È senza dubbio il tema del momento. Il concerto del Primo Maggio continua a trascinare dietro di sé polemiche per quanto fatto da Fedez, che in un discorso durante la serata ha denunciato pressioni nei suoi confronti da vertici del servizio pubblico, ha attaccato alcuni membri della Lega per dichiarazioni forti e, cosa più importante, ha portato in auge il tema relativo al Ddl Zan.

Questo però adesso passa nuovamente dal palco alla politica, in cui alla fine i discorsi e i proclami contano ben poco. Tanto più se fatti in pubblico e non all’interno di una Commissione per esempio. Sarà proprio nella commissione Giustizia del Senato che tale testo verrà discusso, come deciso lo scorso 28 aprile con la sua calendarizzazione. Ma da qui ad arrivare all’aula ce ne passa. Un po’ come parlarne da sopra un palco, si può tenere la tematica sulle prime pagine ma non si velocizza la sua trafila.

Anzi in questo caso più che velocizzare, forse, le parole di Fedez corrono il rischio di rallentare il Ddl. Perché sul tema lo scontro è ormai aperto e ben delineato. Da un lato il centrosinistra con M5s, PD, LeU e IV che sono i proponenti, mentre dall’altro lato ci sono Lega e Fratelli d’Italia che dichiarano di voler portare avanti una discussione lunga e approfondita. Traduzione: l’idea potrebbe essere quella di far impantanare il testo il più possibile. C’è poi Forza Italia che appare oggi più che mai divisa: il coordinatore Tajani tende per il no, mentre la capogruppo Anna Maria Bernini pensa che il Ddl Zan possa dare al Senato la «possibilità ragionare e lavorare sul testo apportando le modifiche che si renderanno necessarie».

Gli impegni sul calendario non sono pochi, e l’approvazione del Recovery Plan da parte di Bruxelles potrebbe rischiare di togliere altro tempo ai rami del Parlamento. Ci sarebbe poi un ulteriore problema, visto che il presidente della commissione Andrea Ostellari ha dichiarato che la Lega è pronta a presentare il proprio testo sul tema, in cui si cercherà di ampliare la sfera di intervento nei confronti dei più deboli. I democratici ovviamente non ci stanno e denunciando il fatto, pensando a diverse soluzioni per superare l’impasse. Vedi la proposta di Monica Cirinnà che pensa di «portare direttamente il testo in Aula con un accordo di maggioranza. Come accaduto per le unioni civili».

Non manca ovviamente neanche la risposta di Zan, che si scaglia contro la scelta di Ostellari di continuare a ritardare la discussione sul tema: «Da tempo sta osteggiando il disegno di legge sui crimini d’odio ma lui come presidente della commissione giustizia dovrebbe essere super partes. Ha fatto tutto il contrario, continuando a tenere la legge in un cassetto, dichiarando che non era una priorità, decidendo lui arbitrariamente cosa è giusto e cos’è sbagliato. Dovrebbe tenere conto della sensibilità prevalentemente della commissione che vuole discutere questa legge».

Il tempo è tiranno e non è chiaro ancora quali potrebbero essere le mosse giuste per sbloccare la situazione. La possibilità che all’interno della maggioranza di governo possa riformarsi una sorta di alleanza Ursula non è da escludere, in fondo Letta sta provando da tempo a portare avanti questa idea per far sfilare Salvini dal governo. Il tema non sembra essere quello giusto, ma da qualche parte si dovrà pur cominciare. L’ipotesi di portare il testo direttamente in aula invece potrebbe essere più solida, ma anche in questo caso si rischia di spaccare maggiormente i due schieramenti. Questi intanto continuano a guardarsi in cagnesco, in attesa che un altro evento faccio scattare nuove polemiche.

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