Non c’è due senza tre. Ed è proprio questa la certezza con cui nella giornata di ieri Roberto Speranza, Ministro della Salute, si è presentato nell’aula del Senato. La visita, se così può essere definita, era dovuta al fatto di doversi difendere da tre differenti mozioni di sfiducia portate in aula rispettivamente da Fratelli d’Italia, Gianluigi Paragone, ex M5s e ora nel gruppo misto, Mattia Crucioli, di L’alternativa c’è.

Al primo giro con 29 voti a favore, 221 contrari e tre astensioni l’aula del Senato ha respinto la mozione di sfiducia. Al secondo giro con 29 sì, 206 no e due astensioni l’aula del Senato ha respinto la mozione di sfiducia. Dulcis in fundo al terzo giro con 28 voti favorevoli, 204 contrari e due astensioni l’aula del Senato ha respinto la mozione di sfiducia.

Ma nonostante le mozioni fossero tre gli esiti sembravano ovviamente scontati. Ciò che invece non era del tutto prevedibile, e che infatti è stato osservato a dovere, era la posizione che avrebbe tenuto Salvini con la Lega. Che il leader del Carroccio non avesse mai avuto grande stima del Ministro era cosa nota, lo stesso Draghi era stato costretto a intervenire per difendere Speranza. Ma nella giornata di ieri la sua “opposizione” era a un bivio.

La scelta del partito della Meloni aveva un fine preciso: far capire a Salvini di non poter stare con due piedi in due scarpe distinte. Entrare all’interno della maggioranza di governo non permette di tenere assiduamente i media incollati su di sé con temi da opposizione. La sorte di Speranza, ultimo tassello del precedente governo Conte che a molti non andava giù, era uno di quei argomenti. Alla fine però ognuno ha calato le sue carte e le posizioni si sono definite.

La scelta non era però scontata. Non basta la volontà di Enrico Letta per far saltare Salvini, che ha scelto da che parte giocare. La questione adesso è capire se riuscirà a non fornire il fianco anche in futuro. Il passaggio chiave del 2022, anno in cui si voterà per il Quirinale, è sempre più vicino. La maggioranza Ursula vorrebbe essere ricreata, ma il centrodestra resta compatto. Intanto però ci si gode il fallimento della mozione di sfiducia. O quantomeno lo fa Roberto Speranza, che conscio in anticipo per risultato sfrutta a dovere le proprio comunicazioni.

Non lascia però per strada almeno una critica il Ministro, una stoccata verso tutti coloro che non hanno preso le sue difese. La politica che cavalca la notizia del momento. La politica-pop che si studia su alcuni testi universitari è più viva che mai. Ed è chiaro dalle parole del Ministro: «Resterò sempre distante dalle polemiche che danneggiano il prestigio dell’Italia e rendono più difficile il lavoro. Comprendo le ragioni della battaglia politica ma la politica non è un gioco d’azzardo sulla pelle dei cittadini. In un grande Paese non si fa politica su una grande epidemia».

E infatti: «È con amarezza che vedo prevalere invece lo scontro politico, spesso anche alimentando un linguaggio di odio che non può mai essere accettato. Si afferma il tentativo di sfruttare l’angoscia degli italiani per miopi interessi di parte: è sbagliato, perché produce danni enormi, non a me o al governo, ma al Paese che deve restare unito in un passaggio delicato». Si vedrà se l’Italia resterà ancora davvero unita.

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