Nel fantastico mondo del digitale ormai si può trovare di tutto. Il mercato si sta progressivamente spostando e ogni industria si sta ritagliando il proprio (meta)spazio. Oggi è naturale intervenire sul proprio business per riadattarne gli elementi più distintivi, che ne hanno garantito il successo nella sua dimensione fisica e reomologarli affinché mantengano la loro efficacia anche nella dimensione digitale.

Oggi i player di ogni settore del mercato sono confluiti sul web in massa anche grazie all’accelerazione provocata dalla pandemia del Covid-19, ma ci sono protagonisti del settore della cultura che hanno anticipato ampiamente tutti gli altri competitors. In particolare la piattaforma Artsy già dal 2012 ha cominciato a proporre su una piattaforma completamente virtuale il nuovo commercio di opere d’arte che non è stato, all’epoca, da subito compreso e accettato dai collezionisti di tutto il globo.

Artsy nasce dall’intuizione di Carter Cleveland, che nel 2012 prende la decisione di fondare una società di intermediazione tra collezionisti e artisti affinché le più grandi difficoltà che hanno da sempre fatto parte del commercio di opere d’arte possano trovare delle semplici soluzioni.

In primis, una delle più importanti limitazioni del commercio di opere d’arte è quello geografico: collezionisti non in grado di spostarsi da una parte all’altra del globo difficilmente sarebbero potuti venire a contatto con creativi e artisti assenti dalla loro area di operatività. La piattaforma virtuale annulla qualsiasi problematica di questa natura, in quanto risulta già aperta a ogni area del globo grazie alle potenzialità della rete informatica.

Questo fattore è straordinariamente rivoluzionario se pensiamo che questa nuova possibilità dà al mercato dell’arte, da quel momento in poi, un aspetto decisamente più democratico. Alla piattaforma infatti non solo hanno accesso artisti e collezionisti che si trovano a centinaia di kilometri l’uno dall’altro, ma anche creativi che possono porre sotto l’occhio dei potenziali compratori più abbienti le loro creazioni, dettaglio da non sottovalutare data la tendenza in questo settore a fare riferimento a un ristretto portafoglio clienti di cui si è già testata la fiducia, ma che spesso arriva troppo presto alla saturazione.

Il potenziale di questa piattaforma è enorme e si percepisce fin dai primi mesi che la forza dirompente di riscrivere le regole del mondo dell’arte sarebbe stata difficilmente arrestabile. La resistenza più grande si nasconde nella mentalità dei consumatori, troppo legata al commercio tradizionale, poco avvezzo ancora, quasi dieci anni fa, alle dinamiche per niente rassicuranti dell’acquisto online, e soprattutto nella necessità tipica nel commercio di opere d’arte di poter verificare davvero con i propri occhi le qualità dell’oggetto desiderato.

Con l’andare avanti degli anni questo atteggiamento tanto restio si è affievolito e il commercio digitale è entrato definitivamente a far parte delle nostre abitudini quotidiane, lasciandosi alle spalle quell’atteggiamento tanto restio verso ciò che non potevamo toccare con mano prima di possederlo.

La piattaforma Artsy è rimasta sempre in attività e il suo potere di influenza è enormemente cresciuto, diventando la vetrina internazionale per tutte le gallerie che ormai è da considerare quasi necessaria per mantenere costante il proprio status, dimostrando a tutti i players del mercato che il proprio lavoro esiste e può essere messo a disposizione degli altri.

All’interno di questa piattaforma ogni collezionista può muoversi agevolmente e cercare con parametri sempre più specifici le opere d’arte in grado di matchare con i propri gusti e le proprie esigenze, proprio come nei siti di incontri più utilizzati. Il colore, le dimensioni, la forma e il contenuto sono ben distinti e ogni criterio facilita la ricerca di un bene che si riassume in un semplice oggetto d’arredo, un vezzo, un fregio della propria dimora, fredda estensione della propria personalità.

L’opera d’arte perde progressivamente la sua aura magica, piena delle stesse sensazioni che accompagnano un incontro romantico, capace di far risuonare le corde dello spirito come quelle di una lira nel vento. L’arte sta esaurendo il proprio fascino affogando in uno scuro oceano di speculazione e interessi finanziari. Forse come in amore, l’anima gemella nelle opere d’arte è sempre più difficile da rintracciare e invocheremo un algoritmo per salvarci dal vuoto che non sappiamo più colmare

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