Welcome back direbbero i professionisti d’Oltremanica, passata una serena Pasqua e una felice Pasquetta?

Vi siete ripresi dagli impegni della nazionale e dall’impresa dell’under 21 che si è qualificata all’europeo di categoria? Avete assistito al colpo di coda della Juventus che ha trovato la vittoria nella partita infinita giocata contro il Napoli il 7 Aprile, stavolta si senza ulteriori spostamenti e avete visto la pietra tombale che l’Inter del tanto bistrattato Antonio Conte ha messo sulle sorti del campionato?

Bravi tutti per essere sempre cosi aggiornati, oggi però si parla di Europa League e più precisamente dei quarti di finale che ieri sono andati in scena e che hanno scompigliato i piani di professionisti o meno del mondo del calcio, specialmente di quello che viene narrato ma, come di consueto, proviamo a fare chiarezza.

La serata europea di ieri ci ha regalato una certezza, che risponde al nome decisamente anglofono di Manchester United. 0-2 per i Red Devils che in casa andalusa ha ben indirizzato la qualificazione contro il Granada grazie ad una magia di Marcus Rashford e al rigore del “solito” Bruno Fernandes (chissà che si dice in quel di Udine).

Sorpresa all’Emirates di Londra dove i padroni di casa dell’Arsenal si fanno rimontare nel recupero il gol di Pepe e regalano agli ospiti dello Slavia Praga il pareggio firmato da Holes al minuto 93. Un rigore del bomber catalano scuola Espanyol Gerard Moreno permette al submarino amarillo (il Villareal per i meno avvezzi al calcio ispanico) di battere a domicilio i croati della Dinamo Zagabria.

Ah già mi stavo scordando della partita più deludente della serata, quella che vedeva l’unica italiana ancora in corsa in Europa, quella che vedeva la Roma come vittima sacrificale sull’altare di Johan Crujiff, quella che nel periodo peggiore della stagione doveva essere massacrata dai profeti del calcio guidati da Erik Ten Hag, insomma quella che doveva fare da sparring partner per i ragazzi terribili dell’Ajax, e ovviamente la Roma come al suo solito ha bucato la partita…ah come dite? I giallorossi hanno vinto? Alla Johan Crujiff Arena?

Guardate che il primo aprile è passato da una settimana e sta cosa non fa ridere nemmeno Fru dei The Jackal… ah no è tutto vero.

Già è tutto vero, la Roma di Fonseca ha battuto i campioni di Olanda che non perdevano in casa tipo dai tempi in cui il Suriname ottenne l’indipendenza dal Regno dei Paesi Bassi… 1975 o giù di li.

La partita è stata strana, come spesso capita alla Roma in questa stagione. Mezzora di livello altissimo con grande intensità, concentrazione e folate offensive affidate allo strapotere tecnico e fisico di Leonardo Spinazzola che ha bruciato la sua fascia di competenza e creato non poche apprensioni al giovane terzino olandese Rensch. Ovviamente Eupalla mette alla prova i suoi araldi e quindi ha ben deciso di far uscire di scena il terzino di Foligno fino a quel momento migliore in campo, sostituito dal talento cristallino ma ancora inespresso di Riccardo Calafiori.

Da quel momento, come al solito, la Roma ha preso coscienza della sorte avversa e ha deciso di fare Seppuku. Il wakizashi della situazione si è materializzato nel passaggio terrificante di Amadou Diawara a Gianluca Mancini perfetto kaishakunin (colui che accompagnava il samurai e aveva il compito di decapitarlo una volta compiuto il taglio mortale per impedire che il dolore sfigurasse l’onorevole volto dell’amico), il guineano sbaglia la misura del passaggio, ne approfitta Davy Klaassen che entra in area, scambia con Tadic e batte un incolpevole Pau Lopez per l’uno a zero dei lancieri.

Partita finita, la Roma va in bambola e la difesa perde concentrazione. Finisce il primo tempo e in quel del raccordo anulare già si teme l’imbarcata.

