Dopo la retrocessione del Crotone arriva il secondo e più atteso verdetto della serie A 2020/2021.

L’Inter di Antonio Conte è campione di Italia per la diciannovesima volta nella sua lunga storia.

Per quanto mi riguarda il pezzo odierno potrebbe pure finire qui, ma ho un limite minimo di battute da rispettare e quindi devo annacquare il tutto con lodi sperticate a società, staff, allenatore e giocatori, tifosi, dirigenti, magazzinieri e lega calcio.

Ribadiamo la questione fondamentale che muove l’intero meccanismo: L’INTER E’ CAMPIONE D’ITALIA.

Una cavalcata trionfale quella dei nerazzurri che nella seconda parte della stagione hanno inserito la quinta e si sono lasciati alle spalle tutti gli avversari passeggiando sulle loro macerie e bla bla bla.

La veramente vera verità è che l’Inter ha iniziato a schiacciare gli avversari a partire da un momento ben preciso che è coinciso con il giorno 9 dicembre 2020 quando la corazzata nerazzurra sparò a salve con le sue bocche da fuoco contro la porta del giovane ma fortissimo Anatolij Trubin venendo cosi eliminata ai gironi di Champions League da Shakthar Donetsk (poi finito in UEL) Borussia Moenchengladbach e Real Madrid (oggi in semifinale di CL).

Altra pietra tombale sulla serie A possiamo ritrovarla nella semifinale di Coppa Italia quando la squadra meneghina si è fatta buttare fuori dalla Juventus di CR7 e Pirlo.

Da quel momento per i nerazzurri in campionato una striscia clamorosa di successi fino ad arrivare alla giornata di ieri dove l’Atalanta di Gasperini, unica possibile contendente (ma solo per questioni numeriche) al titolo ha pareggiato contro il Sassuolo per 1-1.

Al fischio finale di una partita abbastanza indirizzata dalle decisioni arbitrali, ma non entro nel merito, la Milano nerazzurra è scesa in piazza per festeggiare un titolo che mancava da dal 2010 (anno del triplete) e per mettere fine al dominio juventino sul campionato.

Fatti i doverosi complimenti alla società nerazzurra voglio esternare il mio livore e la mia rabbia per quello a cui abbiamo dovuto assistere.

Come ormai tutti sappiamo l’Inter era tra i 12 club che hanno cercato di distruggere il calcio come noi lo conosciamo con il progetto Superlega, questo perché come tutti i club coinvolti la gestione finanziaria degli stessi era stata quantomeno deficitaria e si è speso ben più delle possibilità previste.

Per parole di Florentino Perez i club coinvolti con la pandemia hanno avuto pesanti perdite (invece gli altri no…ma vabbè soprassediamo) e che si rischiava addirittura il fallimento.

L’Inter sappiamo che è nelle potenti e ricche mani del conglomerato Suning, e sappiamo anche che i cinesi però per direttive del governo hanno bloccato gli investimenti definiti non essenziali, e tra questi vi è ovviamente il calcio. Ecco quindi che la squadra della lega cinese appartenente a Zhang, il Jiangsu Suning ha dovuto chiudere i battenti, ed ecco che i soldi provenienti dalla Cina per le casse nerazzurre sono improvvisamente spariti.

Per giorni i mass media, nei primi mesi del 2021 ci hanno tempestato di notizie sugli stipendi non pagati dal club nerazzurro, con la Lega Calcio che minacciava penalizzazioni cosi come da regolamento (ahahaha mi viene da ridere).

In quei giorni le alte sfere del calcio italico hanno cambiato le regole e hanno permesso ai club di prendere accordi privati con i giocatori per far slittare il pagamento degli stipendi a fine stagione. Questa se vogliamo si può considerare una regola ad personam visto che dell’intera Serie A più del 80% dei club, nonostante la pandemia, era in regola con i pagamenti.

Renzo Ulivieri, presidente dell’associazione nazionale allenatori, si è nascosto dietro un perbenismo che non gli compete per giustificare l’ennesimo tentativo di favorire solamente chi porta convenienza ai dirigenti del nostro povero calcio.

Oltre alla questione stipendi c’è stata anche la questione della rata da pagare al Real Madrid per il fortissimo Hakimi, ma in quel caso Florentino Perez è stato magnanimo e altruista… poi abbiamo capito perché.

Chiuse le questioni burocratiche mi vorrei soffermare sul bravo Antonio Conte. L’allenatore leccese non è proprio l’uomo più simpatico del mondo e questo è appurato, ma nelle sue dichiarazioni post scudetto ho ritrovato tanta di quella falsità da riempirci San Siro.

Le sue parole sull’Inter scelta difficile, fanno sinceramente ridere per tanti motivi. Il primo è ovviamente la questione dell’ingaggio 12 milioni più bonus non possono in nessun caso essere considerati una scelta difficile, specialmente quando si sono rifiutati progetti che avrebbero portato al salentino meno entrate e meno investimenti.

Uscendo dalle questioni meramente economiche, Antonio Conte, per fare la sua scelta difficile, ha preteso e ottenuto l’acquisto di Romelu Lukaku per circa 80 milioni, Nicolo Barella per una cinquantina di cucuzze, Achraf Hakimi sempre per una cinquantina di milioni, poi Sensi, Vidal, Moses, Eriksen, Lazaro, Young, Sanchez e chi più ne ha più ne metta.

Per carità l’Inter ha vinto con pieno merito, ma stavolta non si gridi al miracolo, perché Antonio Conte per vincere il campionato (con quella corazzata) ha dovuto mollare a dicembre la Champions League e a febbraio la coppa Italia.

E forse questo è il problema più grave del nostro calcio nonostante gli sponsor farlocchi permessi dalla Uefa (che poi invece mazzola le squadre meno note che non rispettano il fair play finanziario o costringe a distruggere le rose di quelle che rispettano le regole) e le leggi federali personalizzate per sostenere un club che ha fatto la storia, con buona pace dei club minori che invece possono tranquillamente sparire, ad oggi non siamo in grado di competere con i club inglesi, e non parlo di partite ad eliminazione perché come si dice “la pelota es redonda” e quindi può pure capitare di vincere contro squadre più attrezzate.

Io ne faccio una questione culturale, perché abbandonare una o più competizioni per vincerne un’altra è una pratica tipicamente italiana che non andrebbe incoraggiata, ma che capisco perfettamente da romanista in piena crisi esistenziale (quasi come quella della mia squadra).

Però sul lungo periodo questo atteggiamento ci porterà all’autodistruzione quasi quanto la creazione di leggi ad personam e leghe in cui si uccide il merito sportivo. Ma questa è un’altra storia e ai tifosi interisti di certo non interessa.

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