Non si sta parlando del mondo della scuola, ma neanche di quello della frutta. La maturità politica di un progetto si valuta da molti aspetti, ma in realtà è quando qualcuno decide davvero di provarci che qualcosa può iniziare. È questo il caso di Giuseppe Conte, che nella giornata di ieri ha dichiarato che i tempi sono maturi per riorganizzare definitivamente il Movimento Cinque Stelle. Frase scontata direbbe qualcuno, considerato che nell’ultimo periodo le cose non sembrano girare bene per i grillini.

Ultimo esempio la trattativa con Rousseau, naufragata definitivamente. Questo ha generato un contraccolpo non da poco nelle fila del Movimento. In molti infatti, già smarriti per via del grande cambiamento che incombe su di loro, hanno chiesto almeno qualche garanzie all’ex premier. Queste sono arrivate ovviamente, ma il lancio del M5s 2.0 sarebbe la ciliegina sulla torta. Anche se l’annuncio delle modifiche che Conte intende importare sarebbe ancora meglio.

Una lunga attesa che sta per finire però stando alle parole dell’ex inquilino di Palazzo Chigi: «i tempi sono maturi ma nei prossimi giorni sarà fissato un grande evento in cui coinvolgeremo tutti gli iscritti, discuteremo sul nuovo statuto, di una carta di principi e valori per dare una chiara identità politica al Movimento. Verranno eletti nuovi organi di vertice e potremo comunicare al paese grande voglia di rinnovare ruolo e gli obiettivi di questa forza politica che negli ultimi anni ha contribuito ad innovare nel segno di onestà, trasparenza e riforme politico-sociale. Se questo progetto verrà approvato e mi verrà riconosciuto un ruolo all’interno del M5s la mia maggiore aspirazione è di offrire un programma articolato per contribuire alla modernizzazione del paese. Vogliamo dare un contributo, abbiamo competenza e cuore».

Un sospiro di sollievo dunque. Eppure non tutto sembra essere perfetto e a storcere il naso sarebbe il Partito Democratico di Letta. Il grande alleato per le sfide del 2022 e del 2023, che però per le amministrative potrebbe rimanere messo da parte. «I rapporti con il Pd sono sperimentati – le parole di Conte – Abbiamo trovato un interlocutore molto affidabile. Sarebbe un peccato se rispetto alle amministrative non si riuscissero a concordare alcuni passaggi insieme. I tempi non sono maturi per una alleanza a tutto tondo, ma alla nostra intelligenza, di M5s e Pd, sarà rimessa la possibilità di coordinare gli sforzi per offrire a tutte le città buone amministrazioni, perché i cittadini chiedono questo».

Una sorpresa si potrebbe dire, soprattutto dopo le belle parole spese da Letta per far intendere che l’alternativa al centrodestra c’era. Non c’è partita, neanche in vista della tornata per il Quirinale, se non c’è alleanza tra questi due partiti (tre con quello di Renzi che comunque continua a muoversi in direzione opposta e contraria, vedi la non troppa contrarietà di una commissioni che giudichi l’operato del Ministro della Salute e del precedente governo).

Ma tra voci che volevano un Conte non sicuro di lanciare il nuovo Movimento, per paura di fare brutte figure durante la tornata elettorale, e quella che parlano di un Letta concentrato solo ad attaccare Salvini costi quel che costi, il fatto che qualcosa si muova in questa direzione non può essere un male. Certo, potrebbe diventarlo nel momento in cui si scegliesse di essere del tutto indipendenti e andare ognuno per la propria strada. Ma quella speranza di ricreare la maggioranza Ursula, sotto sotto, non è mai sparita.

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