E mo?

Oggi 19 aprile 2021 arriva la ferale notizia che il calcio, cosi come lo conoscevamo, è morto, sepolto e tumulato… e tutto in nome del dio danaro.

Sia chiaro ogni fibra del mio essere nutre particolare risentimento verso chi gestisce il calcio nazionale e continentale, financo mondiale, ma quello a cui abbiamo assistito a partire dalla mezzanotte di ieri è qualcosa che va al di là della comprensione di noi poveri mortali, ci tengo a ribadire soprattutto la parola poveri.

Già, perché nella nottata si è decisa una oligarchia calcistica gestita dai principali club del continente, una sorta di tavola rotonda del malaffare, che ha dichiarato guerra alla UEFA e alla FIFA oltre che alle federazioni di appartenenza.

Direte: eh ma quindi qualcuno si è messo contro chi usa il calcio per i suoi sporchi comodi e giochi di potere, dovresti essere contento… già, se non fosse che questa soluzione è assolutamente peggiore e decisamente più preoccupante del problema.

Ovviamente si parla di Superlega e non mi va nemmeno di girarci troppo intorno con domande retoriche.

Juventus, Inter, Milan in Italia; Manchester United, Manchester City, Arsenal, Chelsea, Liverpool e Tottenham in UK; Real Madrid, Atletico Madrid e Barcellona in Spagna, in attesa di altri tre club che dovrebbero entrare nel ristretto circolo dei club fondatori hanno deciso di uccidere il principio fondamentale di qualsiasi attività sportiva: il merito.

Il tutto – imho – nasce da un particolare non proprio piccolo e decisamente importante, i 12 club in questione hanno un gigantesco problema economico alla base, difatti di fronte a una scriteriata politica economica portata avanti con risultati opinabili in questi ultimi anni si sono trovati a subire gli effetti della pandemia in maniera pesante e oserei dire quasi critica per la gestione sportiva.

Penso alla Juve e all’affaire CR7, ma anche a Suning e l’Inter dopo lo stop del governo cinese agli investimenti non essenziali, ma non possiamo dimenticare i club ispanici e i miliardi sperperati dal Barcellona e dal Real per acquistare giocatori non sempre dimostratisi all’altezza.

Oggi di fronte alla crisi economica che ha colpito il mondo, le banche non possono più sostenere gli investimenti a perdere dei vari Florentino Perez e quindi i rubinetti si sono chiusi, la gente per ovvi motivi non va più allo stadio e non compra più merchandising ufficiale, e persino le paytv vedono un calo progressivo.

Per non sparire definitivamente nel buco nero che loro stessi hanno creato, Perez, Agnelli e Glazer hanno quindi deciso di crearsi una competizione tutta loro, in cui non possono retrocedere e che gli garantirebbe entrate pazzesche (a fronte di un accordo a millemila zeri firmato con JP Morgan).

Se ci pensate bene il meccanismo è schifosamente simile a quello della ICC che ogni estate ci rende meno soli in attesa della nuova stagione, la differenza sostanziale però sta nel fatto che l’International Champions Cup è a tutti gli effetti un torneo amichevole estivo fatto per aumentare la visibilità dei brand calcistici in contesti sportivi dove il calcio è in rapida ascesa, mentre la Superlega vuole essere una competizione riconosciuta, ma solo per una ristretta elite di club che non reputano corretto perdere il loro tempo giocando contro club di minore importanza.

L’impossibilità di retrocedere e la presenza garantita dei club fondatori uccide il concetto di merito sportivo, e massacra quella sorta di sogno che sta alla base del calcio, quella speranza che un club venuto dal nulla solo per meriti sportivi possa ambire al massimo traguardo, come fatto dal Leicester di Ranieri e in maniera meno gloriosa ma non per questo meno importante dall’Atalanta.

La risposta della Uefa è stata perentoria e glaciale, minacciando di fatto esclusioni e radiazioni per i club che si renderanno complici di questa scelta disgraziata, e persino l’impossibilità di convocazioni nazionali per quei giocatori che scelgono il dio danaro al posto della sana competizione sportiva.

Ci attendono lunghi mesi di battaglie in tribunale, ma il mondo del calcio per bocca di alcuni suoi protagonisti si è schierato.

L’allenatore del Liverpool Jurgen Klopp ha infatti minacciato dimissioni in caso di partecipazione effettiva del suo club alla SL, lo storico allenatore del Manchester United Sir Alex Ferguson ha dichiarato la sua opposizione al progetto cosi come moltissimi altri personaggi dell’ambiente.

Il presidente della federazione spagnola Javier Tebas ha detto che ci saranno senz’altro ripercussioni e che la federazione spagnola, cosi come quella francese e quella tedesca si schierano al fianco della Uefa.

Le parole più pesanti però sono uscite dalla bocca di uno storico giocatore del Manchester United, quel Gary Neville che ha fatto la storia dello United sulla corsia di destra, che non solo si è dichiarato contro il progetto, ma che ha richiesto sanzioni durissime per il suo ex club e per tutti gli altri partecipanti alla “ribellione”. Neville infatti ha tacciato di tradimento dei valori etici e sportivi tutti i club coinvolti e ha chiesto alle federazioni retrocessioni e esclusioni degli stessi dalle competizioni nazionali e continentali.

Anche la maggior parte delle tifoserie, principalmente quelle anglosassoni (altra mentalità) a dire il vero, si sono schierate contro la decisione dei loro club di uccidere il calcio, ma la sensazione è che al Levy di turno del signor Steve che da 50 anni è abbonato a White Hart Lane (dal 2017 New White Hart Lane) frega il giusto e forse è più importante far svegliare il signor Tong da Singapore (disposto a spendere bei soldini per il calcio) e farlo diventare un tifoso degli Spurs.

I club coinvolti minacciano guerre e battaglie legali, e alcuni loro sostenitori, come dire, non proprio illuminati si trincerano dietro alla frase “eh ma poi voglio vede senza di noi che fate voialtri”. Da tifoso mi permetto di dire che forse questa Superlega e la conseguente esclusione dei ribelli dall’ECA potrebbe rappresentare una rinascita del calcio meno avvezza al gioco in borsa e più a quello sul campo, meno dedita agli intrallazzi di potere e più attenta alla gestione sportiva ed economica sana di un club calcistico, e magari anche una rinascita del calcio popolare.

Saranno mesi molto lunghi e per sapere che fine farà il calcio non ci resta che aspettare, magari si rivelerà tutto un bluff e ci si siederà intorno a un tavolo con i canonici tarallucci e vino, o magari si tornerà a tifare le squadre del proprio quartiere e prendere la partita tra City e Barcellona come una sorta di Main event di macmahoniana memoria, sancendo di fatto il passaggio del calcio da sport a intrattenimento con un copione già scritto.

Per il momento la situazione è caotica e estremamente difficile, ma lo zoccolo duro del mondo del pallone si è’ schierato e la voce è sintetizzabile più o meno cosi: “Ci avete rotto il ca… lcio”.          

Un pensiero riguardo ““Ci avete rotto il ca… lcio”

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