Così è stata definita, da blogger nordamericani, la meravigliosa parabola ascendente che i best seller nati dalla penna della misteriosa Elena Ferrante stanno vivendo Oltreoceano; è una scalata al successo paziente, perché la scrittrice si è ben guardata dallo scadere nella pubblicazione frenetica dopo le prime acclamazioni e lascia sempre passare non più del tempo necessario fra le uscite delle saghe o dei romanzi, costante, visti gli elogi internazionali di critica e pubblico inanellati da ciascuna delle opere di Ferrante, e trasversale nelle forme del successo: dalla narrativa al cinema fino ad arrivare alla serialità, l’autrice napoletana può vantare un numero elevatissimo, se non il maggiore, di trasposizioni audiovisive dei suoi libri, le prime delle quali tutte italiane. Risale al 1995, infatti, la prima trasposizione cinematografica de “L’Amore Molesto”, fatica letteraria del 1992 con cui la scrittrice si fece conoscere come astro nascente della narrativa contemporanea; la pellicola di Mario Martone, tuttavia, ebbe poca fortuna all’estero, non riuscendo a classificarsi nei film in lizza per gli Oscar ed ottenendo solo una nomination per la categoria Palma D’Oro al Festival di Cannes, che purtroppo non si tradusse in premio per il cineasta. Qualche anno più tardi, nel 2005, il regista Roberto Faenza adattò, assieme ad altri quattro sceneggiatori nostrani, e diresse “I giorni dell’abbandono”, l’ultima opera della trilogia Cronache del mal d’amore”.

Ora, a sedici anni di distanza, una dei membri dell’attuale gotha creativo d’Oltreoceano, la regista Maggie Betts dirigerà Natalie Portman nella risposta a stelle e strisce del film di Faenza, intitolato per il mercato anglosassone “The Days of Abandonment”, al momento in lavorazione e il cui rilascio presso le sale è ipoteticamente previsto per il 2022; la presa in carico di Maggie Betts, rispetto alla quale ha giocato un ruolo fondamentale la stessa Portman, che si è proposta come produttrice, arriva quando la Ferrante Fever ha già contagiato migliaia di binge watcher del mondo, grazie alla distribuzione glocalizzata, internazionale di “My Brilliant Friend” o “L’Amica Geniale”, serie tv anch’essa tratta dalla trilogia omonima di Ferrante e a cui ha lavorato come main producer la statunitense HBO (affiancata da RAI, Frementle Media e le divisioni della stessa). Forse hanno contribuito le atmosfere che richiamano la corrente cinematografica neorealista, tanto cara al pubblico US, i set che ricordano i rinomati luoghi di villeggiatura amati dai turisti stranieri, le personali tragedie dei personaggi principali, Lila e Lenù, che rispecchiano l’idea romantica e romanticizzata della povera gente del Sud… I fattori immaginifici che hanno contribuito sono moltissimi; fatto sta che la serie tv appena menzionata ha ottenuto immediatamente un trionfo addirittura planetario, visto che la Cina e il Giappone, mercati solitamente difficili da raggiungere, hanno chiesto i diritti di distribuzione della seconda (solo poi della prima) stagione.

E’ proprio di qualche giorno fa l’ufficializzazione a mezzo stampa, collaterale alla notizia relativa a “The Days of Abandonment”, della terza stagione di “My Brilliant Friend” e la lunga intervista rilasciata al magazine americano Variety da Daniele Luchetti, che raccoglie il testimone da Saverio Costanzo, in cui spiega  che lui e il suo team creativo hanno dovuto adeguare l’ideazione e l’inserimento di elementi narrativi nuovi e diversi rispetto all’originale alla cornice, appunto, predefinita e rigida creata da Elena Ferrante e, sebbene l’obiettivo delle maestranze sia quello di strabiliare il pubblico e doppiare il successo della prima e della seconda stagione, le aspettative dei lettori che si apprestano a consumare la serie tv non saranno disattese. “Storia di chi resta e di chi fugge”, dunque, non subirà sconvolgimenti, anche che perché, come è accaduto per la produzione e la realizzazione sul set delle prime due stagioni e di alcuni degli adattamenti, Ferrante sarà coinvolta in prima persona nella stesura della sceneggiatura. Interessante notare come, nella stessa intervista, Luchetti abbia sottolineato della sua poetica per My Brilliant Friend proprio la peculiarità che le permetterà di essere assai vicina all’immaginario degli spettatori internazionali, in particolar modo di quelli statunitensi, ovvero il fatto che la cifra stilistica ricorderà quella del Cinema Americano degli anni Settanta. Ça va sans dire.

Non è finita qui: sempre negli States Maggie Gyllenhaal è occupata nella pre-produzione di un’ulteriore trasposizione, quella de “La figlia oscura”. Insomma, questa febbre senza confini, l’unica di cui si vorrebbe sentir parlare e la sola di cui tutti abbiamo bisogno in un periodo in cui l’elettrocardiogramma dei cinefili è tristemente nella norma e i bei tuffi al cuore (in sala o sul divano) sono assai sporadici, non sembra volersi arrestare. Si attende di poter pubblicare le recensioni delle prossime e future manifestazioni della Ferrante Fever.

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