Il Concerto del Primo Maggio, affettuosamente rinominato “Concertone” – le fonti accreditate affermano che sia dovuto alla durata del live, sei ore di musica dal vivo non proprio no stop, ma i partecipanti dichiarano sia stato così ribattezzato per le frotte barbariche che ogni benedetto primo di Maggio assaltano, festosi e ciucchi, Piazza San Giovanni in Laterano e le zone urbane limitrofe – compie quest’anno il suo ventunesimo compleanno. Non è dato sapersi chi sia stata la mante che, nel 1990, circa due decenni dopo il Sessantotto, periodo di imponenti lotte operaie su larga scala, e un decennio dopo l’edonismo della “Milano da bere” e degli yuppies, e successivamente alle stragi e agli attentati del terrorismo politico, che hanno seminato il terrore dagli anni Settanta fino alla metà degli anni Ottanta, abbia ideato tanto un evento agli antipodi rispetto alle espressioni di rivendicazione dei diritti sul lavoro quanto un’occasione che, nei propri intenti, fosse un mezzo per onorare le lotte di cui sopra, ricorrendo, però, ad una modalità istituzionale; il Concerto, infatti, fin dal primo anno di messa in onda, ha visto partecipare alla propria organizzazione i tre sindacati confederati, CGIL, CISL e UIL, i quali, nella realizzazione dell’evento, hanno sempre dovuto lavorare affianco del Governo, generando, in questo senso, una situazione contraddittoria, viste le vertenze e le istanze che almeno uno degli enti summenzionati porta avanti 364 giorni l’anno eccetto il Primo Maggio, e tale asse si concretizza proprio nei diritti di trasmissione del grande live, concessi esclusivamente a RAI, Televisione di Stato.  

Se la breve comunione d’intenti fra le sigle sindacali e lo Stato è sempre stata alla base del Concertone, nel corso degli anni molti elementi logistici e spettacolari sono cambiati: è solo all’inizio degli anni 2000, infatti, che il Concerto del Primo Maggio ha iniziato a poter contare su main sponsor e partner dagli alti profili, mentre nei suoi primi anni di vita, molto più similmente allo stile delle care e vecchie Feste Dell’Unità, la realizzazione della manifestazione non trovava – e non cercava – soggetti economici finanziatori e promotori; ancora, se negli anni Novanta il Concertone non prevedeva quasi mai (eccezion fatta per la terza edizione, caratterizzata dalla tematica circa i minori lavoratori) un tema, un concetto che conferisse ai live e agli interventi sul palco una cornice semantica, a partire dal 1999, ad intervalli irregolari almeno fino al 2010, gli ideatori hanno mano a mano previsto ed inserito degli argomenti principe per  tracciare un fil rouge fra le esibizioni e gli spezzoni dialogici, fra loro estremamente differenti, sia per natura che per portata socio-culturale – si va dai ricordi di artisti scomparsi, come Fabrizio De Andrè (edizione del 2004), a tematiche di tipo politico, ad esempio la guerra del Kossovo, le morti bianche, la legalità sul posto di lavoro, fino a tematiche forse più adatte ad un’omelia in Piazza San Pietro, ad esempio la pace, la speranza, “il mondo che vorrei” (edizione del 2009). E poi come non sottolineare le scelte dei direttori artistici rispetto al cast di cantanti: se, per moltissimi anni, il palco di Piazza San Giovanni in Laterano è stato calcato da band e cantati “di nicchia”, tutti ascrivibili alla categoria “musica indipendente” ed alcuni associabili all’informale famiglia artistica della “musica d’impegno civile e politico” (vd. Bandabardò, Modena City Ramblers, 99 Posse), dal 2017, in particolar modo nell’edizione del 2018, sono stati invitati ad unirsi al parterre canoro anche gli artisti dei podi sanremesi, i cantanti e le band indie pop – che solo per un attimo ha potuto fregiarsi del titolo di musica per pochi – e, appunto nell’edizione citata poche righe sopra, addirittura i trapper: qualcuno ricorderà la discussa esibizione di Sfera Ebbasta, durante la quale l’appena proclamato “King della Trap” ha sfoggiato una mise da qualche migliaio di euro e un famigerato Rolex tempestato di diamanti sul polso della mano con cui eseguiva giovanili e spregiudicati gesti codificati; l’espressione della manovalanza che ce l’ha fatta.

Del resto, prima ancora che si potesse anche solo immaginare l’avvento della trap, il Concertone non è di fatto mai stato immune da polemiche e incidenti di percorso; basti pensare a quando, l’anno successivo rispetto all’edizione in cui Daniele Silvestri denuncia, non solo pubblicamente ma anche esplicitamente all’indirizzo del diretto interessato, la lotta ingaggiata da Berlusconi contro la Magistratura italiana, RAI ha deciso di trasmettere le esibizioni in differita di venti muniti, per poter operare una censura degli interventi al microfono ed evitare alla Direzione spiacevoli imbarazzi. Il Concerto del Primo Maggio resiste al tempo e agli eventi avversi, persino al lockdown totale del 2020 e al parziale ritorno alla normalità del 2021, acquisendo un po’ i tratti di un Sanremo di Primavera, che accompagna gli acquazzoni e la fioritura degli alberi di pesco e ciliegio, con grandi sponsor (quest’anno si inserisce anche il colosso Enel) e l’appoggio delle principali case discografiche. Se il Festival della Canzone Italiana rinfranca i cuori nel freddo Febbraio, il Concertone conforta gli animi dei più in un giorno tutt’altro che spensierato.

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