Non è stata la story pubblicata su Instagram da Aurora Ramazzotti, conduttrice televisiva ed influencer, contro le molestie subìte dalle donne per strada – con un inglesismo tecnico “catcalling” – ad aver scoperchiato il vaso di Pandora; il vero casus belli, quello che ha generato così tanto scompiglio sui social e riempito le scalette dei talk generalisti, è stato, piuttosto, il video-risposta di Er Faina, “jolly televisivo” (da Iena a fidanzato traditore di Temptation Island) e paladino di quella parte del popolo dai valori estremamente discutibili. Alcuni sociologi sostenevano che solo dal conflitto può nascere la stabilità; applicando tale essenziale e fondamentale concetto della citata branca di studi umanistici alla società odierna e, specificatamente, alla risonanza mediatica tout-court ottenuta dalla detestabile quanto interiorizzata pratica del catcalling, della molestia in strada, si potrebbe dire che è quando esiste una compatta, rigida, irremovibile opposizione che un fenomeno viene realmente analizzato ed i suoi aspetti denuclearizzati e l’altra frangia dell’opinione pubblica, che sia numericamente la maggioranza o la minoranza della popolazione, esprime con potenza le proprie ragioni, raggiungendo nuovi – a volte inattesi – risultati.

Nel mezzo della dissertazione dai toni tutt’altro che simposiaci, dentro al conflitto di cui sopra, la sensibilità di Carolina De’ Castiglioni, giovane attrice e sceneggiatrice, ha dato alla luce un prodotto audiovisivo che, oltre a poter vantare una qualità di scrittura e regia (quella di Matteo Delia) evidenti, pone in essere, così chiaramente, il punto della questione e, addirittura, sfrutta intelligentemente il caso mediatico del catcalling a mo’ di pretesto per poter narrare, con toni sommessi e per questo spaventosi, il riflesso della società maschilista. “Rispettabili Cittadine”, realizzato in collaborazione con le associazioni Wanna Be Safe e Catcalls of Milan e pubblicato su YouTube il 17 Aprile scorso, è ambientato in una agghiacciante scuola di buone maniere, la quale a propria volta evoca i club per signore descritti dalla penna di Ira Levin ne “La fabbrica delle mogli”; qui acerbe fanciulle, nel pieno dell’età tanto dell’innocenza (per citare un grande film) quanto del primo approccio al sesso e al sentimento, vengono indottrinate da un’algida insegnante, che ammaestra, più che istruisce, su come essere delle vere donne, laddove per “vere donne” si intendono – esplicitandolo  – coloro le quali comprendono, quasi maternamente, e accettano tutte le espressioni istintuali e animalesche dell’uomo, perché “l’uomo è predatore e noi, da donne, lo dobbiamo accettare”; concezioni maschiliste e misogine, ad esempio l’idea secondo cui la donna indossa il rossetto rosso solo quando vuole sedurre – e non perché si trova bella e a proprio agio – che hanno retaggio lontano ma permangono e ristagnano a tutt’oggi nella morale comune, vengono portate ai limiti dell’assurdo, sino all’asserimento corale dell’atroce massima “ LA PROVOCAZIONE E’ SOGGETTIVA!”, ovvero qualsiasi indumento può risultare sessualmente eccitante, persino una palandrana nera che lascia scoperte solo le caviglie, dunque non è l’abito bensì l’essere femmina a fare lo stupratore.  

Il video crea un’atmosfera raccapricciante, ma, a modo di vedere di chi sta scrivendo, non tratteggia, purtroppo, un universo parallelo, poiché i precetti spiegati dall’insegnante, le frasi che le alunne ripetono diligentemente, sono precetti e frasi che innumerevoli volte si sono sentite e si sentono dire quotidianamente e non è strano, non lo è mai stato fino a questo momento, assistere all’interiorizzazione profonda delle stesse da parte delle medesime vittime di discriminazione di genere, raccapriccianti e tristi frutti di una sociale, generalizzata Sindrome di Stoccolma che ammoniscono quelle che vivono con spensieratezza e gioia il sesso occasionale, che mostrano il loro corpo, che non apprezzano i fischi per strada; esattamente quello che viene raccontato nel video. Come le alunne di “Rispettabili Cittadine”, le donne introiettate al maschilismo ripetono convintamente malati schemi sistemici; chissà se, guardandosi nello specchio costruito da De’ Castiglioni, raggiungeranno la contezza. Non si tratta di bruciare i reggiseni in piazza, né di dare la caccia agli uomini e neppure (chi-per-lui ce ne scampi!) di ripudiare la sessualità e la sensualità, bensì di creare definitivamente un campo d’azione in cui gli attanti siano sullo stesso livello e la cui esistenza preveda il consenso da ambo le parti come conditio sine qua non essenziale. Il diritto di voto ce lo abbiamo; adesso prendiamoci la parità di genere.

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