Inizia la ripresa, se possibile addirittura peggio di come era finita la prima frazione di gioco, con l’Ajax che legittima il vantaggio e tenta in più occasioni di far male alla squadra di Fonseca, che però ancora una volta decide di ricorrere all’Harakiri. Stavolta addirittura reiterandolo, prima con Pau Lopez che passa il pallone a Anthony poi con Roger Ibanez che decide di abbattere il trequartista olandese lanciato verso la porta causando il rigore.

Lasciate ogni speranza voi che tifate… Roma, questo probabilmente il pensiero di tutti i giallorossi al momento della battuta del penalty, “capirai Pau dice che non sa parare i rigori e sul dischetto ci va uno che ha un talento smisurato, vabbè è finita metti Amazon Prime che sono uscite le ultime due puntate di LOL”.

Le vie del signore si sa sono infinite e quelle di Eupalla addirittura inspiegabili, ed ecco quindi che Pau Lòpez Sabata da Girona diventa per una sera il nuovo Lev Yashin, rigore parato con una grande intuizione (chiaramente studiata dallo staff di Fonseca, restare al centro su un rigore contro vuol dire aver studiato bene gli avversari) e partita che incredibilmente continua.

L’amico romanista avrà pensato, “se vabbè Pau che para un rigore, mò ce manca solo che segna Pellegrini su punizione…”

Detto fatto cari amici, minuto 57 Pedro prende una punizione dal limite, il 7 della Roma va a calciare tra gli insulti dei supporters che dicono di tifare per lui, rincorsa… “destro e te pare parat…” ah no Scherpen ha sbagliatoooo… gooooolllll 1-1.

La partita si è trascinata stancamente fino al minuto 86 tra miracoli senza senso di Lòpez, e qualche occasione sbagliata dai padroni di casa. A quattro dal termine Pedro Eliezer Rodriguez Ledesma, uno che un segno nella storia del calcio lo ha decisamente lasciato, prende palla e si insinua in area olandese, ma si decentra e il suo cross finisce in angolo.

Dalla bandierina ancora Lorenzo Pellegrini, il capitano (si Ambrosini Massimo da Pesaro è lui il capitano della Roma e non è stato sostituito al minuto 75)… cross il difensore dell’Ajax non riesce a rilanciare e la palla si impenna.

Vi ricordate quello che aveva causato il rigore… si dai il ragazzino brasiliano di 22 anni che viene ancora preso in giro per l’errore nel derby, quello preso dall’Atalanta per 8 milioni…già Ibanez bravi, eh niente stoppa la palla di petto mentre la sfera è in volo e in meno di un secondo si coordina manco fosse Oliver Hutton (Ozora Tsubasa per i puristi) sparando di sinistro, non il suo piede, un terra-aria che spacca la porta del gigante Kjell Scherpen. 1-2 per la Roma, quella che doveva essere la vittima sacrificale e bla bla bla.

Il “simpatico” arbitro russo Karasev dopo quattro minuti di recupero fischia la fine e la Roma si prende la gara d’andata dei quarti di Europa League.

Ci sarebbe a questo punto da fare un pezzo a parte sullo sfogo, giusto e assolutamente condivisibile di Paulo Fonseca che stanco della narrazione all’amatriciana di Roma ha chiesto rispetto e soprattutto etica ai cantastorie che ogni giorno parlano della Roma, ma non voglio rovinare questa splendida giornata, e non mi addentrerò in questa selva oscura e sporca di muffa.

Il mister portoghese, un allenatore che sta facendo ben più del suo, combattendo la sfortuna, i giochi di potere interni, le decisioni del palazzo e gli infortuni, è infatti giusto ricordare che anche ieri la Roma ha giocato senza Smalling, Mhkitaryan, Karsdorp (squalificato) Zaniolo, El Shaarawy e con un Veretout al 20%  dopo l’infortunio e ha perso Spinazzola in corso d’opera, è comunque ad un passo dall’approdo in semifinale. Prima di ogni ulteriore discussione però c’è da vincere o alle brutte pareggiare all’Olimpico nella gara di ritorno.

Fonseca ha chiesto se non supporto in quanto club italiano perlomeno la tranquillità necessaria per far vivere alla Roma una grande notte europea, e al calcio italiano un po’ di notorietà (non quella relativa ai tamponi e agli apparecchiamenti) che probabilmente nemmeno merita… ma questa come sapete è un’altra storia.

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