Una conferenza stampa particolarmente sentita quella andata in scena nella giornata di ieri nella Sala Polifunzionale della Presidenza del Consiglio. Mario Draghi è apparso sempre più a proprio agio nel gestire il botta e risposta con i giornalisti, che per più di un’ora lo hanno tenuto inchiodato alla propria sedia tempestandolo di domande alle quali non sono mancate le risposte sempre puntuali del premier. L’aplomb non manca mai all’ex Bce, come anche a Locatelli che siede al suo fianco, ma ci sono tematiche sulle quali il Presidente non può che scaldarsi.

Così come farebbe un comune cittadino infatti, lo stesso Draghi non ha saputo trattenere i suoi pensieri in merito alle polemiche sulla campagna vaccinale. Il Presidente del Consiglio ha ribadito la necessaria ovvietà di vaccinare prima le categorie a rischio, parlando apertamente degli over 75 e 80 e accusando allo stesso tempo tutti coloro che approfittano della possibilità di fare il vaccino togliendo una dosa a chi ne avrebbe bisogno prima. Si parla di personale sanitario “allargato”, che non rispetterebbe il buon senso di lasciare spazio a chi si troverebbe in una situazione di rischio maggiore. «Il rischio di decesso è massimo per coloro che hanno più di 75 anni. Alle Regioni bisognerebbe dire di smettere di vaccinare i più giovani, con che coscienza la gente salta la lista e lascia esposta una persona a un rischio concreto di morte».

La necessità di queste parole non va reclusa esclusivamente a un rimprovero verso le Regioni, che comunque hanno dimostrato in alcune occasioni di approfittare delle maglie troppo lente del governo centrale. Dietro c’era anche il piano vaccinale che è il perno su cui la presidenza Draghi sta fondando il proprio lavoro. Questo, come detto in molte altre occasioni, è indispensabile per riaprire l’Italia e permettere la ripartenza, e non a caso il premier parla di dover effettuare una scelta. «La disponibilità di vaccini di aprile permetterà di vaccinare tutti gli over 80 e gran parte di coloro che hanno più di 75 anni in tutti le Regioni. È il momento di fare delle scelte, questo fatto è al centro del dibattito per le riaperture». Mettere in sicurezza i più a rischio per riaprire. Forse troppo facile come ragionamento, come ammesso dallo stesso Draghi, ma a oggi anche l’idea migliore per ritornare alle nostre vite.

Sul tavolo finisce non a caso anche il grande tema delle riaperture, che non fa altro che dividere parte della maggioranza. Giorgia Meloni all’opposizione batte il ferro delle riaperture senza sosta, ma anche Matteo Salvini ha scelto di ripercorrere la strada dei temi da dibattito. Nonostante questo però il leader della Lega sa di non poter tirare troppo la corda e rimettersi alle decisioni del premier, che sta impostando il suo lavoro sui dati. Cosa confermata anche ieri durante la conferenza stampa: «Tutti chiedono di riaprire ed è normale. La miglior fonte di sostegno per l’economia non arriva dal governo ma dalle riaperture. Sono a favore di riaprire, ma serve farlo in sicurezza. Per questo quanto più velocemente vaccineremo tanto più velocemente riapriremo».

Sorvolando poi sul siparietto con Cecchi Paone, che consigliamo di recuperare con tutto il cuore, la conferenza si sposta verso il finale sul vero argomento per cui tecnicamente era stata convocata: il Recovery Plan. Stando alle ultime indiscrezione il piano sarebbe stato totalmente ristrutturato in alcuni punti, mentre in altri sarebbe stato lasciato invariato. Purtroppo ancora non è dato sapere se per caso la parte invariata sia quella redatta inizialmente da Conte o quella voluta tanto da Renzi, ma ciò che conta è il fatto che il premier abbia parlata della struttura che dirigerà il PNRR.

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza infatti cercherà di evitare a priori ogni possibile collo di bottiglia. Viene infatti prevista una struttura centrale che avrà il compito di coordinare i lavori, ricevere il denaro e distribuirlo ai vari enti attuatori. Il governo non entrerà nel merito del controllo se non dal punto di vista delle spese, lasciando la responsabilità attuativa a Regioni, Comuni e Province. Chiudendo poi sull’ipotesi che si inizi ad assumere personale per le cabine di controllo. Letteralmente un’ipotesi «fuori discussione». La necessità è quella di rispettare gli accordi e fare in modo che gli italiani tornino a vivere. Se la tenuta del governo resterà tale non c’è dubbio che questo avverrà quanto prima.

2 pensieri riguardo “L’indignazione di Draghi

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