Mettere da parte il passato e concentrarsi sul presente, così da poter ambire a un futuro radioso. È questa la mossa che il nuovo segretario dem, Enrico Letta, ha provato a mettere in atto durante l’incontro con il leader di Italia Viva Matteo Renzi. L’incontro è durato circa una quarantina di minuti, ma non è stato possibile ottenere alcun reperto fotografico di tale evento. Questo fa sì che l’ultimo scatto ufficiale tra i due leader rimanga quello del passaggio della campanella durante l’insediamento a Palazzo Chigi di Renzi, in cui il suo «stai sereno» pronunciato solo pochi giorni prima era diventato uno dei tanti cavalli di battaglia.

L’incontro tra i due sembra esser stato franco e cordiale, come ribadito anche da entrambe le parti in diretta televisiva, ma volendo tradurre utilizzando un linguaggio comune a tutti: l’incontro non è andato male, ma neanche così bene. Lo scontro c’è stato e c’è ovviamente, nonostante la sfida delle elezioni del 2023 spinga Letta a rinunciare all’ascia di guerra per puntare a vincere. L’idea è ovviamente quella di arriva compatti contro il blocco di centrodestra, polarizzando su due blocchi la campagna elettorale come non accadeva da tempo (a prescindere da quale sarà la legge elettorale che si sceglierà di utilizzare).

Dal canto suo però Renzi sembra essere intransigente su alcuni punti chiave. Capisce la necessità di arrivare uniti alle prossime elezioni, ma sa bene che lo scoglio delle comunali di ottobre deciderà gran parte della sorte delle prossime politiche. Per questo motivo cerca di mettere subito le cose in chiaro: niente alleanza con il M5s. Almeno fino a ottobre. Il dibattito riguarda ovviamente il profilo che i dem sceglieranno di candidare e che, stando alle ultime indiscrezioni, dovrebbe essere reso noto massimo la prossima settimana. Sul tavolo c’è il nome di Gualtieri, che però è attualmente in attesa di conoscere il proprio destino, ma nei corridoio circolano ancora non smentiti i nomi di Nicola Zingaretti, che i suoi danno però saldo alla guida della Regione, e di un possibile candidato donna, vista la tematica lanciata e difesa da Letta fin dal suo insediamento.

Dall’altro lato della barricata però ad attendere sviluppi su questo tema c’è anche il Movimento con Virginia Raggi che non perde un giorno nella Capitale per rilanciare la propria candidatura e svolgere campagna elettorale. Suo diritto poi per carità. I grillini attendono di conoscere gerarchie e programmi da parte del nuovo leader Giuseppe Conte, che però sembra tergiversare in attesa di capire come risolvere alcuni nodi spinosi (vedi la questione dei due mandati o la situazione Rousseau). Ma le comunali si avvicinano e non sarà possibile rimandare il tema troppo a lungo.

Mentre infatti la stessa Raggi attende solo il via libera, che però è già arrivato da parte di Beppe Grillo, lo stesso Renzi vuole garanzie sul fatto che al possibile, e sicuro quasi, ballottaggio arrivi un democratico e non la prima cittadina uscente. L’ex rottamatore apprezza il fatto che Letta si schieri in prima linea e non lasci al Movimento tutto lo spazio di manovra, cosa di cui Zingaretti era spesso accusato, però vuole garanzie sulla questione romana. Sarebbe una totale sconfitta non riuscire a portare al ballottaggio il candidato dem e, in questo caso, sostenere anche la Raggi non farebbe che aumentare la vergogna.

Letta ne è conscio in realtà e medita sul da farsi, con ballottaggi interni, detti anche primarie, che avranno il compito di individuare il miglior profilo che possa competere su Roma. Il fatto però di dover considerare anche il nodo Calenda non aiuta, visto che il leader di Azione ha annunciato di non volersi ritirare qualora il PD annunciasse un proprio candidato. Insomma tutta una grande attesa quella che sembra investire le prossime comunali, che però saranno fondamentali per comprendere a pieno come si sceglierà di muoversi in vista delle politiche del 2023. Ognuno ha espresso le proprie posizioni, si vedrà chi vorrà e saprà trovare un compromesso.

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