Imparare dai propri errori per migliorarsi. È questo quello che Matteo Salvini sta provando a fare nelle ultime settimane, guardando lontano verso la fine del semestre bianco o anche più in là, alla fine della legislatura nel 2023. Il leader della Lega infatti ha ben chiaro che non possono bastare i numeri nei sondaggi per governare il Paese. Ne è rimasto scottato durante l’addio al primo governo Conte, sicuro del fatto di stravincere alle elezioni. Se solo ci fossero state.

Invece Salvini si è ritrovato all’opposizione e qui, lecitamente, ha iniziato la sua battaglia alla fazione giallorossa risalendo rapidamente nei sondaggi. Ma come detto poco sopra, non è con le tabelle e le percentuali che si vincono le elezioni solitamente. Per questo motivo sono stati pochi i dubbi sul da farsi all’arrivo di Mario Draghi. Certo il suo ingresso in maggioranza è stato sospinto dai grandi industriali del nord Italia, ma la volontà di Salvini era quella di acquisire una posizione nuova. Più europea.

In molti si sono accorti dello strano dietrofront del leader leghista rispetto alle posizione anti-europee, o per meglio dire posizioni sfavorevoli alle politiche e ai comportamenti di Bruxelles. Il motivo è presto detto in realtà. Studiando da vicino, e dall’interno, le dinamiche di Palazzo Chigi e potendo contare sulle direttive degli ultimi mesi provenienti dal Colle, Salvini ha ben chiaro che le sue possibilità di guidare il Paese passano, per forza di cose, da un singolo aspetto: la sua posizione rispetto all’Europa.

La questione non riguarda solo Sergio Mattarella, che ha bocciato l’ingresso di Savona al Ministero dell’Economia durante il primo giro di consultazioni del Conte I, ma tutti i suoi possibili successori. I rapporti con l’Unione non possono essere messi da parte, per questo motivo anche la reputazione e le scelte effettuate dai vari gruppi all’interno dello stesso Parlamento europeo diventano fondamentali. Giusto guardare i sondaggi, per quel che valgono, ma non basta questo per diventare Presidente del Consiglio.

Così Salvini continua la propria campagna elettorale, alternando posizioni vicine e a sostegno del governo a proclami da opposizione vera. La sua paura è che Giorgia Meloni possa prendere il suo posto nel blocco di centrodestra, potendo contare sul fatto di poter effettuare una vera opposizione senza remore. Ma il leader della Lega non si preoccupa più di tanto. Se infatti può permettersi uscite a sostegno delle manifestazioni di protesta, dicendo che avrebbe autorizzato il tutto anche da Ministro, e dare continue spallate ai Ministri in carica, vedi Speranza che potrebbe presto salutare, la sua ancora si chiama Giancarlo Giorgetti.

È proprio il Ministro dello Sviluppo economico a dettare l’agenda sul fronte europeo, da sempre vicino alle dinamiche di Bruxelles, e di governo. Se Salvini fa opposizione, la Lega può parlare tramite Giorgetti in maniera più istituzionale. Il partito gonfia i propri consensi nella pancia del Paese, ma allo stesso tempo non dimentica il proprio ruolo e la posizione occupata. Insomma, sembra il gioco del poliziotto buono e del poliziotto cattivo. Uno agisce nell’ombra tenendo salde le redini del partito, mentre l’altro si lascia andare a proclami e annunci pubblici, cercando solo di seguire l’onda giusta. Un avvicendamento che fino a questo momento però sembra poter funzionare, ma quanto potrà resistere Salvini ancora al fianco di PD e M5s? Il tempo ci darà le risposte.

3 pensieri riguardo “L’Europa chiamò

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