo al vero motivo di dibattito. Come detto poco sopra, la presidenza del Copasir è assegnata in base ai partiti che si trovano all’opposizione, ma se in questo momento a capo di tale organo c’è un membro della Lega che però si trova a sostenere il governo che fare? L’equilibrio politico è evidentemente cambiato e solo il partito di Giorgia Meloni si trova dall’altra parte della barricata, chiedendo da tempo il passaggio di testimone a uno dei suoi uomini di fiducia. Ecco allora che l’argomento esplode definitivamente nella giornata di ieri quando arriva una nota congiunta del Presidente della Camera e del Senato in cui si rende noto che l’attuale Presidente Volpi non può essere obbligato a dimettersi.

«I Presidenti del Senato e della Camera, Casellati e Fico, hanno inviato una lettera al Presidente del Copasir, on. Volpi, con la quale hanno comunicato gli esiti delle loro comuni valutazioni rispetto alla composizione del Comitato e alla sua Presidenza, il cui assetto, a seguito della formazione dell’ampia maggioranza parlamentare di sostegno al Governo Draghi, non corrisponde più alle previsioni recate dalla legge n. 124 del 2007. Nella lettera i Presidenti spiegano le ragioni giuridiche in base alle quali non possono mettere in atto alcun intervento di carattere autoritativo sul Comitato. Non possono infatti né imporre dimissioni, né revocare i componenti, né sciogliere o dichiarare l’organo decaduto. Ne consegue che la richiesta formulata dai Gruppi di Fratelli d’Italia della Camera e del Senato, finalizzata a veder attribuita la Presidenza del Copasir a un parlamentare di opposizione, potrà essere soddisfatta esclusivamente attraverso accordi tra le forze politiche, che i Presidenti si riservano di verificare in sede di Conferenza dei Capigruppo. I Presidenti infine chiariscono che il Copasir allo stato attuale può operare nella pienezza delle sue funzioni».

Per farla breve, se non si trova un’accordo tra le parti tutto resterà immutato. Casellati e Fico individuano un modo per passare la palla ai partiti che, vista la situazione e la composizione della maggioranza, non sembrano intenzionati a portare la questione sullo scontro a tutto campo. Non è un caso che la stessa Lega con Volpi si rifaccia al precedente del 2009 con D’Alema, che venne nominato Presidente del Copasir durante il governo Berlusconi e che mantenne la sua carica nonostante l’arrivo di Mario Monti nel 2011 sostenuto anche dalla sua formazione. Insomma, se valutassimo la scena in puro stile common law non ci sarebbe scampo. Tale è la composizione e tale resterà.

Rapida e dura arriva la riposta in un’altra nota congiunta dei capigruppo di FdI alla Camera e al Senato, Francesco Lollobrigida e Luca Ciriani. «Lascia francamente scandalizzati la decisione dei presidenti di Camera e Senato di rimandare ad “accordi politici” ciò che entrambi sanno essere previsto dalla legge, tanto che lo confermano esplicitamente, e che loro – secondo il principio di autodichia – sarebbero tenuti a far rispettare. Seppure non abbiano poteri ‘autoritativi’, come scrivono, infatti, permane il loro potere di indirizzo. Invece l’onorevole Fico e la senatrice Casellati decidono pilatescamente di non esercitare la loro autorità e consentono così che si violi una norma di garanzia a tutela della tenuta delle istituzioni». Qualcosa sembra rompersi anche all’interno della stessa alleanza di centrodestra ora, che tra silenzi, assensi, richieste e chi più ne ha più ne metta non riesce a parlare in maniera compatta. Né in Italia né in Europa, vedi Salvini con Orbán.

Ma il diniego di Fico e Casellati rischia di rovinare anche i piani del centrosinistra. Nei giorni scorsi il nuovo segretario del PD Enrico Letta aveva avuto un incontro con la leader di FdI Giorgia Meloni, che aveva avuto come conseguenza l’apertura dei Dem alle richieste dell’unico partito di opposizione in merito alla riassegnazione della presidenza del Comitato. Dietro però c’era un gioco ad incastri molto più ampio. Il passaggio di qualcuno vicino alla Meloni nel Copasir avrebbe permesso, forse, a Letta e al suo partito di mantenere la guida della Commissione Lavoro alla Camera, dove Debora Serracchiani è pronta a passare il proprio testimone in quanto nuovo capogruppo alla Camera. L’appoggio avrebbe evitato il rischio di un cambio a favore di Forza Italia, che come partito di maggioranza è l’unico a non poter vantare nessuna Commissione permanente.

Possibili risvolti finali? Difficile fare previsioni visto che la nota congiunta della giornata di ieri ha praticamente fatto saltare il banco. Il precedente D’Alema non avrebbe dovuto rappresentare un pericolo, ma così non è stato. Allo stesso modo il fatto di poter parlare di un centrodestra compatto sembra ormai essere cosa del passato. Saranno i fatti a parlare ovviamente e, come cantava Rino Gaetano, chi vivrà vedrà.

2 pensieri riguardo “Copasir o copano

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