Qualche tempo fa mi trovai a parlare con una ragazza dell’ultima edizione di XFactor. La chiacchierata andò a finire sul parterre dei giudici di quell’edizione; non ricordo con esattezza cosa la mia interlocutrice disse perché io abbattessi le sue granitiche certezze, fatto sta che le chiesi se, secondo lei, i giudizi dei coach di XFactor oppure degli insegnanti di Amici o ancora i litigi furiosi dei gieffini fossero spontanei, non concordati precedentemente; alla sua risposta affermativa, le spiegai che il lavoro degli autori televisivi non si limita alla scrittura dei vari momenti del programma, ma implica anche la stesura dei copioni a cui gli scritturati devono rigidamente attenersi: nessuna delle parole dei partecipanti a qualsivoglia prodotto d’intrattenimento televisivo sono dettate dall’emotività, dal momento o dall’intuito per il talento, perché le ore di registrazione sono parecchie, perché il coinvolgimento degli spettatori deve rimanere alto per tutta la durata della puntata, e non c’è spazio per errori o silenzi, e perché è questa la regola per i prodotti d’intrattenimento odierni. Rimase interdetta ed io più di lei.

È a questa conversazione a cui ho subito pensato quando ieri ho letto della bufera social scatenatasi dopo la comparsa online dei video in cui la conosciuta gag dei trucchi di magia di Lillo, proposta in una delle sei puntate di “LOL- chi ride è fuori”, veniva confrontata con la gag di un partecipante all’edizione tedesca dello stesso programma, risultando pressoché identica. La chiacchierata summenzionata è, se non la prova inconfutabile, quantomeno un dato a favore della tesi: non tutti gli spettatori sono coscienti del fatto che LOL, come tutti i contenuti d’intrattenimento degli ultimi decenni, è un format, anche detto “contenuto scrip-based”, ovvero un prodotto basato su un copione, a propria volta estremamente elaborato, proposto sul mercato audiovisivo mondiale dalla casa di produzione che ne ha la paternità ed acquistabile da ogni network esistente, il quale ha piena facoltà di adattare tale format ai gusti e alle abitudini degli spettatori locali oppure lasciare intatto il copione originale, limitandosi a tradurlo nella lingua del proprio Paese.

Nel caso del contenuto streaming del momento, è ragionevole immaginare il processo di confezionamento come segue: acquistato il format dal venditore giapponese (in origine era “Documental”), Amazon ha deciso di adattare lo script ai pubblici dei Paesi nei quali è presente, presso i quali cioè conta una sacca di abbonati, di modo tale che il gap culturale fra l’Oriente e l’Occidente, che inevitabilmente emerge anche nei canovacci televisivi, venisse colmato, nello specifico affinché il prodotto originale aderisse ai gusti dei pubblici europei; successivamente al lavoro di revisione di cui sopra, avendo dunque un canovaccio “pulito”, non coppie di autori televisivi bensì uno strutturato entourage creativo ha studiato tutte le combinazioni comiche possibili e ha quindi lavorato alla stesura sistematica degli sketch comici da mandare in onda, i quali, evidentemente, sarebbero stati gli stessi sia per LOL Italia sia per LOL Germany sia per qualunque altra versione locale del format nipponico: i partecipanti avrebbero dovuto seguire passo passo le battute, le azioni, le pause riportate nel testo e il margine di improvvisazione concessogli sarebbe stato minimo, proprio per evitare il rischio di flop e gli inconvenienti della lunga registrazione.

Non c’è scandalo né imitazione nel senso più comune del termine; non c’è propriamente inganno, forse giusto qualche trucco: sebbene agli spettatori venga spiegato, all’inizio del programma, che ciò che vedranno è frutto dell’improvvisazione dei comici in studio, le regole del format LOL sono la schematizzazione e la standardizzazione a priori dei momenti comici, per cui gli sketch di tutti i partecipanti si ripeteranno sempre uguali a loro stessi nelle varie versioni europee del programma. Si può biasimare questo tipo di intrattenimento, una comicità in serie? Aldo Grasso lo ha fatto e io sono d’accordo con il critico, ma a dare torto a lui, a me e a tutti coloro i quali sono forse affezionati ad un altro tipo di intrattenimento – ormai sul viale del tramonto, è palese – sono l’altissimo numero di visualizzazioni ottenute dal contenuto, l’enorme reach viral dello stesso e le centinaia di fandom che, in queste settimane, riempiono i social e che hanno prediletto proprio le gag di Lillo, l’unico finito nell’occhio del ciclone, ma, se scandagliassimo le puntante di LOL rilasciate negli altri cataloghi europei, sono sicura che si obietterebbe sulla bravura dei colleghi di Lillo.

La ripetizione di giochini di parole e momenti no-sense, dunque, non ha decretato l’insuccesso del prodotto, anzi! Allora è un peccato che l’orgoglio ferito di qualche spettatore abbia svelato il trucco del mago Lioz e dell’impresario Amazon.

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