Dicesi “Legge di Murphy” un insieme di paradossi pseudoscientifici a carattere ironico caricaturale.

Il primo assioma della Legge di Murphy che è in realtà la Legge di Murphy stessa recita:

SE UNA COSA PUÒ ANDARE STORTA, LO FARÀ”.

La Legge sembra risalire agli anni 50 del 900, quando l’ingegnere statunitense Edward Aloysious Murphy in occasione di un esperimento che aveva lo scopo di misurare la tolleranza del corpo umano alle violente accelerazioni, e visto il pessimo lavoro fatto da alcuni colleghi sul progetto del razzo su rotaia, disse: «Se ci sono due o più modi di fare una cosa, e uno di questi può condurre ad una catastrofe, allora qualcuno la farà in quel modo».

Ci interessa relativamente che a dire in realtà quelle parole al mondo fu il maggiore John Paul Stapp in una conferenza stampa di qualche giorno successiva, e ci interessa poco anche dell’umorista americano Arthur Bloch vero e proprio gran maestro della legge di Murphy.

Quello che in realtà ci interessa è parlare della semifinale di Europa League che ha visto la Roma soccombere all’Old Trafford di Manchester.

Che poi è colpa mia, già perché se vi ricordate nel resoconto post Roma – Ajax, mi sono affidato (seguendo in realtà l’epica del pezzo in questione) a tutte le divinità greche, romane e perfino norrene, abbandonandomi quindi al paganesimo spinto. Errore mio, tragico… scusate tutti.

Tornando al “teatro dei sogni” e alla gara è doveroso dare un senso all’incipit e al primo assioma/legge stessa: “Se una cosa può andare storta lo farà”.

E alla Roma stranamente è andato tutto storto.

Per la gara più importante della stagione Paulo Fonseca recupera Spinazzola, Veretout, Mhkhitaryan e perfino Smalling. Sembra l’inizio di una grande serata… sembra.

A questo punto credo sia giusto citare uno dei postulati e per la precisione il terzo: «Se c’è una possibilità che varie cose vadano male, quella che può arrecare il danno maggiore sarà la prima a farlo».

Vi ricordate quando è iniziata la caduta verticale della Roma in campionato? Esatto quando si è infortunato il miglior giocatore del centrocampo della rosa di Fonseca, Jordan Veretout… e indovinate che è successo dopo nemmeno 4 minuti di gioco?

Già, il francese sente tirare la coscia e si accascia a terra dopo uno scatto. Siamo nella prima frazione di gioco, e Fonseca deve fare il primo cambio forzato, fuori Veretout risorsa imprescindibile per il gioco del portoghese e dentro un Gonzalo Villar in piena crisi mistica e atletica.

«Lasciate a se stesse le cose tendono ad andare di male in peggio». Quinto postulato che coincide col minuto 9 quando Pogba semina il panico nella retroguardia capitolina e serve Cavani che imbuca di prima per Bruno Fernandes, il portoghese sull’uscita disperata di Pau Lopez inventa un pregevole scavino che supera lo spagnolo. 1-0 col migliore dei giocatori fuori, si prospetta l’ennesima serata da Gaviscon per i romanisti.

Poi però succede qualcosa, la Roma si sveglia e inizia a spingere con Leonardo Spinazzola a sinistra e Rick Karsdorp a destra, proprio su un cross del terzino di Schoonhoven arriva la parata di Paul Pogba che però di mestiere fa il centrocampista e quindi non può toccare la palla con le mani, men che meno in area. Il direttore di gara dopo una segnalazione del Var concede il penalty che Lorenzo Pellegrini trasforma al minuto 15. 1-1 insperato ma meritato.

«Niente è facile come sembra». Per il minuto 26 ho scelto il primo postulato, perché la Roma sembrava in pieno controllo della gara, con il Manchester colpito a freddo che ha faticato a ritrovarsi, ma come avete capito la Legge ha colpito ancora. Questa volta si è materializzata nel tiro da fuori di Pogba su cui Pau Lopez è volato in modo eccellente sventando il pericolo, volato si, peccato che l’atterraggio sia stato tutt’altro che indolore con la spalla del goleiro di Girona che ha deciso di uscire e farsi un giro per l’Old Trafford. Minuto 28 e Fonseca deve operare il secondo cambio forzato della serata, fuori Lopez dentro Mirante.

Credo che in quel momento anche il più ottimista dei tifosi si sia arreso al fato. Ma la Roma no, infatti dopo soli 5 minuti arriva il clamoroso 1-2 a firma Edin Dzeko dopo un’azione spettacolare dei giallorossi. Spinazzola manda ai matti il povero Wan Bissaka, poi serve Mkhitaryan che imbuca un geniale filtrante per il capitano Pellegrini che alza la testa e serve un cioccolatino a Dzeko. Esultanza di tutta la rosa e strani pensieri iniziano a farsi strada nelle teste e nei cuori di una città intera. Sì, pure in quelli dei gufi.

«Se si prevedono quattro possibili modi in cui qualcosa può andare male, e si prevengono, immediatamente se ne rivelerà un quinto». Minuto 38 l’inizio della fine. Leonardo Spinazzola, che stava scaldando i motori facendo passare una brutta serata al dirimpettaio in maglia rossa, sente qualcosa, poi si butta per terra. Entra Bruno Peres e Fonseca entra di diritto nel Guinnes dei primati.

Non era infatti mai successo prima in una competizione europea che una squadra dovesse effettuare tre cambi in tre momenti diversi nella prima frazione di gioco.

Finisce dopo 5 minuti di recupero un primo tempo tutto sommato emozionante.

La ripresa inizia col pareggio di Cavani al minuto 48 e poi col vantaggio United sempre a firma Matador con la gentilissima collaborazione di Mirante. 3-2 per i padroni di casa al minuto 64.

Poi però arriva la zampata dello spagnolo. No non Mata, né Villar né de Gea né Borja ecc… Carlos Alberto Del Cerro Grande arbitro di Madrid, ma qui sento il bisogno di citare un ulteriore postulato.

«I cretini sono sempre più ingegnosi delle precauzioni che si prendono per impedir loro di nuocere». Il diversamente bravo fischietto castillano infatti regala al minuto 69 un rigore assurdo agli inglesi per un fallo di Smalling su Cavani, rigore confermato dal Var e gol di Bruno Fernandes.

Nel finale c’è ancora gloria per i diavoli rossi prima con Pogba e poi con Greenwood appena entrato che siglano altri due gol sempre con la gentile collaborazione di Antonio Mirante decisamente in serata no.

Per la cronaca, bisogna riportare le parole di Bruno Fernandes che ha raccontato anche di un infortunio ad Amadou Diawara al minuto 50, ma per forza di cose il guineano è dovuto restare in campo.

6-2 e qualificazione forse irrimediabilmente compromessa, ma per la prova del nove dobbiamo aspettare una settimana per il ritorno all’Olimpico di Roma. Sperando che almeno per quella sera Murphy si faccia una bella passeggiata sul Lungo Tevere e stia lontano dal rettangolo di gioco.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...